mercoledì, novembre 14

Prescrizione: mettetevi d’accordo con voi stessi prima di parlare L’impressione che vi sia un ‘minimo’ di confusione permanente e troppa gente, a partire da Piercamillo Davigo, che parla quando non dovrebbe, e altra che parla senza sapere che dice

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So bene, molto bene quanto talvolta le cose che scrivo siano poco o punto gradite al ‘potere’, o meglio, al ‘comune pensare’, alla ‘superficialità’, insomma, al ‘pressapochismo’ imperanti. Ma ciò non mi impedisce di dirle, anche sul tema prescrizione, oggetto di una delle soliteriunioni’ tra Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Alfonso Bonafede proprio questa mattina -pare-, per cercare -dicono- di risolvere la contesa (quella tra Lega e M5S, mica della prescrizione, che è una cosa seria).
Ebbene, ho parlato appena ieri della mia convinzione profonda (che però non è solo una convinzione, ma discende dal nostro sistema costituzionale) per la quale chi riveste una funzione pubblica, deve tacere di altro che non sia il suo mestiere e, incidentalmente, deve evitare di esprimersi in maniera da fare trasparire le proprie convinzioni politiche, nel senso di partitiche. Per carità, ognuno è libero di avere le opinioni che crede e di votare per chi vuole, ma se riveste funzioni pubbliche (ovviamente non politiche) fa bene a tacere o almeno ad essere molto discreto, magari anche evitando di farlo per del tutto casualmente sia chiaro rendere nota la presenza in libreria di un proprio, o quasi proprio, libro.
Altresì, ho accennato al tema della prescrizione e alla proposta di eliminarla, sottolineando in particolare che una cosa del genere andrebbe fatta nel quadro di un discorso articolato e complesso.

L’altro giorno, colui che insiste ad autodefinirsi ‘premier’ (il che fa anche un po’ ridere, visto che mi pare che ‘primeggi’ assai poco) in una intervista sconcertante per i toni e l’approssimazione, tutta a base di ‘vedremo’, ‘faremo’, ‘studieremo’, ha detto, tra l’altro: «Noi stiamo lavorando all’accelerazione dei processi penali e stiamo depotenziando la prescrizione: secondo la proposta del M5S, dopo il primo grado non scatterebbe più. Ovviamente su questa proposta ci riuniremo, è una proposta del M5S, non è stata ancora votata». Non sono padrone della lingua italiana come il ‘premier’ o Luigi Di Maio, ma ad occhio e croce se ‘si riuniranno’ vuol dire che non si sono riuniti e quindi da dove spunta fuori l’emendamento presentato dal signor Alfonso Bonafede per introdurre immediatamente la fine della prescrizione? In tutto il suo discorso, a dire il vero, il giurista (spesso si è riferito così a se stesso, omettendo l’usuale ‘professore di diritto’, una auto-promozione?) non è stato di una precisione estrema.
In particolare mi ha colpito il fatto che abbia affermato che
per loro tutto è più facile perché tutto è scritto nel contratto, però, poi, su ogni punto ripeteva che stanno lavorando, studiando, scrivendo, ponzando … ‘dateci un po’ di tempo’, dobbiamo ‘declinare’ e poi ‘stiamo cambiando l’Italia’, mah!
Il tema della prescrizione resta ancora più confuso che mai, visto che l’emendamento bonafediamo sta lì, e le dichiarazioni trucide di deputati e senatori abbondano … l’impressione che vi sia un minimodi confusione permanente.

L’unico che sembra avere le idee chiare è Matteo Salvini, che intanto mette in cassa l’orribile decreto sicurezza, ma con la fiducia. La fiducia, in genere, si pone quando esistono dubbi sulla possibilità che il provvedimento passi. Lo segnalo perché il signor Conte ha dimenticato di dirlo a Floris, qui c’è una novità rivoluzionaria davvero: si pone la questione di fiducia per evitare che il provvedimento passi con una maggioranza … troppo ampia! Lo avrebbe, infatti, votato anche Berlusconi e pure la Meloni, e per Di Maio, questo sarebbe troppo … Vi rendete conto?
Questa è politica, questi sono statisti, ragazzi, che credete!

