lunedì, Maggio 16

Post-elezione Mattarella: sabbia negli ingranaggi del Paese Dalla Lega, al Movimento 5 Stelle, passando per il PD, la rielezione, da parte dei peones, di Mattarella ha sconvolto del tutto i partiti e i loro capataz buttando sabbia negli ingranaggi del Paese che rallenta e danneggia tutto

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Stancamente, e con ‘mosse’ da gioco dell’oca o peggio, continuano le manovrine dei politicanti vari. L’impressione generale è che ognuno dica la sua solo per lasciare traccia di sé, di avere parlato e proposto qualcosa.
È evidente che l’elezione bis di Sergio Mattarella ha sconvolto del tutto i partiti e i personaggi che direttamente o indirettamente li controllano. Tanto più che è apparso evidente che, a parte le più o meno fantasiose ricostruzioni circa l’intervento di non meglio indicati grandi strateghi pro-Mattarella, è stata la base parlamentare, quella dei peones (come sprezzanti li chiamano i capi), a determinare quella scelta; per non parlare di chi li ha definiti ‘poltronari’ e fonte di ‘spese inutili’, che dovrebbero vergognarsi di esistere … se potessero. Non c’era alternativa, non potevano ‘i peones’ fare altrimenti. Tagliati fuori dai ‘giochi’ dei rispettivi capataz, erano incapaci di formulare delle candidature attendibili, cioè suscettibili di essere votate. Per di più, la differente posizione ideologia, al di là del fatto che una serie di incontri tra di loro sarebbe stata impossibile e comunque ‘sgamata’ dai ‘big’, impediva un accordo su un nome terzo, se non altro perché ciascuno avrebbe avuto il ‘suo’ nome. E quindi l’unica strada era mettere il Parlamento di fronte al fatto compiuto: ‘visto che non siete capaci di trovare un accordo dignitoso, decidiamo noi, nell’unico modo in cui possiamo, l’usato garantito’, al quale, nel deserto dei king-maker, era impossibile opporsi. Che poi, al fondo della vicenda vi sia stata una manovra dello stesso Mattarella e di Mario Draghi, non è solo probabile: è auspicabile. Perché non è possibile che due uomini di quella portata ed esperienza (forse Draghi un po’ meno esperto della ‘politica’ all’italiana) non avessero messo nel conto che si dovesse arrivare a quella soluzione, ma (e questa potrebbe essere la novità) nel modo più democratico possibile.
E, infine, permettetemi di ripetere cose che ho già detto più volte, era apparso a molti, e credo anche a Mattarella, che tra gli obiettivi di molti capataz, ma anche di Draghi -e ciò è male molto male- vi fosse quella sciagurata e criminosa immagine di Giancarlo Giorgetti sul presidenzialismo di fatto, che, nelle more dell’approvazione della ennesima ‘riforma’ costituzionale autoritaria (il presidenzialismo è per definizione autoritario) si praticasse ‘di fatto’ l’ipotesi. E qui immagino, ma posso solo immaginare, che Mattarella non fosse tanto d’accordo, almeno sul metodo, anche se, in passato, di presidenzialismo aveva parlato e sembrava d’accordo. Lo dico. Perché mi ha colpito, nel suo discorso alle camere, l’insistenza sulla rappresentatività del Parlamento e dei parlamentari, del popolo. A cui, compete di fare le leggi. Certo può avere influito lo sconcio di una legge finanziaria vista e approvata in ventiquattr’ore.

