mercoledì, Dicembre 1

Prepararsi per Sanremo con Silvia Mezzanotte

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Data la tua esperienza, come ci si prepara fisicamente e tecnicamente al Festival?

La preparazione ovviamente deve cominciare prima, si deve cominciare a pensare che si dovrà apparire al meglio in televisione, quindi per quello che riguarda le donne di solito si mettono a dieta [ride] perché la televisione ingrassa. La mia preparazione è abbastanza continua, non necessariamente rivolta al Festival ed è fatta di un po’ di allenamento per fare fiato, jogging o camminate e la preparazione tecnica invece è fatta di esercizi, vocalizzi, allenamento vocale. E’ un allenamento costante che faccio tutto l’anno, soprattutto in inverno quando la frequenza dei concerti diminuisce, perché durante la stagione estiva già il concerto stesso è l’allenamento che serve per la voce.

Poi durante proprio il periodo del Festival si cerca di curare l’alimentazione. Una cosa che io faccio sono cure preventive di Vitamina C e immunostimolatori, in maniera da fare in modo di arrivare al Festival senza raffreddori o bronchiti, perché svolgendosi a Febbraio nella Riviera dei fiori, con un tempo un po’ instabile diciamo, e spesso gli artisti per essere rappresentati al meglio indossano abiti scollati e cose simili, dentro al teatro stesso ci sono spifferi nel retro palco… Allora bisogna essere fortificati dal punto stesso della salute.

 

E’ cambiato il modo di fare Festival negli anni? 

La cosa che in assoluto ha modificato il Festival è il televoto. Io sono sempre stata per le giurie di qualità o per le giurie demoscopiche, che ritengo molto meritocratiche. Queste due giurie danno un’idea di rappresentazione sia popolare, sia culturale, che poi permette anche a brani che non sono facili al primo ascolto, di avere delle seconde/terze chance di farsi sentire. Purtroppo invece secondo me il televoto è una pratica dedicata solo ad una parte di pubblico. E’ molto più facile che il ragazzo giovane che proviene da un talent riceva una valanga di voti, piuttosto che un De Gregori che decide di partecipare al Festival… perché gli ascoltatori di De Gregori spendono volentieri 30 euro per comperare il cd, ma magari non spendono neanche 60 centesimi per un televoto. E’ proprio un tipo di pubblico diverso.

Questo secondo me ha modificato proprio dal punto di vistasi una concezione del Festival, trasformandolo un po’ in un talent. Dal punto di vista delle scelte musicali, è ovvio che la presenza dei  talent in tutta Italia ha doverosamente trasformato anche il Festival perché spesso vi arrivano ragazzi che provengono appunto da questi talent e che hanno quindi poca esperienza. Alcuni di loro poi si ‘bruciano’, perché la provenienza è fondamentale. L’artista che ha alle spalle una certa gavetta, un certo tipo di studio, in genere ha anche le spalle più solide per offrirsi al pubblico per una determinata maniera, anche magari per subire un’eliminazione…

 

Oggi i ragazzi per entrare nel mondo della musica, credono più nei talent come Xfactor o Amici, e sempre meno in Sanremo. I giovani artisti non devono solo saper cantare, devono saper far spettacolo…

Esatto, devono saper essere personaggi televisivi. Succede che Sanremo offre questa chermes di questa settimana, molto importante, però come sei arrivato – a meno che tu non abbia veramente le spalle coperte da una grossa casa discografica con impegni promozionali importanti, ovvero poter fare tanta radio e tanta televisione, cioè investimenti importanti….

Tutto questo parte dalla crisi delle case discografiche. Il mondo di internet, tante cose belle ha creato, quanto è stato deleterio per la musica italiana e internazionale perché la possibilità di scaricare gratuitamente le canzoni, ha mandato in crisi gli artisti e le case discografiche perché gli artisti continuano ad avere un costo, che non viene più recuperato attraverso la vendita. Questo ha costretto le case discografiche a cercare di diventare aziende, piuttosto che delle fabbriche di talenti, di artisti. Aziende che devono fare i conti con i numeri e questo ha fatto sì che le case discografiche si asservissero al mondo dei talent, perché il mondo dei talent fa promozione gratuita a questi giovani per mesi, mesi e mesi… li fa conoscere nel quotidiano proprio, arrivando quindi a far avere loro una popolarità che viene poi, nella fase finale, gratificata o dalla vittoria o dalla vendita di dischi. C’è dietro un grandissimo business. Il talento uscito dal talent e che arriva a Sanremo, corona un po’ il suo percorso, ma ce l’ha già alle spalle il background di promozione fatta.

I giovani che partecipano proprio alle selezioni delle nuove proposte di Sanremo, hanno solo quella settimana per farsi conoscere. Quindi o si vince e quindi si ha tutta la promozione conseguente, oppure si scompare nell’ombra… anche se questo è peccato perché io per esempio ho sentito tante bellissime voci che hanno partecipato al Festival e che poi sono scomparse. E’ proprio una questione promozionale e commerciale. Ecco perché i giovani si avvicinano maggiormente al mondo dei talent, perché hanno un linguaggio più simile a loro, ma anche perché sono in grado di creare personaggi che almeno per qualche periodo rimangono in piedi.

 

Ad oggi, stiamo vivendo una ‘crisi’ dei cantautori?

Si, direi di si. Io sono abbastanza attiva su internet. Questo mi permette di ascoltare tanti ragazzi che scrivono e secondo me scrivono anche molto bene. Non è tanto la crisi del cantautore, quanto piuttosto gli spazi per i cantautori sono veramente pochissimi perché si parte dal presupposto che il personaggio che emerge, dev’essere un personaggio televisivo. Quindi vocalità, sapersi porre davanti ad una telecamere cioè piangere, ridere, fare qualunque cosa davanti ad una telecamera, e la capacità di saper scrivere. Di solito queste tre cose tutte insieme sono molto difficili da trovare e quindi sono pochi gli spazi dedicati ai cantautori. In realtà io penso ci siano molti bravi giovani che scrivono, perché per loro non ci sono categorie dedicate, che forse occorrerebbero.

 

Cos’è cambiato nelle voci dei cantanti? Quali voci sono maggiormente premiate e ricercate dal pubblico?

La cosa fondamentale è distinguersi, avere una propria personalità vocale, e questo non significa gridare, ma piuttosto comunicare. Io dico sempre che se dovessimo guardare al bel canto nudo e crudo, noi abbiamo in Italia dei cantautori che non vivono di bel canto come Jovanotti, Vasco Rossi, ma sono degli straordinari comunicatori dei propri messaggi, dei poeti. Quindi la prima cosa da fare è ricercare la propria capacità comunicativa e la propria personalità, scoprendosi, mettendosi a nudo, cercando di comunicare da anima ad anima, perché il canto è quello strumento che ti permette di bypassare la mente, e che può comunicare in maniera diretta. E questo è un grande potere che chi canta ha.

Credo che questa cosa si ottenga solo da chi canta perché prima di tutto ha necessità di esplorarsi. Chi canta perché parte dal presupposto di fare successo, difficilmente riuscirà ad avere un potere di comunicazione così improntate, perché secondo me gli obiettivi non devono essere quelli. Cantare è un’esigenza dell’anima. Se tu riesci a portare questa tua esigenza all’esterno, allora hai la possibilità di farti ascoltare da tanti che riescono a percepire al di là di quello che riescono a pensare. Se invece il pensiero è “voglio arrivare a tutti i costi“, passa di più la presunzione che non il messaggi vero.

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