mercoledì, Dicembre 1

Pressing su Obama per l'invio di truppe in Siria e Iraq field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Sì ad una maggiore flessibilità per i bilanci pubblici dei Paesi che aiutano i migranti. A dirlo il Presidente Jean Claude Juncker, che davanti all’Europarlamento ha annunciato: «La Commissione europea applicherà la flessibilità alle spese per i rifugiati perché siamo di fronte ad una situazione di eccezionalità ma tale flessibilità sarà applicata Paese per Paese purché siano sforzi straordinari»«Il patto di Stabilità e crescita sarà applicato tenendo conto degli sforzi straordinari dei Paesi che ne fanno. Le regole contengono un margine di flessibilità che verrà utilizzato. Ma fra i grandi Paesi ce ne sono anche alcuni che non fanno abbastanza: solo chi dimostrerà di compiere sforzi avrà diritto alla flessibilità», ha sottolineato Juncker, che ha ricordato come il sistema di redistribuzione di richiedenti asilo da Italia e Grecia verso gli altri Paesi europei «non sta funzionando nel modo migliore». Per questo «dobbiamo accelerare nel completamento delle misure operative. Bisogna completare gli hotspot e procedere nel sistema di redistribuzione. Le cose si stanno muovendo, ma non abbastanza velocemente. Solo otto Paesi su 26 hanno mandato i propri ufficiali di collegamento in Italia e 3 Paesi in Grecia. Solo nove Paesi ci hanno fatto sapere che possono accogliere 700 persone. Ma noi ne dobbiamo ricollocare 160 mila». E il rischio per Juncker è che l’Europa «perda la propria credibilità». Sul fronte degli impegni finanziari a sostegno dei profughi poi ricorda: «I Paesi devono mantenere le promesse fatte. Questo è cruciale. I Paesi si stanno muovendo lentamente, mentre dovrebbero correre». Ma non solo, perché volge lo sguardo alla Turchia e annuncia: «Che piaccia o meno dobbiamo cooperare con la Turchia. Esistono sì questioni irrisolte sui diritti umani e la libertà di stampa ma è necessario muoversi rapidamente» perché Ankara «è d’accordo perché i profughi restino in Turchia». Infine specifica un altro punto fondamentale: frenare il flusso di migranti «significa che essi devono registrarsi» all’ingresso nella Ue «e noi dobbiamo informarli delle conseguenze della mancata registrazione». E conferma: «Il principio deve essere ‘no registration, no rights’».

Sale la tensione anche in Colombia, dove un attacco ha interrotto la fragile tregua in corso tra il governo e i ribelli marxisti delle Farc. L’Eln, un’altra formazione di ispirazione marxista, ha ucciso in un agguato 12 membri delle forze di sicurezza di Bogotà. L’attacco è avvenuto mentre proteggevano il viaggio verso la capitale di un carico di schede elettorali provenienti da un parco nazionale della Sierra Nevada. «Se pensano con questi atti di guadagnare spazio politico o rafforzare la propria posizione prima di un eventuale negoziato si sono sbagliati», il monito del presidente Juan Manuel Santos.

In Turchia è invece un fatto di cronaca a scuotere ancora il Paese e il governo. E’ morta infatti la ragazza ferita da un poliziotto durante una perquisizione il 18 ottobre scorso nell’ambito di un’operazione antiterrorismo condotta in un’abitazione di Istanbul contro il gruppo di estrema sinistra Dhkp-c. La venticinquenne, Dilek Dogan, secondo la versione offerta dalla polizia, sarebbe stata colpita mentre qualcuno in casa cercava di disarmare l’agente. Secondo la famiglia invece, come riportato da diversi siti turchi, il poliziotto invece avrebbe sparato per un futile motivo: la donna gli aveva chiesto infatti di usare ciabatte per non camminare con le scarpe dentro casa, come uso comune in molti Paesi mediorientali. Il padre della giovane accusa: «I poliziotti sono scappati in preda al panico. Non c’è stato nessuno scontro nella nostra casa, un scontro è avvenuto dopo che hanno sparato a mia figlia». Ad intervenire anche il presidente Recep Tayyip Erdogan, che accusa invece i legali della ragazza e dice: «L’assassino della nostra cliente è l’Akp». Sulla vicenda è comunque stata aperta un’inchiesta. Ma nel paese fa discutere anche la condanna a 3 anni e 6 mesi dello scrittore Edip Yuksel, reo di aver insultato il fondatore della Repubblica turca, Mustafa Kemal Ataturk, ed Erdogan tramite il proprio profilo su Facebook e Twitter. Il tutto mentre l’ambasciata USA ad Ankara ha espresso preoccupazione per i limiti imposti alla libertà dei media in Turchia: «Gli Stati Uniti credono fermamente che le libertà di stampa e di espressione siano diritti universali, che siano essenziali per una società democratica sana. Una riduzione della gamma dei punti di vista a disposizione dei cittadini specialmente prima delle elezioni, è motivo di preoccupazione».

In Spagna invece le due formazioni secessioniste del Parlamento catalano, Junts pel Si (Uniti per il sì) e Candidatura de Unidad Popular (Candidatura di Unità Popolare, Cup), dopo la vittoria un mese fa nelle regionali, passano dalle parole ai fatti: presentato infatti un accordo per avviare il processo di creazione di uno ‘Stato indipendente in forma di repubblica’ nella regione spagnola. Ora si aspetta il voto della camera catalana. Gli indipendentisti parlano di una dichiarazione ‘solenne’ e si precisa che il processo «non verrà subordinato alla decisione delle istituzioni» dello Stato spagnolo né della Corte costituzionale. La risposta del governo di Madrid non si è fatta attendere, con il premier Mariano Rajoy che ha fatto sapere che la Spagna ‘non tollererà’ una risoluzione sulla secessione della Catalogna.

Nel vicino Portogallo difficoltà per il premier incaricato, il conservatore Pedro Passos Coelho, che ha presentato al presidente Anibal Cavaco Silva la lista dei ministri del suo nuovo esecutivo, riconfermando nell’incarico la maggior parte dei titolari del governo uscente. L’esecutivo di minoranza però è in bilico, visto che le sinistre, che rappresentano la maggioranza, hanno già annunciato di non voler concedere la fiducia. Venerdì il giuramento, poi entro 10 giorni la presentazione del programma, che verrà discusso in Parlamento. E qui la sinistra darà battaglia, cercando di far dimettere il nuovo esecutivo.

Infine il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi prosegue il suo viaggio in America Latina, accompagnato da una folta delegazione di imprenditori italiani, con la tappa in Colombia. Il presidente del Consiglio è arrivato a Bogotà per una fitta agenda di incontri istituzionali ed economici. Tra questi quello con il presidente colombiano Juan Manuel Santos. Stasera lascerà il Paese e domani è atteso per la quarta e ultima tappa del viaggio, Cuba dove, tra l’altro, incontrerà Raul Castro.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->