martedì, Ottobre 26

Post – Coronavirus: largo a Mes e Ursulabond Abbiamo bisogno di soldi, molti e subito, e investimenti, veri e a lungo termine. Se il MES ci dà soldi senza condizioni gravose dobbiamo assolutamente prenderli. Il piano di investimenti europei proposto da von der Leyen se gestito solo dalla Commissione sarebbe un grande successo

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Quella che si è aperta ieri potrebbe essere per molti versi una settimana cruciale in questa fase marchiata a fuoco dal coronavirus Covid-19, per il nostro Paese, ma cruciale davvero: di quelle che, a buona ragione, potrebbero essere definite con una parola abusata ‘epocale’.
Due fatti richiedono attenzione.

In Germania, che a torto o ragione, per bravura o fortuna, ma certamente grazie a buona organizzazione, a serietà politica centrale e periferica, capacità di coordinamento tranquillo ma univoco dal centro, e un sistema sanitario molto migliore del nostro (lo dico con dolore, ma è così, e specialmente con riguardo al fallimentaresistema lombardo’, tutto ‘spencolato’ sul privato), si prepara ariaprire’.
Se sia prematuro o no sanitariamente parlando, non lo saprei dire, ma certo è che lo fanno, fiduciosi nelle proprie capacità organizzative e tecniche e, fondamentale, aiutati da forze politiche capaci di pensare in termini di interessi nazionali: magari nazisti, ma tedeschi e, molo spesso, ahimè, diversamente da noi, europei.
Ebbene, se la Germania apre, ecco il punto, aprono specialmente le case automobilistiche, alle quali noi forniamo gli strumenti di base per costruire le automobili. Ebbene -per favore mettiamo a tacere le bambinate alla Dibba, e non scherziamo- noi dobbiamo essere pronti. Non tanto, sia chiaro, perché se no le aziende tedesche vanno altrove, non potrebbero dalla sera alla mattina. E noi quindi potremmo, nella geniale idea di alcuni, ricattarli su altri terreni. Bravi, ma poi i tedeschi troverebbero altri pronti a dargli ciò che gli serve a cominciare dai Paesi dell’est europeo, affamati e tedesco-dipendenti. Sarebbe cioè, la fregatura perfetta, ci suicideremmo e, finalmente (dal punto di vista tedesco e di qualche cretino italiano) si potrebbe pensare a metterci fuori della porta di Europa … che alleggerirebbe anche il problema dei migranti, altro tema sul quale siamo in colpevole e stupido ritardo.

L’altro fatto è la serrata, sempre più serrata, trattativa europea. Anche qui si dovrebbe ragionare seriamente e, una volta tanto, cercare di fare squadra davvero.
Ho detto più volte che non ho alcuna stima di Giuseppe Conte, e non credo assolutamente sia all’altezza di governarci, se non altro perché tirato continuamente dagli alternativi ‘padroni’ stellini o leghisti e dai conflitti interni tra Renzi e PD, per non parlare del cinismo spaventoso nelle sue ‘alleanze’, tutte e solo di potere, ma sta in fatto che al Governo c’è lui e lui deve trattare.
Noi, come italiani, ma specialmente come europei (ragioniamo una volta tanto come europei e non da provinciali scemotti), abbiamo bisogno di due cose: soldi, molti e subito per sostenere le spese di emergenza da epidemia, sanitarie e non, investimenti, veri e a lungo termine. Il tutto sia per rilanciare l’economia che abbiamo senza svenderla, sia per essere partecipi di un rilancio europeo, e in esso nostro, che renda l’Europa -l’unica che oggi potrebbe e può- un fattore competitivo forte e autonomo (ripeto: autonomo) dagli USA (con o senza, ripeto, con o senza Trump) e dalla Cina, alla quale si deve offrire collaborazione, ma non ‘svaccature’ alla Giggino, per intenderci.

