giovedì, ottobre 18

Presidente Mattarella, faccia tacere il bullo! I suoi poteri, quelli previsti dalla Costituzione e dai regolamenti istituzionali, possono ripristinare una vita normale nel Paese e non lasciarlo nello scempio dilagante?

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Signor Presidente Sergio Mattarella,

prima di rivolgermi direttamente a Lei, ho provato e cercato chi potesse accogliere la domanda che ora, capisco, solo a Lei posso rivolgere. E siccome sono consapevole che non si disturba il Presidente per cose di poco conto, ho cercato di capire bene, prima di disturbarla, se non fossero cose proprio banali quelle che mi spingevano a scriverle. Quindi ho cercato di fugare il dubbio confrontandomi con amici e conoscenti per avere un loro consiglio in merito. Alla fine, a tutti è sembrato che il disturbo avesse un suo piccolo motivo. Che ora cercherò di presentare.

Non c’è giorno che passi senza sentire dal bullo dell’ultimo banco qualche frase sprezzante verso tutti quelli che non la pensano come lui. Questo bullo dell’ultimo banco ce lo siamo trovati come ministro della Repubblica. Ora, lo so che non si deve dare del bullo a un parlamentare e più ancora a un Ministro, ma che cosa resta da dire a chi parla come fa l’attuale ministro dell’interno? Non sento venir da lui un ragionamento qualsiasi ma solo un arringare contro questo e contro quello, se questo e quello non fanno quello che vuole lui. E quello che vuole lui è: prima gli italiani. Ma prima di chi? Degli svizzeri? Dei bororo? Insomma, non mi è parso che i precedenti ministri avessero preso provvedimenti per favorire prima gli svizzeri, i bororo, ecc. Tutti i precedenti ministri avevano voluto leggi, votate pure dal bullo ministro, che prevedono l’assistenza a chi ha di meno. E siccome chi ha di meno è chi arriva senza niente, prima a chi si deve dare assistenza (tra l’altro con i fondi della Comunità europea, non con finanziamenti dello Stato italiano)?

Com’è potuto succedere, Signor Presidente, che si smarrisse questo semplice piano del ragionamento? Quando provo a spiegarlo ai miei figli, mi assale un senso di impotenza sconfortante, perché il più grande dei miei figli, ormai maggiorenne e pure studente di giurisprudenza, mi dice che così è  successo perché così vuole il popolo. Già, il popolo….Ma di quale popolo stiamo parlando? È il popolo che il bullo politico mette davanti al posto delle regole e delle istituzioni, così come l’alunno bullo si fa coprire dai suoi compagni nei suoi comportamenti oltraggiosi? Ma io so, Signor Presidente, che i compagni del bullo sono pronti a mollarlo appena il Preside richiama il bullo. E così farà il popolo nei confronti del suo bullo politico, che è  un po’ diverso da quello che crede che siano i suoi compagni di branco. Il popolo, quel popolo lì, costringe il suo bullo a soddisfare le sue richieste, altrimenti lo molla e andrà alla ricerca del prossimo venditore di proclami.

C’è dell’orrore nella lettura del popolo da parte di Salvini: siccome agisce perché i sondaggi gli dicono che cosa vuole il popolo, il popolo sta dicendo che vuole la caccia al migrante, l’uscita dall’euro, la fine dell’Europa? È questo il popolo? Dunque cavalcare il popolo vuol dire cavalcare una massa di frustrati e sbandati? Siamo davvero sicuri che sia quello lì il popolo? Per Matteo Salvini sì, visto che quando di occupa del piano sociale, lui e il resto del  governo lo fanno solo per esasperare la rabbia e il risentimento del popolo.

Signor Presidente, io sono del popolo ma non sono quel popolo lì. E sono sicuro che la maggioranza dei cittadini non si riconosca in quel popolo lì. Sono quindi sicuro che esista un popolo che ha diritto di non assistere in silenzio a questa deriva, perché qui vale il principio che chi tace acconsente con quello che sta succedendo. E l’Italia ha già conosciuto l’epoca del silenzio davanti ai fasci, una minoranza di manigoldi, quando iniziavano a prendere il Paese: non si deve ripetere quel silenzio.

I cittadini che non sono né vogliono essere correi con questo andazzo, non possono purtroppo fare molto; potrebbero farlo in loro vece le forze di opposizione, ma tra di esse ci sono leader che non sanno fare un passo indietro o partiti che non sanno decidersi a lasciare indietro qualcuno. Così ognuna di quelle forze annega nel proprio particolarismo.

È per questo, Signor Presidente, che mi sono deciso a scriverle, perché ritengo che i cittadini, se non hanno più chi li rappresenti, possano almeno confidare nella voce del Presidente affinché si ponga fine allo scempio a cui assistiamo. Perché è uno scempio, Signor Presidente: è uno scempio che nel Paese, sede della cristianità mondiale, un ministro della Repubblica tratti i migranti come gente da affogare; è uno scempio che un ministro della Repubblica sia indagato per razzismo (probabilmente un record che nessun altro Paese al mondo ha conosciuto) e aumenta lo scempio quando lo stesso ministro minaccia chi lo indaga. Per il bullo dell’ultimo banco è  anche facile fare il margiasso contro il magistrato di turno: le leggi parlamentari in merito al procedimento contro i parlamentari tutelano sempre i parlamentari stessi. E a me questo fa paura, non il fatto di aver un bullo per ministro, la qual cosa anzi mi fa solo pena.

È  uno scempio,  Signor Presidente, che nel Paese la cui Costituzione considera reato l’apologia del fascismo, un suo ministro si serva di ‘Forza Nuova’ e ‘Casa Pound’, due formazioni la cui simbologia richiama apertamente il fascismo, per aumentare il consenso elettorale. È  uno scempio il solo fatto che non siano chiuse quelle due formazioni fasciste, che più si permette loro di agire più si dimostra che ci si può fregare dei principi della Costituzione. È uno scempio, Signor Presidente, perché come posso essere efficace a dire ai miei figli che la Costituzione si rispetta quando ci sono gruppi di cittadini che non lo fanno, addirittura accolti da un ministro della Repubblica? E non riesco neanche, Signor Presidente, a dire bene ai miei figli a vantaggio di chi va il dispregio dei principi della carta costituzionale e neanche quale terreno si stia preparando quando si permette che la Costituzione non venga rispettata nei suoi principi fondamentali.

C’è qualcosa che non va, Signor Presidente. Per questo abbiamo solo Lei al quale rivolgere la domanda seguente: i suoi poteri, quelli previsti dalla Costituzione e dai regolamenti istituzionali, possono ripristinare una vita normale nel Paese e non lasciarlo nello scempio dilagante il quale, come ogni scempio, non conosce un limite ma solo il suo ulteriore accrescimento, che inizia dal sistematico annientamento della voce contraria alla voce del potere? Ognuno sa, almeno lo sanno tutti quelli che hanno un senso dello Stato, che governare vuol dire avere potere ma avere potere non vuol dire spadroneggiare. È contro questa deriva che mi permetto di rivolgerle la seguente domanda: può ripristinare il senso del limite prima che la guerra civile del bullo dell’ultimo banco e dei suoi accoliti, non si sposti dalle parole ai fatti? Insomma, Signor Presidente, può intervenire per difendere la democrazia dal suo assalto in corso?

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