giovedì, Aprile 22

Presente e futuro del Front National L'opinione del politologo Jean-Yves Camus sull'attuale stato di salute del Front National

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Jean-Yves Camus


Parigi –
Un mese dopo il successo riportato alle ultime elezioni europee, il Front National di Marine Le Pen registra una pesante battuta di arresto. Il partito francese di estrema destra, infatti, non è riuscito a comporre un gruppo per la prima sessione del Parlamento Europeo, che comincerà il primo luglio.
Già alleato con altri partiti euroscettici come la Lega Nord, gli olandesi del PVV (Partito per la libertà), i fiamminghi del Vlaams Belang e il FPÖ -il Partito della libertà austriaco-, il Front National avrebbe dovuto trovare altre due fazioni politiche per creare un’alleanza che sarebbe stata rappresentata a Strasburgo da 25 deputati. Non avendo raggiunto i numeri necessari, rimarrà tra i non-iscritti, perdendo così alcune agevolazioni che gli sarebbero spettate nel caso in cui avesse raggiunto la soglia dei sette partiti europei.
A questi problemi se ne aggiungono altri interni al partito. In una video rubrica settimanale postata sul sito ufficiale, Jean-Marie Le Pen ha criticato apertamente alcuni artisti francesi e internazionali che avevano in precedenza espresso il loro dissenso nei confronti del Front National. In particolare, il Presidente onorario dell’estrema destra francese ha dichiarato che si potrebbe fare «un’infornata» del cantante di origini ebraiche Patrick Buel. A queste dichiarazioni sono seguite una pioggia di critiche, anche da parte di sua figlia, Marine, che ha definito la mossa del padre come un chiaro esempio di «sbaglio politico».  I rapporti tra i due si sono naturalmente freddati, e c’è già chi parla di crisi. 

Il politologo Jean-Yves Camus, esperto in questioni riguardanti l’estrema destra europea, ci spiega in questa intervista la sua opinione sull’attuale situazione del partito francese di estrema destra.

 

Secondo un recente sondaggio, il 45% dei francesi si è dichiarato pronto a votare per il Front National. Come si spiega un simile consenso?
Sono molto scettico nei confronti di un rilevamento del genere. Chiedere adesso a qualcuno se è pronto a votare per il Front National non ha molto senso perché si tratta di una domanda troppo vaga. Bisogna sempre precisare il candidato, il tipo di elezioni e il periodo in cui queste si svolgeranno. Per questo, il risultato di un sondaggio simile non vuole assolutamente dire che alle prossime elezioni il partito di Marine Le Pen riporterà il 45% dei voti.

Quale è la tipologia di persone che potrebbe votarlo?
In base al risultato delle ultime elezioni europee è possibile definire un profilo dell’elettore medio del Front National, che comincia a rappresentare una percentuale significativa, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 35 anni. Tra i disoccupati, il partito di estrema destra ha riportato il 37% dei voti, mentre tra gli impiegati il 38% e tra gli operai il 43%. A questi dati si aggiungono quelli legati al reddito (il 30% dei francesi con meno di 20.000 euro l’anno) e a quelli riguardanti il livello di istruzione (il 37% delle persone che non hanno conseguito il diploma e l’11% tra i laureati). Bisogna comunque sottolineare che in queste categorie sociali la principale variabile è stata l’astensione: le percentuali fanno quindi riferimento a coloro che hanno votato. La lezione più importante che si può trarre dai risultati delle ultime europee riguarda principalmente lo ‘sciopero delle urne’, che ha interessato soprattutto le categorie popolari dell’elettorato francese. Questa ondata di astensionismo ha danneggiato in primo luogo i partiti di sinistra, che hanno perso consensi a causa delle recenti politiche sociali ed economiche.

