sabato, Aprile 17

Pornfood, maschio e femmina tra cibo e arte field_506ffb1d3dbe2

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Cibo e arte viaggiano spesso di pari passo. Letteratura, musica pittura hanno sempre avuto dei punti di contatto con il cibo e con l’erotismo di certi alimenti. La natura selvaggia, la natura umana, quella di sfamare ogni suo bisogno fisico, il cibo e il sesso, il cibo e la donna, il cibo che rappresenta il pene e l’erotismo maschile, ma anche il cibo come puro piacere dei palato. Il cibo che diventa pornografia, arte, gusto e allora nasce il ‘Pornfood‘.
Già nella ‘Divina Commedia’ Dante parla del cibo, famosissimo l’atto di cannibalismo del Conte Ugolino nel trentatreesimo canto dell’Inferno. Alighieri si riferiva al cibo come ad uno dei peccati capitali e, tra i peccati, quello più ignobile, il peccato meno dignitoso di cui macchiarsi.

Non solo Dante ovviamente, tantissimi i poeti, letterati e cantanti, italiani e non, che negli anni hanno attribuito al cibo una valenza erotica non indifferente. Ornella Vanoni con ‘Rossetto e cioccolato‘ lancia una carica erotica del cibo mescolata con il rosso carnale delle labbra di una donna, regalando un valore aggiunto della musica.

Al cibo e alla donna nel tempo si sono aggiunti i fiori e a questo triangolo erotico-amoroso ecco che Luciano Ligabue decide di dedicare persino un album dal titolo ‘Lambrusco, coltelli, rose e pop corn‘, fino ad arrivare ai giorni nostri quando l’arte, ai margini dell’Expò sull’alimentazione racconta il complesso connubio tra il cibo i fiori e la sessualità.

Sbarca così a Roma fino a febbraio la mostra gratuita ‘Cornucopia‘ dove gli artisti si confronteranno con il cibo e il ‘Pornfood‘.

Francesca Barbi Marinetti, curatrice della mostra spiega il profondo significato legato alla cornucopia da cui trae il titolo e ispirazione la mostra stessa.

«La cornucopia è simbolo di abbondanza, fortuna e fertilità, su un piano più profondo la cornucopia rappresenta sovranità, spiritualità e forza. Ed è un elemento bipolare in quanto penetrante e pungente (maschile), contenitrice e creativa (femminile). Ancora una volta un bene supremo può assumere le sembianze della tentazione eccitando abitudini comportamentali».

La titolare e co-ideatrice della mostra, Tina Vannini parla del progetto addentrandosi nel ‘problema cibo’ e alimentazione, guardando soprattutto al grande evento milanese conclusosi nel mese di ottobre e raccontando la moda recente di dover, o meglio, voler, immortalare il cibo quasi a volerlo tramandare.
«Questo è un progetto a cui tengo molto e volevo che questa esposizione concludesse l’anno in cui tanto si è parlato di alimentazione in Italia. Abbiamo voluto presentare i due aspetti contrapposti del ciboquello classico, rappresentato dalla ‘cornucopia’ che induce ad immaginare la bellezza, la ricchezza, il valore e il piacere, da contrapporre alle abitudini di oggidove ogni pietanza non viene solo assaporata e gustata ma divorata da scatti ossessivi che esigono un cibo bello ed estetico, da condividere non più in una tavola conviviale allietata dagli odori, dalle risate e dai discorsi dei commensali, ma bensì dalla necessità, in un nanosecondo, di pubblicare e far vedere a migliaia di occhi che cosa stai per ‘mordere’ quasi come fosse un piacere forte e peccaminoso, che non può più essere intimo»

Gli artisti che hanno deciso di prestare le loro opere d’arte al progetto sono Marco Colletti che presenta dolci balocchi dai colori squillanti, in netto contrasto con lo sfondo ombroso, che strizzano l’occhio alla nostra dimensione infantile. L’opulenza di un mondo sazio d’ogni cosa ritorna negli accostamenti surreali di Elio VarunaSara Baxter, invece, rappresenta i supereroi con il barattolo che da sempre è presente nella pop art, Sono piselli, invece, quelli tatuati sulla pelle della bad-girl di Laura Giardino che ironizza sulla seduzione oscura e perversa femminile. Le pin-up di Shanti Ranchetti, infine, esasperano il rapporto tra appetito sessuale e gastronomico.

Tra gli altri autori in mostra anche Francesco Bancheri che propone primi piani ravvicinati di fiori e cibo, in un’immersione olfattiva e visiva attraverso collage di buste e ritagli di giornali.
Bancheri si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma in scenografia nel 2001 e dopo diverse esperienze di televisione, pubblicità e teatro firma le scenografie per il musical di Nicola Piovani ‘ConchaBonita‘, diretto dal regista Alfredo Arias (2004). Lo studio della fotografia e la ricerca pittorica lo portano ad approfondire il ritratto e il figurativo, ma con il tempo sviluppa una tecnica basta sulla riformulazione del messaggio visivo statico, ovvero quello stampato. Bancheri taglia, unisce e incolla la carta dei quotidiani trasformando un messaggio più o meno stereotipato in qualcosa di immaginifico.
Altro artista degno di nota Daniele Carnovale che rappresenta il consumo del cibo rapportato all’immagine femminile in soluzioni di equilibrata eleganza e ironia, con alimenti e bevande diverse a cui ogni opera è singolarmente ispirata.
Carnovale nasce a Nettuno, si diploma in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e lavora da sempre come scenografo. La sua opera artistica, realizzata con tecnica mista, è di matrice Neo-Pop. Nei suoi lavori è spesso presente l’inserimento di foto rielaborate pittoricamente accompagnate da scritte prese in prestito dal grafitismo. Predilige superfici rigide. Tema ricorrente è il rapporto tra l’uomo e il vissuto tecnologico e comunicativo della contemporaneità.

Ecco cosa, Francesco Bancheri e  Daniele Carnovale, ci hanno detto delle loro opere.

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