martedì, Settembre 21

Posare da vincitori? La migliore occasione per la pace in Ucraina field_506ffb1d3dbe2

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Putin Poroshenko

Nonostante la Russia e l’Ucraina siano intrappolate in un aspro conflitto, nessuna delle due sembra vicina alla vittoria. L’unica possibilità perché le tensioni si possano disinnescare è far sì che sia il presidente russo Vladimir Putin, sia il suo omologo ucraino Petro Poroshenko, possano salvare la faccia assumendo una posa da vincitori.

Fino a poco tempo fa, la cosa sembrava improbabile. Poroshenko ha subito forti pressioni pubbliche a sostegno di una ferma azione militare contro i ribelli filo-russi, a est, e non poteva avviare colloqui amichevoli con Mosca senza erodere la sua base di consenso. Quando, il mese scorso, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale e appoggiate l’idea di negoziati con i ribelli a est, ha subito dovuto far fronte a una protesta che i soldati volontari dei battaglioni che combattono a est hanno organizzato davanti al suo ufficio; i contestatori gli hanno chiesto fermamente di abbandonare l’idea dei negoziati e di riprendere la campagna militare. La richiesta è stata sostenuta, lo stesso giorno, da una folla radunata nella piazza principale della capitale ucraina, Piazza Indipendenza, Maidan.

Per il pubblico ucraino, che vede l’insurrezione come una battaglia contro la Russia, eventuali colloqui con i ‘ribelli’ appaiono un compromesso inaccettabile, e Poroshenko deve muoversi con molta cautela, per evitare di farsi male da solo.

Gli ultimi successi dei militari ucraini, che sono riusciti a stanare i ribelli dalla loro roccaforte di Slovyansk (e zone limitrofe) dopo tre mesi di combattimenti, gli potrebbe permettere di assumere una posa da vincitore, facendo finta di aver raggiunto alcuni degli obiettivi chiave della campagna contro l’insurrezione. Il governo di Poroshenko è già riuscito a sostenere di aver recuperato il controllo di tutto il confine con la Russia (è lungo 2.000 chilometri). Questa dichiarazione potrà anche essere poco aderente alla realtà, ma è servita a placare la pubblica opinione, convincendola che l’azione militare è stata brillante. Mentre faceva le sue durissime dichiarazioni, accusando la Russia di rinfocolare la rivolta, Poroshenko ha anche sottolineato la necessità di normalizzare i rapporti con Mosca, considerandoli una condizione essenziale per la stabilizzazione dell’Ucraina.

La Russia è il più importante mercato di esportazione per le industrie pesanti dell’Ucraina, e l’attuale crisi ha inferto un duro colpo agli impianti nazionali che producono motori per elicotteri, turbine navali e componenti per missili. La cooperazione è di vitale importanza anche per la Russia, che ha bisogno delle componenti ucraine per le sue industrie chiave nel settore militare, energetico e così via.

Così, anche se entrambi i governi vorrebbero riallacciare questi legami economici che si sono interrotti, i loro rispettivi programmi politici rendono la ricerca del compromesso molto difficile. In Ucraina, i cittadini vogliono rapidamente integrarsi con l’Europa, ed è stato proprio questo desiderio ad aver guidato le proteste di febbraio, che hanno indotto l’ex presidente del paese a rinunciare alla sua volontà di realizzare un’associazione politica e siglare un accordo di libero scambio che prevedevano legami più stretti con Mosca.

La maggioranza degli ucraini percepisce la Russia come un nemico e vuole che i legami si interrompano, dunque Poroshenko, in cerca di un compromesso, ora deve procedere con delicatezza, per evitare la reazione -rapida e inferocita- del suo elettorato. I nemici politici sono in agguato, e aspettano un passo falso per approfittare della sua debolezza.

In Russia, anche il presidente Vladimir Putin vuole spegnere le ostilità in Ucraina orientale, perché minacciano da un lato di innescare ulteriori sanzioni occidentali e dall’altro di creargli problemi ‘in casa’, dove i nazionalisti vogliono che lui mandi l’esercito russo in Ucraina. Più lungo e più intenso sarà il combattimento, più vulnerabile diventerà Putin in patria. Per lui, l’opzione migliore sarebbe quella di siglare un accordo di pace per assicurare a Mosca una certa influenza in Ucraina e assicurarsi che quest’ultima resti fuori della NATO. Per Poroshenko, trattare con Putin è essenziale al fine di evitare una spaccatura ancora più profonda tra la parte occidentale (filo-europea) del Paese e la parte orientale (filo-russa).

Per raggiungere un simile accordo, entrambi i leader devono però presentarsi da vincitori dinanzi ai rispettivi movimenti nazionalisti – e non è un compito facile, nel fervore patriottico che pervade entrambi i Paesi. Le ultime prove militari ucraine finalmente sembrano offrire una simile possibilità.

Poroshenko potrebbe dire alla nazione di aver onorato l’impegno di sconfiggere i terroristi, e che la maggior parte di loro sono fuggiti in Russia. Ora, potrebbe tranquillamente dire, il Paese ha bisogno di rimediare alle proprie divisioni interne ampliando i poteri delle autorità regionali, e garantendo la tutela della loro lingua e dei loro diritti culturali all’interno dell’Ucraina. Poroshenko ha infatti già redatto una serie di emendamenti costituzionali per rafforzare i comuni e le regioni. Il suo governo potrebbe incoraggiare i negoziati come se risultassero dalla sconfitta militare dei ribelli,in modo da renderli più accettabili per l’opinione pubblica ucraina.

Putin, nel frattempo, può presentare i colloqui affermando di aver costretto il governo ucraino a interrompere le sue operazioni militari contro i ribelli e andare infine a sedersi al tavolo dei negoziati per la pace. Il leader russo potrebbe infine promuovere l’esito dei colloqui come una vittoria decisiva per la Russia, vittoria che garantisca a Mosca qualche influenza sul corso politico del paese vicino – anche se in realtà le cose non stanno così.

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande sembrano spingere la Russia e l’Ucraina verso un accordo che preveda un certo grado di compromesso da entrambi i lati. Putin ha già acconsentito a invitare i funzionari ucraini e gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa a essere presenti in diversi posti di blocco lungo il confine russo-ucraino per dimostrare che la Russia non sostiene i ribelli.

Gli Stati Uniti, tuttavia, sembrano diffidare da un simile accordo, apparentemente temendo che Mosca possa esercitare un’influenza troppo forte sul suo vicino. La Russia ha alzato la voce, accusando gli Stati Uniti di fare pressione su Poroshenko affinché se ne stia lontano dai colloqui. Il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha detto recentemente che le possibilità di pace in Ucraina sarebbero state maggiori se gli Stati Uniti avessero evitato ogni ingerenza negli affari ucraini.

Non importa quanto inquieto e fragile possa essere l’accordo di pace, l’unica alternativa era di avere più combattimenti, il che avrebbe spinto l’Ucraina a un’ulteriore guerra civile -su larga scala- distruggendo la sua economia, già sull’orlo del fallimento. L’escalation dei combattimenti avrebbe probabilmente costretto la Russia a intervenire, con il conseguente inasprimento delle sanzioni occidentali, e ciò avrebbe spinto il Cremlino su un percorso isolazionista – con gravi conseguenze per il resto del mondo.

Il verificarsi di un simile scenario sarebbe capace di destabilizzare l’intero continente europeo, molto più di quanto è già accaduto ai tempi della Guerra Fredda.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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