domenica, Maggio 16

Presidente, si ricordi delle carceri

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Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «la garanzia più forte della nostra Costituzione consiste nella sua applicazione». Affermazione seguita da una serie di«significa», per chiarire cosa comporta il «garantire la Costituzione»; una quindicina, i «significa» declinati. Il sesto: «garantire i diritti dei malati»; l’ottavo: «che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi»;  il decimo: «significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità»; il quindicesimo: «affermare e diffondere un forte senso della legalità».

Si vedrà da domani come e quale forza, si vorrà dare a questi e agli altri enunciati; come si saprà essere davvero “garanti” della legalità, perché, davvero,«viva la Repubblica, viva l’Italia».

Non c’è, nel discorso del Presidente, un richiamo esplicito e diretto alla situazione carceraria; ma è da credere (e sperare) che sia rubricabile nel diritto ad «una giustizia rapida» e nell’«affermare e diffondere un forte senso della legalità». Ad ogni modo, Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, ricorda che «la situazione nelle carceri italiane resta ad alta tensione. Ogni giorno, nelle celle dei penitenziari italiani, contiamo infatti almeno 18 atti di autolesionismo da parte dei detenuti, 3 tentati suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria, 10 colluttazioni e 3 ferimenti». Capece aggiunge che «nel 2014 ci sono stati nelle carceri italiane 6.919 detenuti coinvolti in atti di autolesionismo, 933 hanno tentato il suicidio e sono stati salvati dai poliziotti penitenziari, 43 suicidi, 48 decessi per cause naturali, 966 ferimenti e 3.575 colluttazioni. Tutti episodi in aumento da quando c’è la vigilanza dinamica nelle carceri. Il dato oggettivo è che il carcere, così come è strutturato e concepito oggi, non funziona».

E’ la Toscana la regione con il numero più alto di autolesionismo in carcere (1.047 episodi) e di tentati suicidio sventati (112); la Campania registra il più alto numero di colluttazioni (521 casi); L’Emilia Romagna è la regione con più ferimenti in cella (150). Lombardia e Campania le realtà nelle quali ci sono stati più suicidi in carcere (6 casi).

Un caso a parte gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari– Cominciamo da una storia.

Si suicida usando la sua maglietta come cappio. Ha 50 anni, detenuto internato all’OPG di Reggio Emilia. Un suicidio che va ad aggiungersi al lungo e triste conteggio di morti e di tragedie avvenute in quei luoghi, definiti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un «autentico orrore indegno di un paese appena civile».

Nel 2011 la mobilitazione di operatori, società civile, qualche politico, porta la legge (la n. 9 del febbraio 2012) che ne decreta la chiusura: all’inizio si stabilisce di chiuderli entro il 1° aprile 2013, scadenza poi prorogata diverse volte, fino al 31 marzo 2015. Mancano due mesi. A che punto sono i lavori? Siamo pronti a questo passo e offrire un’alternativa efficace e rispettosa dei diritti di queste persone bisognose prima di tutto di aiuto e di cure?

Voci insistenti su una possibile nuova proroga fanno supporre di no, anche se il ministro Andrea Orlando, presentando alla Camera la relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia, si è detto deciso a «evitare ulteriori ritardi ed arrivare entro il termine stabilito alla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari».

Durante il recente convegno annuale al Senato “Salute mentale, Opg e diritti umani”, sono emerse diverse criticità e questioni tuttora irrisolte: dalla differenza tra le regioni nella tabella di marcia sull’adeguamento dei servizi, alla carenza di personale dedicato, dai finanziamenti bloccati dalla burocrazia statale al problema più generale che riguarda tutta la sanità penitenziaria.

Questo perché chiudere gli OPG non è sufficiente, lo si è già visto con i manicomi, e la prevista apertura delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS), è vista dalle associazioni come una non-soluzione: il fatto che vengano chiamati “mini OPG” la dice lunga sul timore che queste nuove strutture possano costituire un ritorno, in miniatura, di quel male che si intendeva debellare. Ma finché il codice penale, nonostante i passi avanti portati dalla nuova legge 81 del 2014, continuerà a prevedere la possibilità dell’applicazione di misure di sicurezza detentive per le persone inferme di mente che hanno commesso reati, l’esistenza di una struttura con il compito di accoglierli resta implicita.

Le Regioni hanno avuto quattro anni di tempo per mettersi in regola con il primo decreto di chiusura degli OPG e creare dei propri i Centri di Salute Mentale, veri perni della riforma. Complice anche il blocco dei fondi e svariati ritardi burocratici, alcune Regioni non hanno fatto grandi passi avanti, e molti centri e servizi continuano a soffrire di gravi carenze, a scapito dei malati e delle famiglie. Intanto, negli OPG si continua a soffrire e morire: in quello di Aversa così come a Montelupo Fiorentino, a Napoli come a Reggio Emilia, a Barcellona Pozzo di Gotto (già sottoposto a sequestro) così come a Castiglione delle Stiviere. Al 31 ottobre 2014 gli internati erano ancora 780, di cui la metà in teoria dimissibili con i nuovi programmi di riabilitazione.

Dalle carceri alla magistratura, chi ha il compito di applicare le leggi e amministrare la giustizia. E’ un autentico crollo. Si parla della fiducia nei magistrati: un anno fa era del 41,4 per cento. Ora oscilla sul 28,8 per cento. Sono dati che emergono nel “Rapporto Eurispes 2015”. Presentandolo, il presidente dell’istituto Gian Maria Fara definisce il dato su giudici e pubblici ministeri «preoccupante e inatteso».

Di fatto quello della magistratura è il potere che perde maggiori consensi: più del 30 per cento di quelli che già aveva.

 

 

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