Sta in fatto che ora la situazione è definita chiaramente: le forze politiche non esistono, non sono in grado di indicare una linea, per il semplice, ma tragico motivo, che hanno perso qualunque forma se non di riferimento, almeno di motivazione ideale o meglio ideologica. Quanto a Giorgia Meloni, che pretende una sorta di diversità, basta sentirla parlare venti secondi per farsene un’idea.
Da tutto ciò, che a me appare di massima evidenza, ci si sarebbe aspettati che, passata la festa, i partiti cominciassero a guardarsi intorno e a domandarsi cosa sono, da dove vengono, dove vanno. Dovrebbero farlo, almeno il PD che si è mostrato incapace al massimo, lacerato dalle faide interne, in parte determinate da Matteo Renzi, incapace di fare proposte, ma specialmente di immaginare un futuro -diretto da uno che, mi spiace ripeterlo, ho definito una mozzarella, un po’ stantia.
Sugli stellini e la Lega, inutile discutere, non sanno nemmeno di che sto parlando. Il grande centro dei transfughi è allo sbando: parla di una fusione con FI, o di fare un nuovo partito, magari con Dibba, ecc…. Insomma: discussioni burocratiche, idee niente, salvo essere stato all’inizio il serbatoio dei voti per Mattarella.
E infatti.
La Lega, sbaglierò ma non credo, è in preda alle convulsioni post-Salvini. Sì, credo, post-Salvini perché sono certo che in breve tempo il partito chiederà a Salvini di rendere conto del pasticcio, l’ennesimo pasticcio, che ha combinato, culminato nella follia della proposta della signora Elisabetta Belloni. Salvini va bene, posto che piaccia la rozzezza e la superficialità e qualche ragazza scollacciata, in campagna elettorale. È l’unica cosa che sa fare, come dicevo a patto che piaccia una propaganda politica fatta di insulti e di grossolanità, una propaganda urlata, che non guarda mai ai contenuti. È quello che ha fatto Salvini (e Meloni) per tutto il periodo della pandemia: ad esempio opponendosi sistematicamente e sordamente a tutte le iniziative di garanzia e di protezione dei cittadini, che venivano via via adottate sia dal Governo ‘nemico’ di Giuseppe Conte che da quello ‘amico’ di Mario Draghi. Ora, però, quella fonte inesauribile di propaganda facile e scomposta si sta esaurendo, e quindi Salvini dovrà trovare altri temi sui quali urlare. Ma specialmente avrà il problema non dappoco di stare al Governo e attaccarlo contemporaneamente, mentre deve prepararsi alle elezioni e alle necessarie coalizioni che ne saranno la necessaria premessa. Anche perché, qualunque sarà la legge elettorale, un minimo di alleanze dovrà essere offerta agli elettori, per fare loro capire cosa faranno quei partiti una volta al Governo.
Che in una situazione del genere possano uscire progetti o idee politiche è pura fantasia.
Ciò non vuol dire che sia in acque migliori la sinistra, che ha due problemi pesantissimi dal punto di vista della politica politicante, e uno enorme dal punto di vista politico.
I renziani interni cercano di spostare il PD sulle posizioni renziane, cioè sul nulla tranne la volontà esplicita e ostentata di stracciare la Costituzione con il presidenzialismo. Le altrecorrentisi odiano e si fanno sgambetti dalla mattina alla sera, con un Dario Franceschini imbufalito perché sperava di andare lui al Quirinale (alla strampaleria non c’è mai fine) e la ricomparsa dei giovani turchi, che dicono di avere organizzato la rielezione di Mattarella. Il resto è chiacchiera e affermazione di essere la classe dirigente, come rilevavo qualche tempo fa, guidato tutto ciò da un personaggio inesistente, molle, privo di idee e stimoli. Nicola Zingaretti, almeno, diceva di volere qualcosa di sinistra! L’unica ‘forza’ sulla quale avrebbero potuto puntare erano le sardine, distrutte dal Covid e dal desiderio di potere!
Degli stellini inutile parlare. Sono in guerra uno contro tutti e tutti contro uno in un partito ridicolo in cui uno vale uno se piace a Beppe Grillo e a Luigi Di Maio, o forse a Di Maio non più, allora Conte, ma nemmeno Conte è negli occhi dell’elevato … insomma altra sabbia nei meccanismi.

Sabbia che rallenta e danneggia tutto, nel momento in cui l’Italia dovrebbe fare un balzo in avanti e mostrare, innanzitutto a sé stessa, di essere capace di fare bene e non soltanto di finanziare la criminalità. Compito difficile. E certo ciò spiega alla fine perché Draghi non li consideri proprio, sapendo che a discutere con i partiti si perde solo tempo … e molto!
Si parla tanto di cambiamento della legge elettorale dalla attuale ‘porcata’ a un sistema proporzionale. Orbene, posto che la sola idea che quella gente faccia la riforma elettorale, mi dà i brividi, credo che sia l’unica cosa fattibile, anche se molti politologi sono di opinione contraria. Io sarei più cauto. Una legge veramente proporzionale e con candidature aperte, molto aperte e con curriculum di vaglia, ma proprio di vaglia, e senza potere decisionale delle segreterie, potrebbe fare emergere dalla base qualcosa di buono. Certo se, oltre a ciò, i partiti cercassero anche di avere idee, sarebbe ottima cosa.
La speranza è l’ultima a morire.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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