lunedì, Maggio 17

Portogallo e il giallo delle attività illecite angolane field_506ffb1d3dbe2

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Portogallo Angola

Kigali – Settembre 2013: la magistratura di Lisbona ordina un’inchiesta contro alte personalità della ex colonia africana, l’Angola, riguardante sospetti di frode fiscale e riciclaggio di denaro. La prima inchiesta si concentra su una transazione bancaria di 93.000 dollari sul conto bancario intestato a Joao Maria da Souza, il Procuratore Generale della Repubblica d’Angola, presso un istituto portoghese di Lisbona. L’ingente somma, trasferita da Luanda due mesi prima parte per un conto presso una banca delle Isole Caimane, noto paradiso fiscale. Durante l’inchiesta gli inquirenti scoprono altre transazioni sospette che coinvolgono direttamente il Vice Presidente Manuel Vicente assieme alle figlie del Presidente José Eduardo Dos Santos (nella foto), Isabel e Tchizé.

Nel periodo tra il 2008 e il 2012 si nota una vera e propria triangolazione finanziaria tra Angola, Portogallo e Isole Caimane e spropositati investimenti immobiliari attuati senza indagini di mercato appropriate e senza visitare fisicamente gli immobili. Anche importanti istituti bancari portoghesi sono soggetti da questi improvvisi investimenti angolani, spesso decisi in pochi minuti tramite internet o tramite sommari servizi prestati da dipendenti della Ambasciata della Repubblica d’Angola in veste di  intermediari. La Magistratura di Lisbona arriva alla conclusione che il Portogallo è utilizzato come principale base internazionale per un colossale riciclaggio di denaro organizzato  dal Governo angolano per ripulire milioni di euro provenienti da corruzione, vendite offshore del petrolio e riciclaggio di oro e altri minerali rari.

Il caso più eclatante riguarda la figlia del Presidente, Isabel Dos Santos, quarant’anni ed unica donna miliardaria in Africa. Isabel detiene la maggior parte delle sue fortune in Portogallo protetta dall’immunità diplomatica e quindi esentata dal pagamento delle tasse. Possiede la metà delle azioni della compagnia Telecom Portoghese e il 19,4% delle azioni di una tra le più importanti banche portoghesi, la BPI. E’ la direttrice del istituto finanziario BIC Portogallo e possiede il 20% delle azioni di Amorim Energia multinazionale portoghese che controlla il 40% della GAL la più importante multinazionale Europea di petrolio e gas. Gli investimenti in Portogallo di Isabel, denominata “la Principessa”, sono stati valutati a 1,3 miliardi di euro, divenendo il terzo finanziatore dell’economica portoghese dopo l’Unione Europea e l’Angola.

Una inchiesta indipendente eseguita dal mensile economico americanoForbes’ conferma le indagini della magistratura portoghese aggiungendo un dettaglio fondamentale: gli investigatori internazionali assunti da Forbes informano dell’esistenza di ragionevoli prove che Isabel è in realtà una miliardaria inventata e agirebbe per conto del Presidente angolano, Ministri e Generali vicini al potere. Tutti gli investimenti attuati in Portogallo da Isabel provengono da frodi fiscali ai danni del Governo angolano e vendite illecite di petrolio, diamanti, e dal oro e coltan saccheggiato alla Repubblica Democratica del Congo.

La reazione dell’Angola non si fa attendere. Il Presidente José Eduardo Dos Santos, al potere dal 1979, informa ufficialmente il Governo Portoghese che le relazioni tra i due Stati sono seriamente compromesse. La lettera ufficiale crea il panico tra gli ambienti politici e finanziari portoghesi. Il Paese europeo è economicamente fallito. Il supporto finanziario della Unione Europea e le misure di austerità attuate in questi due ultimi anni non hanno migliorato la situazione economica. La disoccupazione ufficiale è del 17%, una sottostima intenzionale per nascondere la vera percentuale che si aggirerebbe attorno al 32% con punte del 72% tra i giovani.

