venerdì, Luglio 30

Premio Strega: streghe

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Qualcosa mi dice che il romanzo di Nicola Lagioia, ‘La ferocia‘ (Einaudi), pur avendo ieri sera vinto il Premio Strega 2015, non avrà lo stesso successo di pubblico, vendite, tam-tam e mainstream, del proprio predecessore tra i premiati, ossia ‘Il desiderio di essere come tutti‘ (Einaudi) di Francesco Piccolo.
Perché? Perché il libro di Lagioia non concede davvero nulla a quella vischiosità post-ideologica autoassolutoria che accomuna il protagonista di Piccolo e molti degli altri personaggi, ed evidentemente anche il suo autore e per riflesso e mutuo sostegno i suoi tanti lettori-estimatori.
Lagioia dice  -e fa dire, ai personaggi e alla storia in sé-  dei sì e dei no, semplicemente. Si prende, cioè, la responsabilità del giudizio. Niente di più distante dell’onnipresente discolpa di tutto e tutti, e soprattutto di se stessi, sempre e comunque, che davvero è la cifra a-morale della borghesia (piccola, media e grande) del nostro tempo. L’amoralità la chiamano amore  -tale è l’estremo sberleffo semantico, di questi e queste complici delle mezze tinte. Fossero immorali, almeno!
Quindi, in bocca al lupo a ‘La ferocia‘ e a Nicola Lagioia! Ma certo salpano in un mare di bruma  -il comune buon senso edulcorato- troppo poco congenere alla loro nitida vela.

Erri De Luca, l’altra sera in un piccolo parco autogestito dai Movimenti romani, rispondeva semplicemente con dei sì e dei no  -ben argomentati, ma netti-  a domande del pubblico sullo scenario politico, sulla crisi economica, sul presente della cultura, sul destino dell’ambiente e anche sulla sua propria vicenda giudiziaria.
Ed eccone un altro, di inattuale. Benedetto.
Ci son animi che abitano già il futuro  -se riescono col proprio magistero a orientare l’oggi. E sennò sono almeno la coscienza critica e in-taciuta di un tempo che non cambierà se non in peggio

 

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