mercoledì, Aprile 21

Post Brexit: Parlamento Europeo ad Atene

0

Il Referendum britannico, a neppure un anno dall’esito negativo del referendum greco sull’accordo con l’Unione Europea, sancisce il rigetto popolare dell’Europa dei mercanti e dei burocrati.
Le vituperate Nazioni rialzano la testa, chiedendo a gran voce di riprendersi il ruolo storico di soggetti capaci di generare politica. Restare nell’UE o no è un’alternativa che i cittadini, prima dei loro governi, debbono poter sciogliere. Questo vale non solo per gli Inglesi, ma anche per gli Scozzesi, i quali hanno optato nettamente per la prima ipotesi. Solo un’Europa di Nazioni Unite, politicamente prima che economicamente, può reggere l’urto della disintegrazione che si profila imminente. La scelta dei cittadini del Regno (dis-)Unito dimostra che nemmeno un’unificazione linguistica (peraltro sotto molti aspetti imposta senza discussioni) rende unita l’Europa: gli Europei dovrebbero comunicare in una sola lingua, l’inglese, mentre paradossalmente sono proprio i suoi parlanti per nascita che decidono di rifiutare questa Europa. La diffusione di una lingua è sempre il portato di un messaggio culturale: una delle implicazioni del risultato referendario del 23 giugno 2016 è che i cittadini europei hanno il diritto di non esprimersi in inglese, nei documenti ufficiali, negli scambi culturali.

Si dice e si ripete fino alla noia che l’Europa ha bisogno, prima di tutto, di un linguaggio politico comune. Bene, ora che l’uscita della Gran Bretagna ridimensiona drasticamente il peso del Nord-Europa, occorre un atto di coraggio: così come le sedi degli uffici finanziari e bancari a livello UE saranno spostate da Londra al Continente, andrà chiusa la sede del Parlamento Europeo a Strasburgo/Bruxelles, e trasferita ad Atene, centro storico-simbolico dell’autocoscienza politica democratica dell’Europa. Proposta che avevo già prospettato a suo tempo da ‘L’Indro’ con ‘Parlamento Europeo ad Atene’ dell’11 agosto 2015, a seguito del Referendum in Grecia del precedente 5 luglio.
La capitale greca dovrà diventare la sede di un Parlamento costituente delle Nazioni Unite dell’Europa degli uomini, baricentrata sul Mediterraneo, ridiventato fulcro delle tensioni geoculturali e geopolitiche che annunciano un nuovo percorso di integrazione tra le civiltà dei tre continenti che vi si affacciano.
Per compensare il distacco dall’Europa di un peso massimo come l’Inghilterra, si deve poter far ruotare l’asse degli interessi e della proiezione degli altri partner europei verso l’area geografica nella quale storicamente una prima idea di Europa è venuta formandosi. A questo riorientamento europolitico, che non deprima il fattore nazionale, ma lo elevi a mastice di una nuova civiltà politica umanistica, sta contribuendo, in modo forse determinante, lo sforzo di restituire alle tre grandi religioni mediterranee – islam, cristianesimo, ebraismo – tutto il loro specifico potenziale di civilizzazione, contro le tentazioni (dis-)integralistiche oggi riemergenti.

Se i cittadini britannici non hanno esitato, neppure di fronte ai tremors di borsa, e a un cadavere eccellente gettato nella mischia referendaria, a mettere in discussione il monopolio finanziario che proprio nella City ha il suo centro di potere mondiale, non si vede perché quel che resta del progetto europeo non debba essere ripensato e ristrutturato su nuove basi.
L’Europa nasce come inter-continente costiero, come dimensione profonda trans-frontaliera di un mare tricontinentale polarizzato tra Atene, Costantinopoli, Gerusalemme e Roma. L’Europa politica moderna si è costruita, pur tra mille contraddizioni e tragiche pause, sulla spinta delle campagne napoleoniche che due secoli fa hanno aggiornato quel lontano retaggio nel primato di forme giuridiche, e politiche, che consolidano l’unità degli ordinamenti eurocontinentali prima di qualunque collante economico-commerciale. Quando Londra avrà pienamente riabilitato la Rivoluzione di Oliver Cromwell, allora verrà il tempo di una sua più consapevole e convinta ‘europeizzazione’.
In attesa di quel momento, decorsa l’attuale crisi di rigetto d’incerta durata, è l’ora di mettersi al lavoro per ri-animare l’Europa a partire dalla componente greco-filosofica nella quale i complessi significati politici e religiosi del suo processo di unificazione possono filtrarsi per dare origine a un umanesimo ricco delle sue molteplici motivazioni, differenze e sfumature. La valenza di una Atene capitale politica della nuova Europa umanistica mostra quanto sia povera di prospettive, e ormai dopo questo giugno fatale anche di capitale finanziario, un’Europa burocratica incentrata su Bruxelles.
Questa proposta potrà anche presentare un elevato livello di improbabilità. Ma molti eventi di questi ultimi tempi si stanno realizzando malgrado il loro essere altamente improbabili …

 

(*) Professore di Filosofia del diritto Università del Molise

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->