venerdì, Luglio 30

Prescrizioni: oltre 70mila prima del processo

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Occorre rivedere il sistema di elezione dei magistrati per i vertici dei tribunali e degli uffici giudiziari; e va rivisto anche il sistema sanzionatorio. «Perché i risultati a macchia di leopardo sulla velocità della giustizia civile e penale non dipendono tanto da eventuali carenze in organico, ma soprattutto dal modo in cui gli uffici sono amministrati». Non male, vero? Se poi si tiene conto che si tratta di quello che il vice-ministro della Giustizia Enrico Costa va a dire alla Conferenza Nazionale dell’Avvocatura, e che ci carica sopra la volontà del Governo di portare avanti, per questo, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, ecco che queste affermazioni acquistano un peso particolare.

Costa snocciola una serie di dati quanto mai significativi: «Per quel che riguarda le prescrizioni nel 2014 su 128 mila casi, oltre 70 mila si sono verificate durante le indagini preliminari». Oltre la metà delle prescrizioni, dunque non sono imputabili a magheggi e ‘meline’ da parte della difesa dell’imputato (peraltro ha tutto il diritto di farli, visto che si limita a utilizzare gli strumenti che il codice gli mette a disposizione, esattamente come fanno i giocatori di una squadra in vantaggio quando mancano pochi minuti al fischio finale).

Alle citate prescrizioni in fase di indagini preliminari, vanno poi aggiunte le circa 25mila prescrizioni in fase di appello; e anche lì, se tra il primo grado di giudizio, il deposito delle motivazioni, la celebrazione dell’appello trascorre un tempo da Matusalemme, non è che lo si può imputare a “manovre” della difesa (che, si ripete, ove pure ‘manovrasse’ per dilatare i tempi, non fa altro che fare gli interessi del cliente; non le si può rimproverare nulla, se in nulla si viola il codice penale).

Ad ogni modo, come risolvere il problema? «Occorre individuare», risponde Costa, «una norma con tempi certi per scegliere tra l’archiviazione o il rinvio a giudizio dopo le indagini preliminari». E come si spiega la vistosa differenza di prescrizioni tra i vari tribunali? Come si spiega che in alcuni tribunali va in prescrizione il 30 per cento dei fascicoli, in altri appena l’1 per cento? «La differenza consiste nelle misure organizzative, devono ripartire dalle modalità di selezione dei capi degli uffici. E necessaria una selezione che abbia come criterio cardine la capacità manageriale e organizzativa». Ecco il perché dell’annunciata riforma del Csm, la modifica del sistema di elezione: «Per fare in modo che i più bravi facciano carriera, e il sistema sanzionatorio». Incrociamo le dita.

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