Uno degli argomenti più usati dalla leader del FN durante l’ultima campagna elettorale è stato quello riguardante l’immigrazione, un tema caro alla famiglia Le Pen che in passato si è distinta per commenti razzisti e xenofobi. Che importanza hanno avuto questi discorsi sull’elettorato?
Marine Le Pen ha parlato spesso di temi riguardanti lo spazio Schengen e l’inefficacia delle politiche migratorie europee, richiedendo il ripristino del controllo delle frontiere. Si tratta di argomenti che hanno avuto un peso determinante ai fini dei risultati elettorali. In questi ultimi anni, il suo discorso sull’immigrazione si è concentrato sempre di più sull’Islam, soprattutto quello praticato da musulmani francesi. Su questo argomento, il FN ha creato una vera e propria teoria politica, che vede l’assimilazione come il solo modo per l’Islam di esistere nel territorio francese.

 Marine Le Pen ha messo in primo piano il pericolo di un’islamizzazione dell’Europa. Che fine ha fatto l’antisemitismo del Front National?
A partire dai primi anni duemila, il Front National ha concentrato gradualmente l’oggetto dei suo attacchi verso la religione islamica, in particolare sulla sua incompatibilità con i valori europei, affievolendo quei toni antisemiti che in passato avevano caratterizzato i comizi del padre. Questo, però, non vuol dire che l’antisemitismo non rientra più tra i valori principali del partito. Prendo come esempio il recente attentato avvenuto il 24 maggio a Bruxelles e che ha causato la morte di quattro persone di fede ebraica. Il partito diffuse il giorno stesso un comunicato stampa in cui presentava le sue condoglianze alle famiglie delle vittime, senza però menzionare il carattere antisemita della tragedia. È evidente quindi che l’odio verso la religione ebraica resta un elemento latente all’interno degli ideali del Front National.

 Perché il Front National è considerato da molti come il partito leader dell’estrema destra europea?
Durante gli anni ‘70 e ‘80, la leadership apparteneva al MSI italiano. Dopo la sua dissoluzione, avvenuta nel gennaio 2015, lo scettro è passato a Jean-Marie Le Pen, che ha reso il Front National un punto di riferimento in tutto il continente.

 Jean-Marie Le Pen resta ancora una figura essenziale per il partito o è arrivato il momento di mandarlo definitivamente in pensione?
I militanti, anche quelli più giovani arrivati quando Marine Le Pen era già Presidente, nutrono una vera ammirazione nei confronti del fondatore del partito. Sanno che senza di lui il FN oggi sarebbe un gruppuscolo insignificante con pochi iscritti. La sua figura è indissociabile da quella del partito, e per questo non sarà mi messo da parte.

Come giudica il tentativo non riuscito di formare un gruppo al Parlamento Europeo?
Penso che questo argomento sia stato un po’ troppo sopravvalutato. In realtà, formare un gruppo ha come unico scopo quello di godere dei vantaggi materiali previsti dalle regole  parlamentari. Per un partito è sempre più facile appartenere a un’alleanza piuttosto che presentarsi da solo, si tratta di una strategia che rientra nella logica della politica di Strasburgo. Per questo, spesso si formano delle coalizioni tra partititi ideologicamente incoerenti tra loro.

 Se si fosse formata una coalizione, che aspettative avrebbe avuto?
Anche se fossero riusciti a creare un gruppo raggiungendo il fatidico numero di 25 deputati, nessuno avrebbe potuto scommettere sulla sua durata, viste le evidenti incongruenze che sarebbero rimaste latenti in seno all’alleanza. Tra la Lega Nord e il Front National, ad esempio, ci sono delle discrepanze abissali su temi riguardanti le identità regionali e nazionali.

Che misure dovranno prendere il PS e l’UMP per battere il Front National alle Presidenziali del 2017?
Il partito di Hollande dovrà mostrare ai suoi elettori di aver portato a termine gli impegni presi durante la campagna elettorale. L’UMP, invece, dovrà prima di tutto trovare un leader che riesca a far dimenticare i recenti scandali finanziari

 

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