sabato, Maggio 8

Post-Brexit, commercio e Paesi in via di sviluppo

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Il Regno Unito esce dalla UE e riprendere, così, il controllo sulla sua politica commerciale, riprendendo a negoziare nuovi accordi di libero scambio in tutto il mondo. In questa fase è indispensabile che tutti i partner commerciali attuali e futuri del Regno Unito, in particolare i Paesi in via di sviluppo, siano certi chenon sarà peggioa causa di Brexit. A sostenerlo è ‘Post-Brexit trade policy and development: current developments; new directions?’, il briefing del think tank indipendente inglese ODI, attivo in particolare sui Paesi in via di Sviluppo.
Il Regno Unito si è impegnato a sostenere lo sviluppo economico dei Paesi meno sviluppati, e il commercio è una priorità nelle strategie di sviluppo in particolare per questi Paese. Per tanto, le politiche commerciali e di sviluppo del Regno Unito dovrebbero essere allineate a questo principio. Vi è la possibilità di adottare un approccio ‘win-win’ che andrà a beneficio sia dei Paesi in via di sviluppo sia dell’economia britannica; il rischio che questa opportunità non venga raccolta però c’è, ed è reale. Il think tank avanza, così, una serie di raccomandazioni, rivolte ai decisori politici, per una politica commerciale che protegga le economie in via di sviluppo e benefici l’economia britannica.

La ricetta, come spesso annunciato e proclamato dai ‘brexiters’ durante tutta la campagna referendaria, è la classica: quella degli trattati bilaterali tra nazioni e dell’apertura del mercato britannico al commercio estero, ricambiata dai Paesi che sottoscriveranno gli accordi. Se questo è sicuramente stato il caso per quanto riguarda i vecchi ‘partner’ del Commonwealth, è vero che le nazioni in via di sviluppo sembrano essere assenti, se non altro, dal discorso politico. Il problema principale, per queste ultime, è il peso ridotto della propria economia, e quindi l’incapacità di negoziare ‘alla pari’ con il Regno Unito.

Il report di ‘ODI’ suggerisce a Londra di seguire ildovere moraleche il Regno avrebbe nei confronti delle nazioni più povere pur, ovviamente, perseguendo la politica commerciale più vantaggiosa per i suoi cittadini. Si auspica quindi di dare priorità, negli scambi internazionali, alle nazioni in via di sviluppo. Il report presegue dettando 4 principi che dovrebbero guidare le nuove politiche commerciali britanniche: prevedibilità e certezza, trasparenza, semplicità e chiarezza, pragmatismo.

Continua suggerendo alle autorità di Regno Unito di considerare la ‘non-reciprocità’ quando si tratta con Paesi che per dimensioni economiche non potrebbero competere con Londra. Gli standard, inoltre, andrebbero mantenuti legati a quelli europei. Questo per andare incontro a produttori e consumatori, che dovrebbero affrontare costi più alti se standard europei e britannici dovessero, col tempo, divergere. Si parla anche di una continuata adesione al programma della World Trade Organization Aid for Trade (AfT), specificamente pensato per incoraggiare il commercio internazionale con i Paesi in via di sviluppo. Lo studio cita anche una correlazione tra aiuti del programma internazionale e incremento delle esportazioni britanniche (ogni sterlina spesa porta a un aumento di 22 centesimi). Si parla anche del mercato dei servizi del Regno Unito, già in realtà molto aperto, ma che dovrebbe perseguire una politica di preferenza e dare la priorità alle imprese e le esportazioni dai Paesi in via di sviluppo.

Insomma, conclude il report, se con l’indipendenza da Bruxelles la Gran Bretagna aspira a diventare una potenza economica globale, la politica commerciale più certamente aiutare anche con un occhio di riguardo verso le nazioni più povere.

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