E quindi ci serve il MES e altro.
Quei soldi ci servono, ma, attenzione, non servono solo per noi, ma servono all’Europa che oggi, lo crediate o no, ha bisogno assoluto che l’Italia si possa riequilibrare.
Bene fa Conte a sparare a palle incatenate contro l’Olanda e la Germania (glielo avevamo consigliato anche nei giorni scorsi), specie se, come mi pare stia facendo, alla sparata fa seguire la conversazione diretta e pacata, ma riservata … -secondo me ha trovato qualcuno che lo consiglia e lo dirige bene, ma tant’è.
All’Europa serve di riprendersi dai danni dell’epidemia, e noi siamo diventati un punto centrale, se non altro perché abbiamo subito danni immensi, non solo e non tanto all’industria tecnologica e dei ricambi automobilistici, ma anche a quella turistica, per non parlare di quella agricola, dove la stupidità sesquipedale dei ‘sovranisti’ cretini finirà per impedire di portare a termine i raccolti, già danneggiati dalla siccità! E noi di prodotti agricoli di qualità, ci campiamo.

Tutte queste cose muovono capitali enormi, attualmente bloccati. La grande industria europea ha bisogno della nostra per fare le automobili eccetera, le centrali elettriche, eccetera. L’industria delle vacanze ha bisogno che l’Italia ritorni presto un posto raggiungibile e vivibile, se no dove mandano i loro clienti in vacanza? Noi abbiamo, senza fare alcuno sforzo perché è tutta roba che sta lì finché non la distruggiamo noi stessi, luoghi e modalità di turismo e di vacanza unici al mondo, abbiamo più della metà delle opere d’arte del mondo, abbiamo un sistema turistico capillare impagabile, anche se spesso purtroppo truffaldino -e qui si dovrebbe agire seriamente e subito prima di perdere i clienti che saranno ora sospettosissimi- un turismo che, pur quando ‘di massa’, non è ancora il turismo plastificato e preconfezionato di tante altre parti del mondo.
E quindi i soldi ci servono subito, specie per quest’ultimo.

Finora, specie nel Meridione, le imprese turistiche, i ristoranti, ecc., sono chiusi e i lavoratori stagionali e spesso in nero, non assunti. Il Governo ha commesso, a mio parere, l’errore di distribuire un po’ di mance agli stagionali eccetera (ma non a chi lavora in nero … a proposito e il professore del ‘Missipipì’ che fine ha fatto? oltre a averci fatto spendere migliaia di euro in viaggi in business class tra Roma e … il Missipipì?), mance a perdere, per così dire, perché sarebbe stato meglio darle attraverso le rispettive aziende, condizionandole a mantenere le assunzioni: un posto, sia pure inoperoso e stagionale, è meglio di una mancia, sempre!

Insomma, ripeto, abbiamo bisogno di soldi, molti soldi, e solo in prestito possiamo averli, e se il MES ce li dà senza condizioni gravose (mi sorprende Quadrio Curzio che dubita della ‘innocenza’ dell’offerta: ma non è meglio prima vederla?) dobbiamo, ma proprio dobbiamo, prenderli, se non altro per gli interessi bassi con cui ce li danno.

Tutto ciò, dobbiamo saperlo e dircelo, aumenterà ancora il nostro debito. E qui, forse, se tra Conte e Paolo Gentiloni (silenti possibilmente Gozi e Renzi, ma specialmente Giggino e Giggetto e quant’altri) fanno un po’ di lavoro fatto bene (secondo me appoggiati dietro le quinte, e bene, da ben altri, che peraltro non puntano affatto alla poltroncina di pochette!) il programma fatto trapelare dalla signora von der Leyen, il European Recovery and Reinvestment Plan, può essere molto importante e interessante.
Se ben capisco, la signora von der Leyen, con l’appoggio ‘silente’ della Merkel (che ragiona con la testa, diversamente dai nostri politicanti), pensa ad un grossissimo piano di investimenti europei, tutti europei, gestiti solo dall’Europa, anzi, dalla Commissione. L’altro giorno avevo scritto, appunto, che l’importante è che sia la Commissione a gestire gli investimenti, ma anche la raccolta dei fondi. Mi pare che la linea sia questa: bene.
Badate: fare accettare una cosa del genere specie ai Paesi del nord Europa (sorvolo su quelli dell’Est che andrebbero allontanati o almeno messi in ‘quiescenza’) è un ribaltamento copernicano davvero, perché, a torto o a ragione, i veri sovranisti sono proprio loro … non ditelo a Salvini e Di Maio, non capirebbero.

