sabato, Maggio 15

Portogallo fuori pericolo? Possibile un'uscita dal piano d'aiuti all'irlandese?

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I titoli della cronaca ci hanno ormai abituato a sentire parlare della crisi greca, di quella spagnola e persino di quella irlandese, in pochi però hanno riportato notizie riguardanti il Portogallo, che negli ultimi anni ha attraversato una grave e profonda recessione economica. Lisbona ha però fatto ricorso in modo ponderato agli aiuti di Bruxelles e, attuando una serie di norme importanti, ha risanato i propri conti tanto che recentemente il Wall Street Journal’ ha scritto che è stato “un buon allievo” tra i Paesi dell’Eurozona costretti a dure riforme dalle istituzioni internazionali. Dagli ultimi dati economici disponibili risultano infatti una diminuzione della disoccupazione, un alto tasso di crescita e buone previsioni per il futuro, il tutto coadiuvato da un rapporto deficit/Pil in calo al 4,9% rispetto al 6,4% del 2012. 

A ribadire la ritrovata buona salute del Paese poi è stato anche il Ministro dell’Economia, Antonio Pires de Lima, che a ‘Le Figaro’ ha assicurato che la ripresa è ben avviata e la rinnovata competitività sta attirando investimenti. Il fatto che la ripresa arrivi in questo momento è fondamentale in quanto a metà del 2014 si concluderà il piano di aiuti triennale richiesto dal primo ministro Pedro Passos Coelho a Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale e secondo Pires de Lima si starebbe valutando di uscire dal piano e riprendere le redini della propria sovranità fiscale. In merito a questo Lisbona ha ora due scelte davanti, quella di un uscita all’irlandese, con un ritorno sui mercati senza rete di sicurezza, oppure quella di negoziare una linea di credito con il meccanismo di salvaguardia europeo (Esm). 

Questi dati sembrano ancor giù eclatanti se si pensa che solo tre anni fa la crisi economica del Portogallo si aggravava di giorno in giorno ed Eurostat collocava il Paese, tra 2010 e 2011, al primo posto tra i Paesi dell’Unione Europea dove maggiormente è cresciuta la pressione fiscale e si sono innalzati gli indici di crisi. Per una prima tranche di aiuti la troika ha messo, come suo consueto, lo Stato sotto la lente d’ingrandimento e chiesto di eliminare al più presto il cosiddetto “spreco pubblico”, ovvero tagliare radicalmente la spesa pubblica. I tagli richiesti sono stati di ben sei miliardi di euro, una cifra enorme per un Paese piccolo come il Portogallo. Dalla scuola alla sanità sono stati molti i campi toccati e le proteste della popolazione, stremata da crisi e tagli, hanno più volte fatto vacillare la tenuta del governo. Particolare risentimento è stato provocato da una delle ultime manovre, varata proprio all’inizio del 2014, che ha portato ad un severo taglio delle pensioni. Il Ces (contributo straordinario di solidarietà) è stato messo in atto dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il taglio del 10% delle pensioni dei funzionari pubblici, e il governo si è visto costretto ad allargare la platea dei destinatari del provvedimento, prevedendo un taglio tra il 3,5% e il 10% per gli assegni mensili superiori ai 1.350 euro al mese. Con questa manovra si dovrebbero incassare 390 milioni di euro, necessari per portare fuori dalla crisi lo Stato e scegliere di non ricevere extra aiuti dalla Troika. L’amara medicina però pare essere servita, perché oggi Lisbona sembra riprendersi e diversi settori recuperano terreno.

Uno su tutti è il settore delle esportazioni, che ha visto un aumento del 24% negli ultimi anni facendo salire la quota di Pil occupata dall’export al 41%. I risultati nelle esportazioni poi hanno inciso anche sui dati della disoccupazione: nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione è diminuito al 16,4%, rispetto al 17,7% del trimestre precedente. All’inizio del 2014 questo dato è ulteriormente sceso al 15%, una percentuale ancora alta ma certamente la migliore degli ultimi anni e in grado di dare una spinta alla domanda interna. I consumi delle famiglie infatti, che sono scesi del 10% nel 2012 e nel 2013, si sono stabilizzati dalla scorsa estate ed ora danno segni di ripresa significativa.

Sempre nei primi mesi di quest’anno poi, per la prima volta da gennaio 2010, il rendimento dei titoli di stato decennali portoghesi è sceso sotto la soglia del 4% (3,999 per cento), indice che il governo non ha più bisogno di promettere rendimenti astronomici per ottenere denaro in prestito. Ai potenziali investitori ora il Paese può offrire competitività, come affermato dal Ministro Pires, che ha poi aggiunto «Come evidenziato dal rimbalzo delle esportazioni, il Portogallo è diventato una grande piattaforma per lo sviluppo industriale e dei servizi in Europa e in altre aree geografiche come l’Africa, con l’Angola e il Mozambico, o l’America Latina. La nostra attrazione principale è il capitale umano. Le nostre università formano ottimi ingegneri e tecnici».

Queste manovre sono servite allo scopo e il Portogallo è riuscito a mantenere le promesse fatte all’Europa. Solo lo scorso dicembre Mario Draghi, presidente della BCE, aveva affermato che molto probabilmente il Portogallo avrebbe dovuto intraprendere un programma di austerità per un «periodo transitorio» scegliendo l’aiuto di una «linea di credito precauzionale»in modo da agevolare il ritorno sui mercati alla fine dell’attuale programma. Questa opzione, ancora sul tavolo, si va però allontanando in quanto, visto il progredire dell’economia portoghese, non si esclude che migliori risultati possano venire da un uscita netta dal piano di aiuti, come ha fatto l’Irlanda. Senza reti di salvataggio, certo, ma anche senza ulteriori vincoli e con il recupero totale della propria indipendenza finanziaria.  

 

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