giovedì, Aprile 15

Portogallo, l'austerità non è finita 40

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Lisbona – Il Presidente del Portogallo ha quasi perso i sensi nel corso di un discorso tenuto il giorno della festa nazionale (10 giugno) e ha dovuto essere assistito sul palco. Aníbal Cavaco Silva si è sentito male mentre si stava rivolgendo ai militari e, allo stesso tempo, stava ascoltando la protesta dei sindacati contro il Governo.

Ma non sono state le grida di protesta, che chiedevano le dimissioni del Governo, a far collassare Cavaco Silva. È più che abituato a questo tipo di manifestazioni. Protestare durante le cerimonie ufficiali o quando un membro del Governo partecipa ad eventi pubblici è diventato normale negli ultimi tre anni, in Portogallo, da quando l’Esecutivo, guidato da Pedro Passos Coelho, ha applicato le misure di austerità previste dalla Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale).

Così, il Paese, nel 2011, è collassato, come è stato per Cavaco Silva. Un intervento della cifra di € 78 miliardi ha salvato il Paese, imponendo, però, difficili tagli di bilancio. Salari e pensioni sono stati ridotti, anche se la Corte Costituzionale in seguito si è opposta, ad alcuni tagli. Ai portoghesi sono rimasti meno soldi in tasca e hanno dovuto pagare di più. Le tasse sono aumentate, i benefici sono diminuiti. Settori come la sanità sono stati spremuti, facendo saltare i ticket ospedalieri a cifre troppo alte per chi ha meno capacità di spesa.

Con pochi soldi nelle tasche di una parte considerevole della popolazione e l’IVA al 23% (tasso massimo), il consumo interno, ovviamente, è caduto e solo il buon andamento delle esportazioni è riuscito a evitare una più grande contrazione dell’economia. Ma la recessione è durata due anni e mezzo. Si è conclusa ufficialmente nel terzo trimestre del 2013.

Nei primi tre mesi del 2014 il Pil si è ridotto dello 0,7% rispetto al trimestre precedente (secondo Eurostat). Nella crescita trimestrale su base annua, il Portogallo ha registrato 1,2%. Questo calo è un allarme o un’eccezione? Il Governo ha motivato la cosa parlando di ‘fattori eccezionali‘, e alludendo alla chiusura di due esportatori principali, per alcuni giorni. Ma gli economisti puntano il dito sulla dipendenza del Portogallo dalle esportazioni. E le previsioni parlano, appunto, di un forte calo dell’export, nel corso di quest’anno, anche se l’economia sembra destinata a crescere intorno all’1%.

Un ritorno alla crescita significa che il Portogallo ha superato la crisi? Le risposte possono essere diverse, secondo se ascoltiamo il Governo, l’opposizione, gli esperti e il popolo. La dichiarazione più interessante certamente è stata quella di Luís Montenegro, che in Parlamento guida il PSD, il principale partito della coalizione al potere: «La vita delle persone non è migliorata, ma la vita di campagna è molto meglio». Non è un paradosso?

Il Governo contro la Corte costituzionale

Nel mese di maggio, il Portogallo è uscito dal programma di salvataggio, senza garantirsi la sicurezza di una linea di credito precauzionale. Un mese dopo, il Paese ha deciso di rifiutare l’ultimo assegno di 2,6 miliardi di euro dalla Troika, perché questo avrebbe significato rimettere in piedi le misure respinte dalla Corte Costituzionale -almeno fino alla fine di questo mese- o estendere il programma di aiuti.

Il Ministro delle Finanze, Maria Luis Albuquerque, ha spiegato che rifiutare gli aiuti sarebbe stata la migliore decisione per la credibilità del Paese‘, ma gli interessi sul debito portoghesi stavano aumentando già 24 ore dopo, venerdì, dopo aver registrato il livello più basso solo un giorno prima.

Il braccio di ferro tra il Governo e la Corte Costituzionale è iniziato nel luglio 2012. I giudici considerano incostituzionale i tagli sulle tredicesime dei dipendenti e dei pensionati pubblici, perché questo violerebbe le condizioni di parità con gli altri lavoratori. Dipendenti pubblici  i cui stipendi lordi sono di oltre 1.100 euro al mese non riceveranno le tredicesime, mentre quelli con i salari e le pensioni tra 600 e 1100 € rischiano una riduzione dei compensi. Per non mettere a rischio l’obiettivo di disavanzo pubblico per quell’anno, dato che era già luglio, la Corte ha permesso l’applicazione della misura per il 2012, ma non per gli anni successivi.

