sabato, Settembre 25

Povertà in calo in America Latina field_506ffb1d3dbe2

0

poverta America

La crescita impetuosa che negli ultimi anni ha coinvolto le economie dell’America Latina comincia a dare i suoi frutti, e a beneficiarne sono stati specialmente i più poveri. Lo rivela uno studio condotto da un gruppo di economisti della Banca Mondiale, intitolato ‘Prosperità e povertà in America Latina e nei Caraibi’. La ricerca condotta da Louise Cord, Leonardo Lucchetti, Carlos Rodríguez Castelán e Adam Ratzlaff ha messo in luce come negli ultimi quindici anni i livelli di povertà e disuguaglianza siano notevolmente diminuiti nella regione. Un indubitabile passo avanti che del resto, ammoniscono gli studiosi, lascia aperte ancora numerose perplessità per il futuro del continente.

Le cifre riportate in connessione con la riduzione della povertà sono impressionanti. A partire dal 1995 le persone che vivono in stato di estrema povertà, fissato cioè sotto i 2,5 dollari al giorno in condizione di parità di potere d’acquisto, sono scese dal 26% al 13%. Dunque circa la metà di chi viveva in nella massima indigenza ha avuto modo di uscirne. Inoltre, a partire dal 2011, il numero di appartenenti alla classe media ha per la prima volta superato la fascia più povera, oltrepassando i 4 dollari di reddito giornaliero. Nonostante ciò, ricorda lo studio, la povertà rimane un problema diffuso nella regione. L’aspetto che impone un freno a facili ottimismi è quel 40% della popolazione che vive sì al di sopra della soglia di povertà dei 4 dollari, ma non supera la linea dei 10 dollari al giorno che contraddistindue la classe media. Questi abitanti del limbo tra povertà e sicurezza economica sono vulnerabili a shock improvvisi dell’economia, che potrebbero farli ripiombare senza preavviso nell’indigenza.

Il trend di sviluppo del Sudamerica e dei Caraibi è di natura diversa rispetto a quelli di Cina e India. In questi Paesi la crescita economica beneficia in particolare le fasce più ricche della popolazione, mentre in America Latina sono, nel complesso, le classi più povere a trarne i vantaggi maggiori.

Ma quali sono le cause che hanno contribuito all’aumento del benessere? Nello studio si evidenzia che uno dei motori dell’ascesa del tenore di vita dei poveri è stata la crescita dei salari. Gli stipendi minimi sono infatti aumentati sia per gli uomini che per le donne, con queste ultime che hanno visto crescere la propria partecipazione nel mercato del lavoro. A questo fenomeno bisogna poi associare un aumento delle politiche di welfare promosse in quasi tutto il continente. In questo senso ha certamente contribuito la sterzata a sinistra dell’ultimo decennio di Paesi come Brasile, Argentina e Uruguay. Per non parlare di Venezuela ed Ecuador.

I due Paesi che adottano il socialismo del XXI secolo hanno condotto, negli ultimi anni, una vittoriosa lotta contro la povertà, la cui percentuale si è ridotta drasticamente. Il Venezuela è citato in alcune ricerche come uno degli Stati più virtuosi nel combattere la povertà, forte dei massicci investimenti welfaristici voluti da Hugo Chavez nel corso dei suoi mandati, resi possibili dalle rendite petrolifere. L’incredibile diminuzione del 19%, un vero record annuale per il 2012, è stato reso possibile grazie all’impatto dei programmi sociali Gran Mision En Amor Mayor Venezuela e Gran Mision Hijos De Venezuela, che hanno beneficiato più di un milione di cittadini della Repubblica Bolivariana .

Ma il rafforzarsi del modello dello Stato Sociale è in realtà un fenomeno trasversale allo spettro politico. A dimostrarlo ci sono i 2,7 milioni di cittadini colombiani che negli ultimi dieci anni sono usciti dalla condizione di estrema povertà in Colombia, uno dei pochi Stati che non ha ancora subito il fascino dell’izquerdismo. Nell’ultimo decennio si sono susseguiti i governi liberal-conservatori di Alvaro Uribe e Juan Manuel Santos, le cui politiche economiche hanno prodotto una notevole crescita economica, facendo entrare Bogotà nel novero delle potenze industriali della regione.

Mercoledì scorso, in una conferenza stampa al termine della Tavola per la lotta alla povertà, il Presidente Santos ha sottolineato altresì come cinque milioni e mezzo di poveri siano entrati a far parte della classe media nel corso del suo Governo e di quello del predecessore. Al raggiungimento di questi risultati hanno senza dubbio contribuito le politiche economiche adottate, che oltre a liberalizzare i commerci hanno anche mirato a ridistribuire la ricchezza per favorire le classi più deboli.

Sempre nel corso della conferenza, Santos ha sottolineato come vi siano ancora quattordici milioni di colombiani che vivono sotto la soglia della povertà, e che il suo Governo si propone di raddoppiare gli sforzi per puntare all’ambizioso progetto di «eradicare la povertà estrema per la fine del decennio». Considerazioni non dissimili da quelle contenute nello studio della banca Mondiale. In futuro, i temi più scottanti econtroversi saranno legati alle politiche agrarie, dato che il vulnus maggiore del Paese è rappresentato dal gap di benessere tra aree urbane e zone rurali. Va infine menzionato l’apertura di nuovi canali commerciali con il resto del mondo, come il NAFTA, che hanno aumentato gli scambi tra i Paesi coinvolti favorendo la crescita economica.

Eppure, come ricordano gli economisti della BM, il Sudamerica rimane ancora lontano dagli standard di uguaglianza raggiunti in Europa. Nello studio si sottolinea infatti che gli Stati più egualitari della regione, Argentina e Uruguay, rimangono comunque lontani anche da quelli meno virtuosi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il coefficiente di Gini dell’Argentina, un indicatore economico che misura il gap tra i più poveri e i più ricchi, è ad esempio inferiore a quello della Turchia e degli Stati Uniti.

Complica la situazione il fatto che, per raggiungere i livelli di uguaglianza dei Paesi più avanzati, la crescita economica potrebbe non bastare, almeno nel breve periodo. Secondo lo studio, anche se l’America Latina dovesse mantenere il suo livello di crescita economica al 3% (e non è detto, dato che si sta verificando uno stallo nelle singole performance), come è avvenuto nell’ultimo decennio, bisognerà aspettare il 2062 per arrivare al virtuosismo di campioni dell’equità europei. Questo soprattutto per i diversi ritmi di crescita sperimentati dai diversi Stati della regione. Gli Stati andini e caraibici sono in ritardo rispetto a quelli del Cono Sud, e anche il Messico è piuttosto carente. Nel paese confinante con gli USA, la Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL) ha stimato che la povertà sarebbe addirittura in aumento, sebbene dello 0,8%. Contando la grande dimensione demografica, non si tratta di cifre insignificanti.

A smorzare ulteriormente gli entusiasmi, sempre secondo la CEPAL, c’è una decelerazione, osservata nell’ultimo anno, del tasso di riduzione della povertà. Infatti, mentre nel 2002 i poveri rappresentavano  il 43% della popolazione, se si guarda al 2012 e al 2013 i valori scendono più lentamente, al 28% e 27%. Statistiche deceleranti che solo politiche ancora più lungimiranti di quelle finora implementate potranno aiutare a rinvigorire.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->