domenica, Settembre 26

Povertà infantile in Grecia. È solo colpa della crisi?

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Atene – Cresce in Europa il divario tra nord e sud e tra giovani e anziani: è quanto emerge dal Social Justice Index, il rapporto annuale realizzato dalla Fondazione Bertelsmann sulle condizioni sociali nei ventotto stati membri dell’Unione Europea. In Spagna, Grecia, Italia e Portogallo, il numero di bambini e ragazzi a rischio povertà è cresciuto di 1,2 milioni dal 2007, arrivando a 7,6 milioni. In venticinque dei ventotto stati membri è inoltre cresciuto rispetto al 2008 il numero di cittadini europei tra i 20 e i 24 anni inoccupati o che non studiano né seguono corsi di formazione professionale. In Italia appartiene a questa categoria il 32% dei giovani, in Spagna il 24,8%. Per i giovani in questa fascia di età si registrano miglioramenti soltanto in Germania e in Svezia.

Se osservato nel lungo periodo, anche il divario intergenerazionale è in netto aumento in Europa: mentre il tasso medio di bambini a rischio povertà ed esclusione sociale è passato dal 26,4% al 27,9%, il tasso corrispondente relativo alla popolazione oltre i 65 anni di età è sceso dal 24,4% al 17,8%. Ciò si spiega con il fatto che, durante la crisi, le rendite e le pensioni di anzianità non hanno subito una contrazione forte come quella dei redditi dei più giovani.

Elias Lymperis, presidente di Unicef Grecia, ha risposto alle nostre domande.

 

I bambini e i ragazzi a rischio povertà ed esclusione sociale in Europa sono circa 26 milioni. Lei ritiene che questo scenario possa cambiare in futuro?

Può cambiare, vogliamo che cambi, ma è necessario agire in tale direzione. Da sempre l’Unicef insiste sul tema della povertà infantile attraverso importanti ricerche condotte specificatamente sui fattori di benessere per i bambini nei paesi sviluppati. L’Unicef proseguirà nello sforzo di attuare politiche e misure che contribuiranno in tale direzione.

Il numero di giovani a rischio povertà ed esclusione sociale è aumentato drammaticamente in Grecia. È tutta colpa della crisi economica? Oppure sono i sistemi di protezione sociale di cui disponiamo a essere inadeguati?

Di fatto, la situazione va di male in peggio ma la crisi non deve diventare la solita scusa per un sistema di protezione sociale non adeguato. L’Unicef, insieme con l’Università di Atene, pubblica periodicamente rapporti che mettono in luce la questione, avanzando proposte allo stato al fine di “attutire” gli effetti della crisi. Tra queste, l’introduzione di un reddito minimo garantito e misure per nuclei familiari monogenitoriali e per famiglie disagiate con minori e adulti che non lavorano. La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, specialmente tra i bambini e i ragazzi, e il contributo allo sviluppo economico nel lungo periodo configurano innanzitutto un diritto fondamentale che ciascun bambino deve poter esercitare.

C’è il rischio di assistere a conseguenze tragiche della crisi? Se sì, in che misura?

Secondo l’ultimo rapporto del Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef relativo all’impatto della crisi economica sui bambini, in ventitré dei quarantuno paesi sviluppati inclusi nello studio la povertà infantile è in aumento dal 2008. In Grecia è cresciuta di oltre il 50% nel 2012, con un reddito medio per nucleo familiare pari ai livelli del 1998, il che equivale a perdere 14 anni di progresso economico. Pertanto, il rischio certamente esiste, ed è per questo che ogni servizio, ente o organizzazione deve compiere uno sforzo maggiore per evitare che la situazione deteriori. Lo dobbiamo ai nostri figli, alle generazioni future.

Che cosa potrebbe “imparare” la Grecia da altri Paesi, in particolare quelli del nord Europa?

In effetti, i paesi dell’Europa del nord occupano i primi posti per l’efficacia dei loro sistemi di protezione per l’infanzia. Riescono a fare un uso ottimale dei relativi investimenti e vantano un apparato statale efficiente. Inoltre, in osservanza a queste buone pratiche, ogni normativa deve essere applicata nel bene dei bambini. La pubblicazione nel dettaglio di tutte le ricerche pertinenti dell’Unicef mira proprio a imparare dai modelli di successo degli altri.

Traduzione di Barbara Turitto

 

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