Tre mesi più tardi, il Ministro delle Finanze ha annunciato un aumento di diverse imposte e ha insistito nel taglio delle tredicesime ai dipendenti pubblici e pensionati. Nell’aprile 2013, ancora una volta, la Corte costituzionale ha ritenuto che questo taglio violi il principio di uguaglianza, ma ha approvato un contributo di solidarietà straordinario tra il 3,5% e il 10%, per le pensioni superiori a 1.350€. Lo scorso dicembre, il giudice ha ritenuto che un taglio del 10% per le pensioni nette superiori ai 600 euro al mese fosse incostituzionale. Per ovviare a questa decisione, il Governo di centro-destra ha aumentato -per i dipendenti pubblici- i contributi al sistema sanitario e ha prorogato il contributo di solidarietà straordinario per le pensioni superiori ai 1.000 euro, aumentando le percentuali per le pensioni più alte.

Ancora una volta, il Governo ha tagliato. Ancora una volta, la Corte Costituzionale era contraria.  Alla fine di maggio, i giudici hanno respinto la riduzione tra il 2,5% e il 12% ai compensi dei dipendenti pubblici con retribuzioni lorde superiori a 675 €, ed i tagli alle pensioni. Il Primo Ministro, Passos Coelho, ha pesantemente criticato la decisione e ha detto che la scelta dei giudici dovrà essere ‘migliorata’. L’opposizione ha accusato Passos Coelho di mettere i giudici sotto pressione. Ora, il Governo aspetta che la Corte chiarisca alcuni punti della sua decisione, ma ha già iniziato a predisporre delle alternative. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento già adottato dal Governo socialista precedente, attuato tra il 2011 e il 2013. Salari superiori a € 1.500 saranno tagliati tra il 3,5% e il 10%. Questi tagli, però, non basteranno a compensare l’importo attualmente garantito dal provvedimento che i giudici hanno respinto. Che cosa farà il Governo?

L’austerità non è finita

La Banca centrale del Portogallo stima che i governi in carica tra il 2014 e il 2019 dovranno prelevare più € 70 miliardi dalle tasche dei cittadini portoghesi. Ciò significa che ci saranno nuove misure di austerità. Non sarà sufficiente portare l’IVA al 23,25%, come è già previsto dall’inizio del prossimo anno; non basteranno le tasse da record già annunciate; nemmeno la crescente riduzione delle forme di sostegno sociale o l’aumento dei prezzi dei trasporti, della sanità o dell’istruzione.

Serve maggiore austerità per pagare i tassi di interesse del debito pubblico, che costerà più di 1,4 miliardi di euro all’anno fino al 2019. Gli interessi sono già ammontati a 7,7 miliardi di euro ogni anno, quasi la stessa cifra che il paese spende per la sanità. La Banca del Portogallo prevede un aumento della media dei tassi d’interesse dal 3,5% del 2014 al 4,2% del 2019.

Il Portogallo ha già pagato € 41 miliardi di interessi, un valore identico a quello che la Germania ha risparmiato per via della diminuzione degli interessi del suo debito, che è diventato una tutela quando i tassi della Grecia, dell’Irlanda, del Portogallo e della Spagna sono saliti vertiginosamente. Più di 4 miliardi di euro pagati dal Portogallo sono stati incassati dal triumvirato europeo (“troika”).

Un enorme debito pubblico

La rigida austerità applicata dal Portogallo ha fatto precipitare il paese in una crisi più profonda di quanto ci si aspettasse, mantenendo il livello del debito pubblico più elevato di quanto fosse previsto. Il Paese esce dal programma di aiuti con uno dei debiti più alti di tutta la zona euro. È aumentato da 162, 5 miliardi di euro nel 2010 a 213,6 miliardi nel 2013, il che rappresenta un balzo dal 94% al 129% del PIL. Dopo aver raggiunto, quest’anno, il 130%, il debito dovrebbe iniziare a diminuire.

Tra il secondo trimestre del 2011, con l’intervento della troika e nel primo trimestre di quest’anno, l’economia ha registrato un calo complessivo del 5%. Il consumo nazionale è sceso al 7,1%, gli investimenti al 19,2%. Unica eccezione, le esportazioni, che sono aumentate del 12,2%. Il deficit del bilancio è sceso, il Portogallo ha contrattato l’obiettivo di un 4% del Pil per quest’anno e un 2,5% il prossimo anno.

La disoccupazione e l’emigrazione

La crisi è stata una ragione, ma anche un pretesto, per fare licenziamenti. Il tasso di disoccupazione è salito a un livello record, quasi il 18% nel solo mese di aprile 2013, ma poi è diminuito. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione tra i giovani ha raggiunto il 42,5%. Nel primo trimestre, il Portogallo ha registrato un tasso di disoccupazione del 15,1%, contro il 15,3% dell’ultimo trimestre del 2013 (Istituto Nazionale di Statistica). È il terzo tasso più alto dell’Unione europea, dopo la Grecia e la Spagna.

