venerdì, Luglio 23

Prepararsi per Sanremo con Silvia Mezzanotte

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Dopo aver fatto cantare a tutto il mondo ‘Volare’ di Domenico Modugno negli spot pubblicitari per promuovere le serate della musica italiana, salpa questa sera la nave del Festival di Sanremo, con ancora una volta al timone, il Capitano Carlo Conti.

Le luci, il palco, le tonnellate di fiori, i vestiti d’alta moda pronti nei camerini delle vallette, l’orchestra che finisce d’accordare gli strumenti… Ci siamo. E’ tutto pronto. Ancora qualche ora e Mamma Rai vedrà l’impennata di ascolti che annualmente vengono registrati nelle cinque serate in diretta dall’Ariston.

Ma gli artisti? Selezioni, prove su prove, cercare di ‘sentirsi dentro’ la canzone, di far emozionare il pubblico in sala e a casa in quei tre minuti e mezzo di canzone. L’ansia sale vertiginosamente, minuto dopo minuto. Ma come ci si prepara ad un Festival? Cos’è richiesto all’artista nei giorni del Festival? Come si affronta il famigerato palco? Come si doma l’ansia da prestazione?

L’abbiamo chiesto a Silvia Mezzanotte, voce dei Matia Bazar, ma soprattutto superba solista, che ha inaugurato un’accademia nella quale insegna ai ragazzi come arrivare pronti nel mondo della musica. Insegnamenti che vengono proprio da lei, che ha affrontato il palco di Sanremo con inesperienza e ingenuità.

 

Silvia, hai partecipato al Festival sia come solista che con i Matia Bazar. Che emozioni ricordi di quelle serate?

La prima partecipazione al Festival risale al 1990 ed ero un po’ ‘Alice nel Paese delle meraviglie’ devo dir la verità, nel senso che non avevo alcuna consapevolezza di dove mi trovassi ed era tutta un po’ una favola [ride]… E devo dire che questa inesperienza poi l’ho pagata cara nel senso che ho avuto un anno di luce, ma poi l’anno seguente le stesse luci si sono spente. Ho ricominciato di nuovo tutto da capo, ricominciando con quella gavetta sana che mi ha permesso di essere molto più preparata e quando è arrivato il momento di partecipare al Festival con i Matia Bazar, sono salita sul palco con una consapevolezza davvero differente.

L’emozione era tanta comunque, soprattutto il primo anno era un misto d’incoscienza ed emozione, e l’incoscienza è quella cosa che mi ha permesso di dirmi “ho aspettato così tanto questo momento, adesso cerco di giocarmela al meglio, fregandomene altamente del fatto che avrò i fucili puntati di tutti i giornalisti, di tutti quelli che si stanno aspettando l’erede di Antonella Ruggiero”. Per fortuna questo mix tra incoscienza ed emozione ha funzionato.

E poi il secondo anno che è stato il 2001, con ‘Questa nostra grande storia d’amore’, è stato un anno di grandissima serenità, cioè il Festival l’ho vissuto con leggerezza e ci siamo piazzati al terzo posto. L’anno successivo, nel 2002, c’era una riconferma da fare, quindi sentivo un carico di tensioni maggiore, anche perché funzionava diversamente, cioè dalla prima serata partivano le classifiche e siccome noi eravamo già primi nella prima serata, il carico dal punto di vista delle tensioni e delle emozioni, ma anche del numero di interviste è aumentato in maniera esponenziale. Quindi arrivare in fondo mantenendo la concentrazione, non è stato facile. Poi ci siamo liberati in un meraviglioso abbraccio alle 5 del mattino, nella notte della vittoria, quando finalmente da soli siamo riusciti a realizzare che avevamo fatto una cosa importante per la nostra carriera.

 

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