Ma torno all’inizio di questo commento: i pubblici funzionari o poteri, che parlano di cose delle quali, data la funzione attuale, non debbono parlare.
Vediamo bene, però. Il dottor Raffaele Cantone, in quanto Presidente dell’Autorità (indipendente) anticorruzione, dovrebbe parlare solo di quello, anzi, nemmeno, perché dovrebbe parlare solo attraverso i propri atti. Più complessa la posizione di Piercamillo Davigo, che, in quanto membro del Consiglio Superiore della Magistratura, potrebbe essere chiamato a dare un parere sulla legge in materia di prescrizione, dato che il CSM spesso lo fa anche se la legittimità di questa attività è molto discussa, pur essendo abbastanza ragionevole che un organo che si occupa della Magistratura, indichi, da ‘tecnico’, se e cosa si possa includere o non includere in leggi dello Stato. Però, se ciò è legittimo o comunque si fa, il giudice Davigo (persona che rispetto e ammiro, ma ciò non mi impedisce di dire ciò che penso di ciò che fa) ha addirittura due motivi per tacere. Il primo perché potrebbe essere chiamato ad esprimere un parere e quindi parlarne prima implica esprimere un pre-giudizio e il giudice Davigo, da giudice, sa che se un giudice di un processo dice anche solo alla moglie in camera da letto, ma prima della sentenza, che secondo lui l’imputato è colpevole, oltre a commettere un reato, rende il processo nullo. L’altro motivo è che, in quanto membro del CSM, deve tacere e basta, sia per il motivo appena detto, sia perché se nessun parere viene chiesto, un membro del CSM deve tacere su ciò che fa il Parlamento, titolare di un potere dello Stato diverso da quello della Magistratura.

Davigo afferma (su Il Fattodel 7 novembre) che la mancata prescrizione abbrevierebbe i processi, perché ci sarebbe meno interesse ad appellare le sentenze, e il motivo della lunghezza dei processi è il loro altissimo numero, dimenticando, però, di dire che non sono soltanto gli appelli che sono numerosi. Certo, però, è evidente che se non c’è interesse a perdere tempo, molti cavilli non avrebbero senso; però è anche vero che, comunque, prendere tempo può essere un vantaggio per l’imputato, che se non altro se ne sta a casa sua (se non è in carcere preventivo) o magari … scappa. Insomma, sono valutazioni un po’ labili, che andrebbero documentate con numeri e statistiche e discusse con serenità e attenzione. Non mi sembra un argomento affermare che in Italia, essendo stato introdotto il processo ‘all’americana’ (che a onore del vero non è del tutto vero), visto che in America scatta la fine della prescrizioni dopo la sentenza di primo grado, dovrebbe accadere anche qui. Possiamo anche decidere da soli, una volta tanto, no?
Cantone, dalla Gruber a presentare tra l’altro il suo libro, afferma, invece, che tutti hanno dritto all’oblio e che uno deve essere giudicato per quello che è, e non per la sua storia, come dire che se oggi venisse scoperto che Papa Bergoglio è in realtà Hitler travestito, visto quello che è ora andrebbe complimentato e non processato, anzi, santificato come certamente accadrà a Bergoglio.
E poi sbaglio io a dire che certe volte è molto meglio tacere?

L’unica cosa che emerge chiara da tutto ciò è che il problema è complesso (non complicato, complesso, cioè implica una quantità di valutazioni diverse), e non può essere risolto con due righe striminzite in emendamento ad un altro provvedimento. Il tema merita sicuramente una discussione ampia, anche perché, in ogni caso, è strettamente legato a provvedimenti seri in tema di numero e organizzazione dei giudici e dei tribunali, del personale, delle strutture, dei codici. Non usando verbi al futuro, ma, magari qualcuno al passato.
Mi permetto, infine, di invitare l’avvocato del popolo, Giuseppe Conte, l’avvocato di Andreotti, Giulia Bongiorno e l’avvocato Bonafede a incontrarsi, magari segretamente, per discuterne un momento e anche per non fare fare la figura del ‘pastore delle meraviglie’ all’avvocato del popolo Conte, che parla di provvedimento da discutere. In altre parole: mettetevi d’accordo con voi stessi, prima di parlare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.