Che impatto ha avuto la migrazione nella diminuzione di queste cifre? Non ci sono numeri ufficiali, ma il governo stima che tra 100 mila e 120 mila persone abbiano lasciato il paese solo nel 2013. Ricordiamo che la popolazione portoghese conta in tutto circa 10 milioni di persone. Secondo i dati di una ricerca, 700 mila portoghesi hanno lasciato il Paese nel primo decennio del 2000. Queste cifre sono preoccupanti, per due motivi. Il Portogallo sta perdendo la sua generazione più preparata, che si dirige su altri paesi, i quali beneficiano della costosa formazione di questi professionisti, per esempio degli infermieri.

C’è altro punto – in questi numeri – che preoccupa. Il paese sta perdendo una giovane generazione della quale ha invece un disperato bisogno per controbilanciare l’invecchiamento della popolazione. Il Portogallo è il sesto paese più anziano del mondo. Quarant’anni fa, aveva il tasso di natalità più alto su scala mondiale. Nel 2012, è diventato il più basso: 89,841 nascite in un anno. Nel 2011, l’età media della popolazione portoghese era di 42 anni, contro i 28 anni del 1960. Il numero di persone con meno di 15 anni è inferiore a quanti hanno 65 anni o più.

L’Institute of Population Ageing dell’Università di Oxford ha stimato che nel 2050, l’80% della popolazione portoghese sarà anziana e non autonoma. Con un simile scarto, è difficile garantire la sostenibilità della sicurezza sociale. Il governo sta adottando misure per cercare di rimettere i numeri in equilibrio. Il contributo straordinario di solidarietà sarà sostituito da un contributo di sostenibilità, a partire dal prossimo anno. Dal mese di gennaio 2015, le pensioni lorde superiori a 1.000 euro al mese – per il settore pubblico – subiranno un taglio tra il 2% e il 3%. Quelle più alte, da 4.611 € su, pagheranno tra il 15% e il 40%.

Futuro. Quale futuro?

I giovani non hanno molte speranze. Chi non emigra, per la gran parte, trova lavori precari. L’associazione che combatte la precarietà (Associação de Combate à Precariedade) alla fine del 2012 ha denunciato che la maggioranza della popolazione attiva svolge lavori precari o è priva di lavoro. Della forza lavoro, composta da 5.481 milioni di persone, 1.809 milioni di lavoratori sono precari … E questo numero, fornito dall’Istituto Nazionale di Statistica, non include I lavori part-time.

Uno dei problemi ai quali sono esposti moltissimi lavoratori precari è chiamato “Recibos verdes”. Questo è il nome del documento di fatturazione che i lavoratori autonomi emettono alle aziende da liberi professionisti, ma alcuni datori di lavoro usano il meccanismo per avere dei lavoratori a tempo pieno senza doversi assumere responsabilità o spese aggiuntive se non il loro salario (per giunta, basso). Uno dei datori di lavoro che ha beneficiato di questo regime fiscale è lo stesso Stato portoghese.

Consapevole dello sfruttamento di questi “falsi lavoratori autonomi”, il governo ha creato una legge che obbliga una società a pagare il 5% alla sicurezza sociale quando acquisisce l’80% del lavoro di un freelance. Questo contributo deve garantire l’accesso dei lavoratori ai sussidi di disoccupazione. Gli altri lavoratori, che svolgono meno dell’80% del loro lavoro presso una sola società, devono pagare, circa 145 euro al mese per due anni (variabili in dipendenza dal reddito) per ottenere tale prestazione.

Salario minimo inferiore a 500 €

Molti portoghesi in possesso di lauree o master guadagnano circa 500 euro al mese, al lordo delle imposte e dei contributi di sicurezza sociale. Con questa cifra è difficile, per esempio, affittare un appartamento con una sola camera da letto a Lisbona. È per questo che i più giovani continuano a vivere a casa dei genitori, anche quando raggiungono la trentina. La famiglia è l’unica rete di sostegno per la classe media, che non accede alle prestazioni sociali che prima sostenevano le classi di basso censo; ora, con i tagli alle pensioni, tutto è diventato ancora più difficile.

Vale la pena ricordare che il salario minimo in Portogallo è di 485 € al mese, al di sotto della media dell’Unione europea. Tra il 2009 e il 2014 la distanza del salario minimo portoghese dalla media della UE è cresciuta, passando dall’83% all’80%. Tra i 21 paesi con un salario minimo ufficiale (dati Eurostat) il Portogallo occupa la 12ma posizione.

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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