domenica, Agosto 1

Populismo, fenomenologia di una frattura Il popolo costituirebbe l’interfaccia o la risposta ‘di popolo’ ai guasti di una globalizzazione che attivata con le migliori intenzioni, redistribuzione di ricchezza e senso vitale per tutti, si è andata trasformando in un terreno minato di diritti negati e compensi civili per gli standard dell’Occidente

0

Rientro nel fluire del mio dire dopo turbolenze influenzali non-covid ed urgenti lavori di ricerca. Provare ad individuare e descrivere motivi e ragioni che spingono ilmondo sociale economico politico e culturale in una dinamica populista che dalla politica si estende alle diverse sfere della vita sociale, è compito alquanto difficile. Anche perché ciò che non è proficuo fare è individuare una motivazione monocausale che spieghi fenomeni e dinamiche economiche culturali e sociali diverse assunte oggi sotto l’etichetta invero ampia di populista.

Dunque che cosa possiamo ascrivere al fenomeno populismo, la cui matrice estensiva sul piano concettuale ha preso piede in molti settori della vita sociale, per significare fenomeni e dinamiche che alludono a movimenti della società affatto diversi. In sintesi populismo costituisce una sintesi in cui viene “esaltato in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi” (Treccani). È una rappresentazione idealizzata del popolo, come se questo avesse una testa pensante e si ponesse obiettivi condivisi. Al contrario, nella dinamica di popolo ciò che emerge è una disposizione collettiva che l’avvicina alla massa, un indistinto coacervo di rivendicazioni pulsioni rabbie e frustrazioni che nel movimento collettivo trovano un canale di espressione ribellistico.

L’Argentina del tempo di Perón è un esempio classico al riguardo, esempio tipico per i paesi in via di rapido sviluppo nel passaggio da un’economia agricola ad una industriale, con un “rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione (Treccani). Ricordo per inciso che il populismo si connota per essere un movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra la fine del 19° secolo e gli inizi del 20° fondato su una diretta azione rivoluzionaria che puntava al miglioramento di vita delle classi diseredate, contadini e vecchi servi della gleba, verso una comunità rurale (panorama prevalente della Russia), in antitesi con lo sviluppo della società industriale occidentale.

Dunque motivi e ragioni del diffondersi del populismo sono diverse e concorrono a definire un quadro della situazione della democrazia e dei suoi compiti su cui si addensano molte nubi. Nere. Detto altrimenti, per alcuni il popolo costituirebbe l’interfaccia o la risposta ‘di popolo’ ai guasti di una globalizzazione che attivata con le migliori intenzioni, redistribuzione di ricchezza e senso vitale per tutti, si è andata trasformando in un terreno minato di diritti negati e compensi civili per gli standard dell’Occidente (dai riders o fattorini del cibo fino ai ritmi e tempi dei vari distributori di merci, Amazon in test, passando per le molte campagne italiane ricolme di ‘negri’, manodopera a bassissimo costo esposti alla vita ed alla pandemia, merce a buon prezzo nelle mani di caporali e la filiera agroalimentare che arriva, forse in modo inconsapevole, fino alla grande distribuzione).

Fase della produzione e del dominio neoliberista all’interno della quale oggi, nel ciclo storico del turbo capitalismo delle piattaforme digitali contrassegnato da nuove o rinnovate forme di servilismo e schiavitù sette-ottocentesca, emergono con forza dopo quattro decenni i meccanismi di una “lotta di classe scatenata dopo la lotta di classe”, nelle convincenti parole di Luciano Gallino, eminente sociologo italiano, le élite imprenditoriali e di potere globali hanno scatenato una guerra contro il Welfare State uscito dalla ricostruzione post seconda guerra mondiale in Europa, attaccando salari e stipendi, istruzione ed assistenza sociale.

Con il risultato, che abbiamo fatto, ci hanno fatto fare il tifo per tutto ciò che era glamour, luccicante, ricco. Insomma ricco è bello, nulla di male, se non il fatto che mentre si è dato corso ad una vera e propria controffensiva contro la povertà e le condizioni di vita fortemente peggiorate, la povertà e le condizioni di vita disagiate hanno coinvolto un popolo di ‘invisibili’, ‘dimenticati’, i forgetten man di Trump, ricco miliardario che con un patrimonio di oltre 2 miliardi di dollari (!) ha cavalcato la protesta non dico degli under dog, i sommersi, ma certo ne ha fatto una bandiera. Anche perché una sinistra slavata compiva con maggior foga una marcia per giungere al ‘centro’ del potere. Dismettendo tutte le battaglie sociali per migliorare le condizioni di esistenza, avvenute in ritardo ed in modo lieve, in Occidente e nel resto del mondo. Rivolgendosi verso lodevoli battaglie civili (lotte contro le discriminazioni, unioni civili per lo stesso sesso) ma rimaste in mezzo ad un guado di proposte. Ciò che avrebbe dovuto fare una sinistra seria, sdraiatasi sulle comode ed accoglienti poltrone e luoghi decisionali di una globalizzazione governata dalla finanza e dal capitalismo sregolato ed evasore fiscale dei padroni del mondo, perché questo è ciò che abbiamo dinanzi oggi anche se da ‘moderati’, qualsiasi cosa voglia dire, democratici, queste battaglie politiche vengono lasciate cadere perché altrimenti troppo dure verso i ‘padroni’ del vapore a cui ormai da tempo ci si è rivolti.