Ora non è il caso di fare nominalismi: chiamateli eurobond, Pepp’o stuort’, Recovery Plan, Ursulabond, o come volete, ma basta che li trovi la Commissione sul mercato, e li gestisca la Commissione. Non, per carità, per condividere il debito degli Stati, assolutamente, lo ho già scritto chiaro: si dovrebbe dirlo ad altissima voce, urlarlo … ma certo, pochette che urla? Si arriverebbe, in quel modo, a cifre grosse, dell’ordine dei duemila miliardi di euro. Con una somma simile, spesa in maniera coordinata e magari perfino intelligente, si potrebbe rilanciare davvero l’economia europea, grande e piccola, e in essa, quindi, quella italiana. Con il grande vantaggio di non mettere un solo euro nelle mani dei politicanti locali italiani e non, mafiosi e non.
Poi ogni
Stato si ripaga il proprio debito un po’ alla volta, ‘liberato’ da una gran parte dei grandi investimenti. Cioè, niente solidarietà: affari, solo affari e quindi progresso e lavoro.

Affari, solo affari, niente solidarietà: per tanto, l’intervista dell’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, al quotidiano ‘Die Welt, rilanciata in Italia da ‘Affari Internazionali, il 19 aprile, è assolutamente da respingere e rivela quello spirito antiitaliano tipico di molti tedeschi (per carità, largamente e stupidamente ricambiati!), quando sottolinea l’aiuto nel curare alcuni malati italiani; quante volte ho scritto che era un errore, un errore gravissimo. E infatti l’ambasciatore, generosamente, dice soddisfatto «A me è stata manifestata grande gratitudine per questa fattiva solidarietà umanitaria. Ma al momento attuale la discussione in Italia è molto caratterizzata dalle ripercussioni economiche e finanziarie di questa emergenza … non c’è alcun dubbio sulla solidarietà e l’europeismo della Germania. Ad ogni modo è effettivamente in corso una discussione su come l’Europa può aiutare … »: ebbene sì, signor ambasciatore, glielo dice uno innamorato della Germania, che ha vissuto in Germania (previa schermografia!), che ha studiato in Germania, ebbene sì, basta con la solidarietà, pelosa o no, basta con gli ‘aiuti’ (anche Angela Merkel, della quale ovviamente lei è ambasciatore, lo ha detto a voce altissima: quelle finesse!), noi vogliamo parlare di economia, appunto, di affari, affari, affari ma da pari a pari.
Ammesso che vi sia un pregiudizio anti-tedesco in Italia (Dibba non conta, è solo un bambinone arrogante che non riesce a crescere, e lei lo sa benissimo signor ambasciatore) è certo che ce ne è più di uno tedesco contro gli italiani, non contro l’Italia, contro gli italiani! E lei, purtroppo, lo lascia trasparire in pieno.

Forse, temo fortemente che sia così, mi illudo pensando che ci sia qualcuno in Europa che pensa, non dico come Schumann, Adenauer o Spinelli o Monnet o anche De Gasperi e Martino, ma insomma, qualcosa del genere. Ma comunque ci vuole un po’ di tempo, almeno qualche mese solo per cominciare. E nel frattempo noi non possiamo affogare, e quindi abbiamo bisogno di soldi, di fiducia e (ahimè, qui ho dubbi seri) di una imprenditoria seria e non truffaldina (per ora il nuovo ‘capo’ degli imprenditori, parla molto e ha belle camicie, quindi vedremo, ma l’inizio non è incoraggiante, anche se capisco che discutere con Patuanelli può essere angosciante), di sindacati che difendono gli interessi del lavoro e non solo dei lavoratori, di industriali e agricoltori capaci di pensare e programmare e non sfruttare migranti a tre euro l’ora, e di una amministrazione che amministri e non blocchi. Solo a dirlo, mi vengono i brividi.
Ammesso, e non concesso, che questa sia la linea: largo a pochette … toccando ferro.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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