mercoledì, 8 Febbraio
HomeOpinioniPovero Assange. E povera Italia. Però...

Povero Assange. E povera Italia. Però…

Mentre dall’Alta Corte britannica si attende l’imminente (poi va a sapere) sentenza sull’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti, in Italia la Camera dei Deputati ha concluso la discussione sullo status di Rifugiato politico da accordargli ed è passata finalmente al voto. Bene, dice uno, ottima occasione per cercare di far pesare il nostro Paese, per quanto possibile, in questo campo. Noi che siamo per la libertà di espressione, noi che abbiamo avuto il sin troppo citato e pochissimo applicato Beccaria, noi che siamo orgogliosi dei nostri grandi giornalisti, noi che… E invece no, noi no.

L’Italia non gli riconoscerà dunque lo status di Rifugiato. La Camera nella giornata di giovedì 2 dicembre 2021 ha respinto la Mozione presentata dai 15 deputati del Gruppo di Alternativa (provenienti dal Movimento Cinque Stelle e più noti come L’Alternativa c’è) che impegnava il Governo a concedere la protezione internazionale al fondatore di Wikileaks. Gli Stati Uniti ne chiedono l’estradizione al Regno Unito, dove è detenuto dal 2019. E dove prima stava tra carceri e precarie accoglienze. Il testo è stato bocciato con 225 no, 22 sì e 137 astenuti. Contrario il Governo. Secondo i deputati di Alternativa il rifiuto è arrivato “in nome di un’inesistente fratellanza atlantica. Il Parlamento ha così consumato l’ennesimo atto di vigliaccheria nei confronti della libertà di informazione”. Da notare: i parlamentari di Liberi e uguali, Movimento Cinque Stelle e Fratelli d’Italia si sono astenuti; PD, Lega e Forza Italia hanno votato contro.

Se estradato negli Usa, Assange potrebbe affrontare 18 capi d’accusa: 17 ai sensi della Legge sullo spionaggio e 1 per la Legge sulle frodi e gli abusi informatici. Rischierebbe fino a 175 anni di carcere e condizioni detentive, come l’isolamento prolungato, che potrebbero equivalere a maltrattamento o tortura. Assange è stato il primo ‘protagonista di informazione’ ad essere incriminato per violazione dello Espionage Act in un caso di rivelazione mediatica.

In compenso, e non piccolo, mentre il Gruppo editoriale che più ha goduto delle risorse di Wikileaks ha cambiato radicalmente linea, una delle felici ‘contraddizioni del sistema’ si manifesta sulla vicenda. Giuseppe ‘Beppe’ Giulietti, Presidente FNSI (Federazione Nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti italiani), e in precedenza tante altre cose tra cui Usigrai e Parlamento, ha annunciato che in quella sede, a Roma, giovedì 9 dicembre consegnerà, simbolicamente certo, ad Assange la Tessera di Articolo 21. Meritoria Associazione che si ispira all’articolo della Costituzione italiana che tutela la libertà di informazione. (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”). Venne fondata ormai non pochi anni fa dallo stesso Giulietti assieme ad altri tra cui un giornalista che vi ebbe ruolo di rilevantissimo impulso, l’indimenticabile e indimenticato Federico Orlando. Insomma, indimenticato. Indimendicato da Giulietti, da Stefano Menichini che lo ebbe collaboratore e mentore al quotidiano Europa, dall’autore del presente pezzo che Orlando propose a Indro Montanelli per l’avventura de La Voce (e lo sventurato rispose), dai familiari e da pochi altri. E che da liberale vero in un mondo, specie giornalistico, in cui troppi si riempivano e si riempiono la bocca di questa parola, sarebbe crediamo oggi lieto di questa propria ‘continuità’ attraverso i non marginali frutti di Articolo 21. Ovunque si trovi, lo è. E questa sarà anche un’occasione per tornare sul suo lascito. Su quel che può legare il ‘moderato’ Orlando (amava molto questa parola, ma per lui non significava moderazione nella radicalità delle scelte di libertà) e l’apparentemente ‘smodato’ Assange.

Già, Federico Orlando. Vedi dove ti portano le connessioni fattuali e mentali. Orlando. L’Orlando. E Indro. E L’Indro. In questo nostro Paese di allora, e di ora. Povero Assange. Ma, soprattutto, povera Italia.

Gabriele Paci
Gabriele Paci
Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’
RELATED ARTICLES

Croce Rossa Italiana

spot_img

Save the Children

spot_img

Seguici sui social

Fondazione Veronesi

spot_img

Fondazione G. e D. De Marchi

spot_img

Fondazione Veronesi

spot_img

Salesiani per il sociale

spot_img

Campus Biomedico

spot_img
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com