sabato, Giugno 19

Pressing su Obama per l'invio di truppe in Siria e Iraq field_506ffbaa4a8d4

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Barack Obama pronto a spostare truppe in Iraq e Siria? Sì, almeno secondo il ‘Washington Post’, che oggi ha lanciato l’ipotesi. Secondo quanto riferito, alti consiglieri della sicurezza nazionale negli ultimi giorni avrebbero aumentato il loro pressing sul presidente a causa degli scarsi progressi nella lotta contro l’IS. Un intervento poi reso forse necessario anche dall’arrivo sulla scena della Russia di Vladimir Putin, che con i suoi raid sta colpendo non solo i terroristi ma anche le postazioni degli oppositori di Bashar al-Assad. E nonostante le smentite, gli americani temono un intervento anche con truppe di terra dei russi.

Se dovesse passare questa linea, per la prima volta in Siria si avrebbero sul campo truppe straniere, anche se in piccoli gruppi formati da forze speciali, che combatterebbero al fianco anche dei peshmerga iracheni. Per il Washington Post si avrebbe una ‘significativa escalation’ nel ruolo degli Usa nella regione. Le discussioni però sono ancora in corso, soprattutto sul numero di militari da mobilitare. E Obama già non ha digerito il fatto di rinunciare al totale ritiro dall’Iraq entro la fine del suo mandato per aiutare le forze armate del Paese nella lotta al terrorismo. Si parla però anche di altre proposte giunte dai vertici militari, come la creazione di no-fly zone o aree cuscinetto, che richiederebbero però l’impiego sul terreno di molti soldati, ma su questo punto il presidente sembra ancor più pessimista. Ma su una no-fly zone in Siria deve subire anche le pressioni interne al suo partito, con Hillary Clinton che si è detta già favorevole. Sulla situazione siriana poi stasera nuova riunione a Parigi organizzata dal ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, a cui parteciperanno diversi omologhi arabi ed occidentali, tra cui Paolo Gentiloni. Presenti rappresentanti di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar, Turchia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito. «Non abbiamo sentito nulla su questo incontro. Non siamo stati invitati o informati che era pianificato un incontro del genere», il commento irritato del ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, che si augura che il vertice sia «mirato a creare formati che aiuteranno a includere tutte le forze, senza alcuna eccezione, nel processo per risolvere il conflitto in Siria. I nostri partner, anche quelli che dubitavano della possibilità di lanciare un processo inclusivo di questo tipo, stanno già iniziando a capire che è possibile avere dubbi, ma che non c’è altro modo per risolvere la crisi».

https://youtu.be/sPmw0Y0Vs2c

Per gli USA comunque la situazione in ambito di politica estera non appare di certo tranquilla. Tensioni crescenti infatti sono segnalate con la Cina. L’ultima in ordine di tempo nella notte, quando la US Navy ha cominciato a pattugliare le acque intorno alle isole artificiali nel Mar cinese meridionale, costruite da Pechino come avamposti militari per reclamare la sovranità delle isole Spratly. Una operazione che, come sottolineato dal Pentagono, era stata pianificata già da settimane, e che pare mettere un punto chiaro: gli Stati Uniti si oppongono all’espansionismo cinese. La Cina considera le isole artificiali territorio nazionale cinese, ma le Spratly sono rivendicate anche da altri Paesi, come Malesia, Filippine, Vietnam, Taiwan e Brunei. Il ministero degli Esteri di Pechino ha chiesto a Washington di evitare provocazioni: «La libertà di navigazione e di sorvolo non dovrebbero essere usate come scusa per esibizioni muscolari e minare la sovranità e la sicurezza di altri Paesi. Se quest’azione è vera, consigliamo agli Stati Uniti di pensarci bene, di non muoversi ciecamente».

Per quanto riguarda le questioni interne, invece riecco emergere l’infinita questione razziale. Un nuovo video diffuso sui social mostra una studentessa afroamericana di una scuola in South Carolina bloccata e poi trascinata violentemente sul pavimento da parte di un poliziotto di carnagione bianca, dopo il diniego da parte della ragazza di seguirlo. «Siamo consapevoli dell’incidente e stiamo valutando le circostanze in cui è accaduto», il commento di Leon Lott, sceriffo della contea di Richland, mentre le autorità del South Carolina hanno già avviato le indagini. Ma il rischio è che la situazione torni di nuovo incandescente. Come si fa rovente la corsa tra Repubblicani e Democratici per le presidenziali 2016. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, è pronto ad appoggiare ufficialmente Hillary Clinton e potrebbe farlo in dicembre in Iowa. Una decisione quella di De Blasio che arriva dopo che la Clinton aveva diffuso nelle ultime ore l’elenco di più di 100 politici di New York che erano già dalla sua parte per la Corsa tra i Democratici e aveva fatto discutere l’assenza del numero 1 della Grande Mela. Svolta invece sul fronte dei Repubblicani: per la prima volta da quando è iniziata la campagna elettorale in vista delle primarie Ben Carson ha superato Donald Trump nei sondaggi a livello nazionale. Secondo l’ultimo, condotto da Nyt/Cbs, l’ex chirurgo ha il 26% delle preferenze rispetto al 22% del magnate. Trump si è detto sorpreso in una intervista del risultato, attaccando proprio Carson e Jeb Bush, ma non è potuto cadere nell’ennesima gaffe: ad un evento nel New Hampshire, parlando dell’intervento americano in Medio Oriente, si è chiesto se la missione fosse quella di liberare le donne obbligate a indossare il burqa. Ed ecco il colpo (non troppo a sorpresa, visti i suoi precedenti): «Secondo me, sono loro che vogliono indossarlo. In questo modo, non devono truccarsi. Non è più facile così?».

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