sabato, Ottobre 16

Portogallo e il problema del nonnismo accademico La morte di sei studenti dell’Universidade Lusófona, avvenuta sulla spiaggia di Meco, riapre vecchie ferite

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Lo scorso anno, a dicembre, è emerso il caso della morte di sei studenti dell’Universidade Lusófona, avvenuta sulla spiaggia di Meco (vicino a Lisbona). Il pubblico ministero ha concluso non vi era alcuna evidenza di reato, credendo a João Miguel Gouveia, solo superstite della tragedia, che ha detto che i colleghi sono stati portati via da un’onda.

Secondo il rapporto della polizia giudiziaria, nulla indica che le sei vittime siano state costrette e volgere le spalle al mare, né che siano stati legati o sottoposti a qualche pratica più violenta. L’avvocato delle famiglie delle vittime richiederà comunque la riapertura del caso. Il gruppo di giovani stava passando il fine settimana in una casa nella città di Aiana Angle,per ritualizzare una iniziazione. Testimoni hanno detto alla stampa portoghese di averli visti camminare con pietre alle caviglie, il che ha diffuso il dubbio che le morti siano conseguite a determinate pratiche.

La televisione portoghese TVI ha fatto una ricostruzione del delitto, affermando che le vittime erano bendate e volgevano le spalle al mare. Davanti a loro c’era il dux João Miguel Gouveia, che gli faceva delle domande. Una risposta sbagliata significava un passo indietro verso l’acqua. Questa tesi giustifica il fatto che solo John Gouveia sia sopravvissuto. Il dux, che sembra soffrire di amnesia selettiva, ha detto alle autorità che il gruppo è stato portato via da un’onda, ma lui è riuscito a tornare a terra.

Il caso di Meco, indipendentemente da ciò che è accaduto su quella spiaggia, ha aperto un intenso dibattito sulle iniziazioni accademiche. In Portogallo, gli studenti che entrano all’università, in gran parte subiscono atti di nonnismo da parte di colleghi che frequentano gli anni più avanzati. Le matricole non può guardare i doutores negli occhi, non possono ridere, vengono messi “a quattro zampe” (con i piedi e le mani per terra) e devono obbedire agli ordini degli iniziatori. Spesso alle matricole tutto questo non è presentato come un’opzione. Sembra infatti regnare l’idea che chi non si sottopone alla pratica di iniziazione si debba allontanare dalla vita accademica.

Bei ricordi

Questa settimana “L’Indro” ha sentito due studenti che riferiscono le loro diverse esperienze di matricole: Marta Ferreira, del terzo anno della Facoltà di Ingegneria di Porto (ISEP), e Joana Machado, che ha studiato presso le Università di Coimbra e Porto.

Cominciamo con Marta. La studente nega che l’iniziazione all’ISEP sia una cosa difficile: “Si diceva che fosse una cosa dura, ma non sono mai stata trattata male e non ho subito nulla di violento. L’idea di queste iniziazioni è completamente sbagliata”. La studentessa riconosce solo che in alcune delle canzoni cantate dalle matricole si usa un “linguaggio indecente”. Più goliardia che iniziazioni, insomma. “Il mio primo anno è stato il momento migliore che io abbia vissuto. Era soprattutto un momento di integrazione. Mi sono creata grandi amicizie “, ha osservato Marta, ricordando alcune delle attività di quel periodo: “Dapprima, abbiamo imparato delle canzoni relative al livello del nostro corso. Poi abbiamo fatto alcuni giochi per conoscere meglio le persone che si erano iscritte con noi. Abbiamo anche fatto alcuni percorsi a piedi per conoscere l’università e la città di Porto”.

La studentessa assicura che una cosa le è sempre stata detta, nell’ISEP: “Far parte nelle associazioni studentesche è facoltativo, nessuno è discriminato se non vuole essere iniziato per poi farne parte”. Ma quando le abbiamo chiesto se conosceva qualcuno che aveva rifiutato l’iniziazione, ha risposto che conosceva solo di casi di persone che avevano motivi professionali per rifiutare. Nell’ultimo anno accademico, Marta è passata dall’altra parte della barriera, per iniziare i nuovi colleghi, a sua volta. Ha espresso in questo modo la sua preoccupazione: “Quando svolgiamo attività con loro, dobbiamo sempre ricordare che le persone sono diverse, hanno limiti diversi e fondamentalmente bisogna metterci molta testa in quello che facciamo, perché non tutti reagiscono allo stesso modo”.

Costretta a consumare alcol

L’esperienza di Joana Machado da matricola è stata molto diversa da quella di Marta. L’ex studentessa, iscritta al corso di Geologia presso l’Università di Coimbra (UC) nel 2007, dice di essere stata costretta a bere alcolici, cosa che nemmeno apprezzava. Un ex studente dice che al secondo giorno di prove, il dux, “un personaggio di 41 anni, imponendo timore e rispetto, ha riempito il famoso cucchiaio di legno con bagaço” per poi costringerla a bere, “ho provato a fuggire o a chiudere la bocca, ma è riuscito a costringermi, dicendomi di aprire la bocca. Dopo aver finito di bere ho vomitato per due giorni, non sono molto tollerante all’alcol”.

Joana assicura che ha continuato a essere vittima di bullismo da parte dei praxistas: “Mi obbligavano a bere a tutte le cene, se non l’avessi fatto sarei uscita dalle regole e non ci sarebbe stata occasione di divertimento”. Da matricola, quindi “non voleva lasciare l’associazione, per non rischiare di essere vittima dei loro scherzi” e tutti i suoi colleghi si stavano associando, dunque ha dovuto chiedere a “un amico medico” una certificazione sul fatto “di aver avuto problemi di stomaco”. In questo modo non è più stata costretta a consumare bevande alcoliche. Oggi, a 26 anni, Joana ammette che reagirebbe in modo diverso: “All’epoca era appena arrivata, non conosceva nessuno. Voleva integrarsi, incontrare persone ed essere accettata. Ho finito per rispettare le regole”.

Il dux riconosce le pressioni

“L’Indro” ha incontrato il dux veteranorum dell’Università di Coimbra, coinvolto in questo caso di bullismo. João Luís Jesus ha affermato di non conoscere il dux Braga di cui parla la studentessa e nega che sia stata costretta a bere, poiché “nessuno le ha ficcato in bocca da bere”. Ma l’alunno che controlla il maggior numero di matricole di UC riconosce che Joana “potrebbe essere stata spinta a bere su pressioni dei colleghi, per tenere il passo con loro”. João Luís considera “normale che oggi la gente beva alcol”, e che chi non lo fa “deve giustificarsi”. Perciò, gli sembra normale che la studentessa abbia dovuto presentare la certificazione di un medico alla Commissione della Praxe.

Pratiche di sottomissione sessuale

Joana ha testimoniato anche altri abusi da parte dei praxistas, che cercavano sempre le donne. “Penso che usino il target femminile per il loro piacere” sottolinea, prima di dare alcuni dettagli: “Esibizioni di ragazze davanti ai ragazzi, mentre, diciamo, si strusciano su di loro o sono obbligate a masturbarli”.

La studentessa ritiene che “anche se molte persone non sono favorevoli ad associarsi,  viene loro un po’ imposta”. Joana intende dire che molte matricole non vogliono essere iniziate, ma “alla fine scoprono che è l’unica realtà e che devono accettarla. Molti si assoggettano, anche se non gli piace, solo per non essere messi da parte”.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli 

 

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