Al contrario l’Angola è un Paese in pieno sviluppo con una crescita economica annuale del 15% grazie al petrolio e ai diamanti. Il successo economico ha permesso all’Angola di superare in termini di importanza finanziaria i giganti africani: Nigeria e Sud Africa, ed è equiparata al Brasile. La bilancia commerciale tra Portogallo e Angola è completamente a favore della ex colonia africana che é diventata il primo paese importatore del Portogallo superando Spagna, Francia e Germania nel settore agricolo e petrolifero. L’ex colonia, assieme al Mozambico, rappresenta l’unica possibilità di sopravvivere e trovare un impiego per la gioventù portoghese. Nel 2011 centomila giovani portoghesi lavoravano in Angola alle dipendenze di ditte locali e circa 12.000 in attività in proprio nei settori del commercio e servizi. Il Dipartimento di Immigrazione Angolano stima che altri 4.000 portoghesi siano presenti nel Paese impegnati nella economia informale con visti scaduti e quindi illegali.

Per calmare l’ira angolana a metà settembre 2013 il governo di Lisbona invia a Luanda il Ministro degli Affari Esteri Rui Machete con il compito di presentare le scuse ufficiali e di assicurare il Presidente Dos Santos che le inchieste della magistratura verranno immediatamente interrotte. Purtroppo la magistratura di Lisbona non intende ragione e continua le indagini in previsione di iniziare una procedura legale. «Con il Portogallo andiamo molto male. Vi sono delle gravi incomprensioni a livello delle più alte istanze statali e il clima politico attuale non incoraggia a sostenere l’economia portoghese né a considerare il Portogallo come un partner privilegiato», afferma il Presidente Dos Santo al Parlamento il 15 ottobre 2013.

La dichiarazione rappresenta una doccia fredda per la vacillante economia del Portogallo creando un crollo della borsa di Lisbona. Gli investitori angolani rappresentano l’ossigeno per il Paese Europeo sepolto da una montagna di debiti. I ricchi uomini d’affari angolani comprano a man bassa le imprese statali in fallimento senza nemmeno discutere il prezzo e mantengono in vita il mercato immobiliare. Un portoghese su quattro lavora per imprenditori angolani istallatesi in Portogallo.

Le pressioni del Governo sulla magistratura di Lisbona si fanno intollerabili. Contro di essa vari settori della stampa nazionale lanciano accuse di attentare alla sopravvivenza economica del Paese. Il 21 ottobre il Journal of Angola, il quotidiano angolano del MPLA il partito al potere, in un editoriale denuncia come una intollerabile aggressione le inchieste della magistratura di Lisbona affermando chiaramente che il Portogallo non è nella posizione economica ottimale per dare lezioni alle sue ex colonie. Ai primi di novembre vengono inviati 14 parlamentari portoghesi a Luanda con il compito di attenuare le tensioni tra i due Stati. Il Presidente Dos Santos sinteticamente chiede l’immediata chiusura della inchiesta. L’opinione pubblica portoghese, compresa quella della diaspora, inizia ad inveire contro la magistratura. «I Giudici hanno analizzato le cifre economiche con l’Angola prima di agire? Quale é il primo investitore in Portogallo? L’Angola. Chi sono gli stranieri che spendono di più in Portogallo? Gli angolani. Allora quando uno spende milioni di euro che beneficiano la nostra economia é stupido chiedergli la provenienza del suo denaro. Lo si accetta ringraziandolo», afferma Licino Barraira, un imprenditore portoghese in Angola a France24.

A metà febbraio 2014 un breve comunicato della magistratura di Lisbona annuncia la sospensione dell’inchiesta sugli illeciti commessi in Portogallo dalla Famiglia Dos Santos senza inoltrarsi in spiegazioni. Le interferenze del Governo portoghese sulla magistratura rappresentano un grave attentato alla indipendenza giudiziaria sancita dalle Costituzioni portoghese ed europea. Nonostante questo l’Unione Europea non ha mosso un dito in difesa della magistratura di Lisbona.

