sabato, Maggio 8

Portogallo: la 'guerra' dei giornalisti image

0

 giornalismo


Lisbona
– La Comissão da Carteira Profissional de Jornalista (CCPJ), ha informato il quotidiano ‘Público‘ che non potrà più pubblicare il lavoro dei suoi tirocinanti. Il giornale è stato minacciato di essere multato per importi di migliaia di euro.

Il CCPJ ritiene che la pubblicazione dei testi degli stagiaire -studenti universitari che integrano le Redazioni tramite protocolli firmati tra aziende e università, che non possono durare più di tre mesi- viola lo Statuto dei giornalisti, in base al quale i professionisti accreditati dalla Commissione sono gli unici ad essere dotati della ‘capacità editoriale’ per produrre le notizie. Intervistato da ‘Público‘, Daniel Ricardo, un membro della Commissione, ha spiegato che la legge «mira ad impedire alle imprese di licenziare i professionisti per sostituirli con persone che lavorano gratis».

Di norma i tirocinanti sono pagati solo durante la cosiddetta fase professionale, quella che segue il tirocinio e ha una durata più lunga.

Secondo lo statuto dei giornalisti, «un giornalista inizia con uno stage obbligatorio, che deve essere completato con successo e avere la durata di almeno 12 mesi, nel caso di laurea in comunicazione sociale o di un corso di qualifica equivalente, o di almeno 18 mesi in tutti gli altri casi».
A differenza dell’apprendistato, i tirocinii non danno diritto alla firma dei testi pubblicati.

Nel mese di aprile, ‘Público‘ ha adottato un sistema di co-firma per i testi dei tirocinanti, che include la frase ‘a cura di…’, in modo da poter includere il nome di un giornalista professionista. Un altro giornale, il ‘Correio da Manhã‘ utilizza la formula ‘co-autore’.

Il fatto che la Commissione non consenta la pubblicazione di articoli scritti da stagiaire ha generato polemiche da parte di direttori di giornali, professori universitari e studenti di giornalismo. Ci sono perfino degli avvocati, convinti che l’inclusione nella firma di formule come ‘a cura di …’ o ‘co-autore’, risolva la questione relativa all’Ordine dei giornalisti, quella di non permettere agli stagiaire di lavorare come professionisti a tutti gli effetti, contattando le fonti o scrivendo le notizie.

Luís António Santos, professore di giornalismo al Corso di Scienze della Comunicazione dell’Università di Minho (nord del Portogallo), ritiene che la posizione di CCPJ sia giuridicamente corretta, ma totalmente sbilanciata rispetto alla realtà effettiva: «Applicare la legge non basta, bisogna farlo in modo ponderato, con giudizio e sobrietà. Non come si fa in questo caso».

La motivazione che la legge ha lo scopo di impedire alle imprese di servirsi di tirocinanti che lavorano gratis, piuttosto che di giornalisti professionisti non convince Luís Santos: «Non è a causa degli stagiaire che in questi ultimi anni i giornalisti vengono licenziati. Sarebbe facile se fosse così, ma non lo è».

«Questa posizione della Commissione danneggia gli studenti e il giornalismo che si fa in molte redazioni … ci sono vantaggi solo per pochi – quelli che promuovono specializzazioni post-lauream per milionari (con il placement garantito in una società dello stesso gruppo) e che si assicurano maggiore spazio per tutte le loro operazioni», accusa il docente. Ci sono corsi post-lauream di giornalismo cui gli studenti possono, previo pagamento delle tasse, accedere a tirocini retribuiti nelle Redazioni di diversi media group. In questi casi, la commissione autorizza provvisoriamente un tirocinante, permettendogli così di effettuare un lavoro di tipo giornalistico, sotto controllo.

«Il sistema aveva un solo e grande problema, sembrerebbe, cioè quello di non dare a nessuno un immediato profitto finanziario. In fondo è quanto potrebbe ora accadere – con il sostegno attivo della Commissione – grazie alla progressiva sostituzione di questo sistema con un altro in cui, dopo la formazione universitaria, per fare la professione bisognerà ancora sborsare migliaia di euro per accedere a uno stage», conclude.

Público‘ è forse la società che meglio ha saputo bilanciare la necessità di un controllo editoriale sulla produzione dei tirocinanti con i diritti d’autore che gli sono dovuti. Tutti i testi sono accompagnati dalla co-firma di un giornalista, sottolinea Luis Santos. “In altre società fanno qualcosa che considero molto più grave – e su questo la Commissione non ha detto nulla, che io sappia – ossia utilizzare il lavoro dei tirocinanti ma, alla fine, l’intera produzione è firmata dai giornalisti e dai redattori. Questo sì, è un abuso; si tratta di rendere quello degli studenti “un lavoro non retribuito, ma soprattutto invisibile“, aggiunge, sottolineando che “il ‘nome’ – che compare fin dall’inizio della carriera -. è il bene più prezioso per un giornalista“.

Un ex stagiaire di ‘Público‘, che preferisce non essere citato, ci spiega, quanto gli è stato utile, per la sua carriera, firmare le notizie durante il tirocinio, scrivere e firmare le notizie, “essendo trattato come un giornalista della redazione“. “Ho avuto un pezzo pubblicato quasi ogni giorno. Sono molto grato di questo, e senza ciò non mi avrebbero notato né invitato a lavorare. È stato anche attraverso questa visibilità che ho potuto affermare me stesso“, sottolinea.

Data la posizione della Commissione, abbiamo chiesto a Luis Santos se il titolo di tirocinante possa essere assegnato anche agli studenti impegnati negli stage. La facoltà dell’Università di Minho crede che «non sarebbe tanto difficile creare un nuovo titolo – stagiaire accademico – che CCPJ potrebbe assegnare ai giovani i cui nomi sono forniti dalle università a società specifiche, per stage di 3 mesi. Il titolo dovrebbe consentire a questi giovani – con la supervisione, ovviamente – di vedere il loro nome accanto al lavoro fatto». Quanto alla questione della retribuzione durante il tirocinio, Luís Santos pensa che «l’inquadramento formale delle figure professionali potrebbe facilmente superare questo problema se ci fosse la volontà di farlo».

Come è accaduto in altri Paesi, le Redazioni dei media di comunicazione sociale portoghesi sono state colpite da successive ondate di licenziamenti. L’ultima è stata annunciata il mese scorso dal gruppo Controlinveste, che possiede, tra gli altri, il ‘Jornal de Notícias‘, il ‘Diário de Notícias‘ e la radio ‘TSF‘. Su 160 giornalisti licenziati, ci sono 64 professionisti.
Per protestare contro il licenziamento collettivo di 140 di questi lavoratori (incluse 20 cessazioni contrattuali concordatarie), l’Unione dei giornalisti (JS) e altri sindacati che rappresentano i lavoratori di ‘Jornal de Notícias‘, ‘Diário de Notícias‘; ‘Notícias Magazine‘, ‘O Jogo‘, ‘TSF‘ e ‘Global Imagens‘ hanno presentato a Controlinveste un preavviso di sciopero per l’11 di questo mese.

Nel terzo paragrafo della comunicazione, si legge che «i giornalisti rifiutano la sostituzione dei professionisti con tirocinanti in stage e precari».

L’insicurezza è uno dei principali problemi da affrontare, per i giovani giornalisti. Molti di loro lavorano a tempo pieno per un’organizzazione media, ma senza alcun rapporto di lavoro, da liberi professionisti. Compenso? A volte 500 euro al mese, lordi. Non hanno diritto a ferie retribuite, né, nella maggior parte dei casi, ad alcuna protezione sociale.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->