sabato, Settembre 25

Preoccupazioni finlandesi Dopo l'Ucraina le Repubbliche Baltiche?

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La crisi in Ucraina non è solo una questione tra Mosca e Kiev, e nemmeno tra Vladimir Putin, l’Ue e Barack Obama. La secessione della Crimea è un fatto che desta preoccupazione in tanti angoli d’Europa, ed in particolare in quei Paesi che confinano con la Russia, come la Finlandia, e che hanno una componente interna russofona consistente, come le Repubbliche Baltiche.

Recentemente Helsinki si è detta preoccupata per le manovre russe di confine e secondo fonti interne alla Finnish Air Force le forze aeree finlandesi stanno aumentando la sorveglianza del proprio spazio aereo proprio in conseguenza dell’escalation di tensioni tra la Russia e i vicini paesi della NATO. A far scattare l’allarme sarebbero state le dichiarazioni di un funzionario russo, riportate da Reuters, che avrebbe paragonato la situazione dei russofoni in Estonia a quella in Ucraina (lasciando intendere che Mosca potrebbe “proteggere” le componenti russe anche in altri Stati). Secondo la fonte, la politica linguistica in Estonia rappresenta una inaccettabile discriminazione nei confronti dei russofoni: Tallinn, secondo il diplomatico russo, utilizzerebbe la lingua per “isolare e segregare” i gruppi non estoni.

La repubblica baltica accoglie popolazione di etnia russa per oltre un quarto del totale, e c’è chi teme che potrebbe essere proprio la tutela di questa minoranza la chiave per un intervento in stile Crimea su suolo estone. Tra i fattori che hanno portato Putin all’intervento in Crimea, infatti, vi è proprio la difesa della maggioranza russa a seguito del rovesciamento del governo di Viktor Yanukovich (filo-russo) e il passaggio ad uno ben più ostile a Mosca. Queste parole hanno poi destato preoccupazione anche nelle altre Repubbliche baltiche, dove sono presenti minoranze russe importanti, anche se meno consistenti. In Lituania, ad esempio, la minoranza russa rappresenta il 6 per cento della popolazione, mentre in Lettonia si sale al 37 per cento del totale. Se è vero che in tutti questi Stati la Russia accusa le politiche linguistiche discriminatorie nei confronti della minoranza russa, è altrettanto vero che il loro caso è nettamente diverso da quello dell’Ucraina e della Crimea. Infatti, i Paesi affacciati sul mar Baltico sono membri non solo dell’Unione Europea, ma anche della NATO. Differenza non da poco sulla bilancia dei giochi geopolitici mondiali. 

Lo stesso discorso vale per la Finlandia, anch’essa preoccupata per il proprio futuro. Helsinki è stata parte dell’impero russo per 108 anni, dal 1809 fino al ritiro della Russia dalla Prima Guerra Mondiale nel 1917, e la regione della Carelia, confinante con la Russia, è oggi divisa tra i due Stati e zona estremamente militarizzata. Infatti, al di là del confine finlandese esiste anche una repubblica russa di Carelia, che fa parte della Federazione Russa, e comprende perlopiù il territorio conquistato dall’Unione Sovietica alla Finlandia nella guerra del 1939-1940. Mantenutasi neutrale durante la Guerra fredda per non riaprire vecchie ferite con Mosca, recentemente la Finlandia ha visto riaffiorare vecchie preoccupazioni per i propri confini e la propria sicurezza a causa delle manovre russe al confine. Mosca ha infatti annunciato di avere in programma lo spostamento di 24 aerei da combattimento avanzati Sukhoi Su-27 in Bielorussia entro la fine del 2014. La Bielorussia confina con Lettonia, Lituania e Polonia, oltre che con l’Ucraina, e dista poche centinaia di chilometri dal Mar Baltico. Proprio l’approssimarsi al mare ha destato tensione nella Finlandia, il cui comandante delle forze aeree, colonnello Ossi Sivén, ha affermato che «Il Mar Baltico è parte della nostra sfera di interesse e siamo interessati ai movimenti che lo riguardano. Niente di particolarmente preoccupante è avvenuto nei pressi dei nostri confini, ma dato che altri aerei militari sono in via di dispiegamento è meglio essere preparati al fatto che essi potrebbero essere utilizzati in maniera molto differente». Sivén ha poi sottolineato che l’azione della Russia in Crimea non riguarda da vicino la Finlandia, e perciò non dovrebbe destare preoccupazione presso l’opinione pubblica. D’altro canto, ha aggiunto, la difesa dello spazio aereo della Finlandia è questione critica, per far sì che «se qualcosa di insolito dovesse accadere, non ci faremo trovare impreparati».

Intanto però il Cremlino ha dato il via libera ad un’esercitazione militare, asserendo fosse in programma da tempo, a poco più di 200 chilometri dal confine finlandese scatenando la preoccupazione della popolazione di Helsinki. Secondo Jonathan Eyal, direttore al London’s Royal United Services Institute, questo non sarebbe però un segno rilevante, ne un modo di testare il potere della Russia nella regione «I russi stanno preparando un operazione militare, ma non c’è una vera minaccia, e non credo ci sarà in futuro. E’ però vero» ha continuato Eyal «che la scandinavia e i Paesi Baltici sono tornati a temere per la propria sicurezza in quanto sanno che Putin è un opportunista, e se le opportunità si presentano ha dimostrato di essere perfettamente in grado di coglierle».

A dispetto delle paure degli abitanti del Paese comunque, la Finlandia non corre il rischio di finire come l’Ucraina. E’ vero che Helsinki non è nella NATO, ma è un membro dell’Unione Europea e, a dispetto della flebile risposta che l’Unione ha dato nel caso ucraino, si può scommettere che nel caso di un attacco ad un suo membro la sua risposta sarebbe decisamente meno soft.

 

 

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