“L’Unione Europea non poteva intervenire contro il Portogallo per ristabilire lo stato di diritto e il rispetto della indipendenza della magistratura per il semplice motivo che il supporto finanziario angolano rappresenta un sospiro di sollievo per Bruxelles che permette di canalizzare meno fondi per tenere in vita una non economia: quella del Portogallo. I programmi di austerità e privatizzazioni richiesti dall’Unione Europea al Portogallo non hanno creato nessun effetto positivo. Se un Paese africano avesse osato tanto azzittendo la propria magistratura in uno scandalo internazionale ai danni del proprio governo,  l’Unione Europea avrebbe immediatamente sospeso gli aiuti bilaterali. Non parliamo per esempio del Venezuela. Con il clima anti Chavista che si respira attualmente Bruxelles avrebbe decretato un embargo economico contro il Paese latinoamericano. Al contrario l’Unione Europea ha dato al governo portoghese il beneplacito per calpestare la magistratura poiché Lisbona dipende finanziariamente dall’Angola e questa dipendenza é fortemente incoraggiata da Francia e Germania. Le due potenze europee identificano l’Angola come un importante partner per alleviare il carico fiscale che deve essere sopportato per mantenere in vita le non economie come  quella del Portogallo. Bruxelles spera ardentemente che l’Angola decida di allargare investimenti ed aiuti ad altri Paese Europei falliti quali: Grecia, Italia e Spagna. Sarebbe un bel risparmio finanziario per l’Unione Europea”, spiega Marcolino Moco ex Primo Ministro angolano (1992 -1996) ed attuale primo avversario politico del Presidente Dos Santos.

La complicità di Bruxelles è stata anche opera del Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, ex Primo Ministro Portoghese a causa di uno scandaloso conflitto di interesse che  lega le sue fortune personali alla Famiglia Dos Santos. La proficua amicizia é iniziata nel 2003 in occasione di una sua visita ufficiale in Angola.  Durante la visita Barroso fu ospite d’onore nella residenza privata della seconda figlia del Presidente: Tchizé Dos Santos che possiede il 30% delle azioni di tutte le ditte di frutta portoghesi. É proprio durante la visita del 2003 che Barroso e il Presidente Dos Santos concordarono il futuro del Portogallo: una semplice piattaforma per l’espansione europea delle multinazionali angolane. Barroso improvvisamente cominciò a partecipare come socio minoritario nella azienda petrolifera statale SONOCO, il principale motore di produzione e di finanziamento del paese.

Nel 2011 Barroso convinse l’Unione Europea ad ignorare un rapporto redatto dalla Ong Global Witness dove venivano dettagliatamente spiegati gli illeciti della industria petrolifera Angolana. Il rapporto dimostra come sparirono dai conti del Ministero delle finanze 84 milioni di barili nel 2008. Questo enorme ammanco fu per la maggior parte utilizzato per sostenere gli investimenti della Famiglia Dos Santos in Portogallo. Durante la sua visita in Luanda del 2012 Barroso siglò un accordo ufficiale tra Unione Europea e Angola per il rafforzamento della cooperazione economica che prevede la facilitazione dei investimenti angolani in Europa in cambio del impegno di Luanda a supportare “temporaneamente” diversi Paesi Europei in difficoltà.

Il giornalista portoghese Pedro Rosa Mendes, insegnante presso la Scuola dei Studi Superiori in Scienze Sociali a Parigi, afferma che le attività criminali della Famiglia Dos Santos in Portogallo sono iniziate negli anni novanta quando l’Angola era appena uscita dalla lunga guerra civile e cominciava l’estrazione petrolifera che permise di riprendersi economicamente e di rafforzare la sua influenza a livello internazionale. La Grande Recessione Occidentale iniziata nel 2008 è servita per accelerare il processo di “rivincita storica dell’Angola” trasformando il Portogallo in un mero vassallo.

Se la rivincita storica sul Portogallo, uno dei principali autori della guerra civile dopo l’indipendenza del sua ex colonia africana, fosse a beneficio della popolazione angolana potrebbe essere considerata anche positivamente. Purtroppo il 70% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. L’originaria organizzazione Marxista Leninista Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola – MPLA ha trasformato l’Angola in uno dei Paesi più corrotti in Africa dopo la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana. Un Paese in ostaggio della Famiglia Dos Santos e del partito MPLA. 

 

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