Quel populismo a buon peso è poi quello purtroppo anticipato da noi da un altro miliardario, ancor più ricco, quello italiano di Arcore che oggi viene elevato al rango di statista mentre ha distrutto il paese economicamente, sul piano morale, e su quello delle relazioni internazionali, con i noti giudizi volgari, come il personaggio, nei confronti della cu…na Angela Merkel.

Dianzi a tutto ciò cerchiamo per quanto possibile di essere seri, cerchiamo l’impossibile. E scherziamoci su. L’impossibile sta nell’ambiguo e dissolvente rapporto che si instaura tra realtà, la sua cognizione e la rappresentazione che ce ne facciamo nel mondo contemporaneo dominato dal trattamento elettronico dei dati. Anche di questo si nutre un populismo che inventa storie e rigetta le reali condizioni della realtà, ne modifica il tessuto cognitivo e dunque altera ciò che della realtà si viene formando, preferendo fornire un’immagine strumentale e distorta di ciò che accade. Questa complessa ed articolata dinamica avviene nell’epoca detta dell’età dell’informazione, una società dell’immateriale e della conoscenza che ormai definisce ed orienta i nostri sensi in una dimensione olistica globale. Un oggi contraddistinto per un verso da una iperproduzione di immagini, pubblicitarie e non, che saturano i nostri circuiti nervosi, per un altro dalla iperproduzione di notizie messaggi informazioni, testi scritti sempre meno a contatto tattile con il nostro leggere, quanto al tocco digitale su schermi dalla grandezza sempre più miniaturizzata. Dove ormai scorre il mondo e con cui interagiamo sempre più perplessi su ciò che conoscevamo e cercavamo di filtrare tra verità e menzogna, essendosi inserita la funzione che ormai lavora a pieno regime costituita dalla falsificazione.

Ovvero dalla ricostruzione su altri fondamenti di una realtà che ormai ci sfugge nella sua complessità, per risolverci ad accentuare caratteri di una semplificazione poco redditizia ma alla portata di tutti rielaborata e prodotta dai meccanismi della realtà virtuale. Prima rivolti in prevalenza verso l’esterno da noi, ora in versione entropica con noi che traslochiamo dal mondo esterno per immetterci in un interno smisurato. Cche percepiamo e racchiudiamo nella retina con la nostra osservazione diretta non costituisce che una infinitesima porzione di quanto siamo disposti ad accettare ed a percepire come realtà, filtrata e giustificata o meno dallo status e ruolo occupato nella società, dal grado di conoscenze ed informazioni raccolte e rielaborate di cui siamo in possesso, nonché dall’accettazione di ciò che riusciamo a non spiegarci.

Unitamente alla permeabilità psicologica delle dinamiche di persuasione e manipolazione delle coscienze, forme comunicative giunte oggi a livelli incomparabili della storia umana. Questa dinamicamodifica radicalmente il modo con cui interagiamo con la realtà, come afferma McLuhan (Capire i media. Gli strumenti del comunicare, 2011) quando afferma che all’epoca della meccanica, l’estensione del nostro corpo avveniva in senso spaziale, mentre oggi dopo un uso diffuso dell’elettricità, con l’impatto del trattamento elettronico dei dati, Internet e Rete, “abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che… abolisce il tempo e lo spazio”. Di modo che l’apparato corporeo si estende in uno spazio in cui l’intero sistema nervoso centrale della mente viene sollecitato ad estendersi con le nuove tecnologie elettroniche che aboliscono tempo e spazio in una nuova simultaneità globale che altre ere tecniche componevano in una sequenzialità di specialismi parziali. L’abolizione di spazio e tempo produce una sorta di spurio tempo a-crono, senza tempo, poiché tutto ciò che accade agisce nel momento in cui la mia percezione ne entra in contatto simultaneamente. Dati informazioni messaggi, è tutta una sequenza policentrica che mi giunge da un ovunque senza confini che mi colloca in una difficoltosa condizione di connessione permanente.

Con la sicura conseguenza che siamo sempre meno in grado di prestare attenzione alla veridicità, verità, cognizione personale di tutto ciò che ci viene inviato e di cui ormai siamo riceventi passivi. Sempre più difficoltà, anzi sconfitti, nella corsa quotidiana all’elaborazione della realtà, nell’utilizzo di strumenti, factchecking, per operazioni di verifica e prova di verità dei messaggi che richiedono un tempo che non abbiamo più. Perché è sfuggito, perso, aleatorio. Se decenni fa mi arrivavano una decina di messaggi io focalizzavo l’attenzione su alcuni interessanti per le mie preferenzecompetenze curiosità. Di questi, forse su due o tre avrei potuto argomentare qualcosa facendo una buona figura. Il resto era effetto sfondo. Oggi? Ricevo centinaia di messaggi pubblicitari o meno, scientifici, e di paccottiglia varia, le mie attività il mio scrivere approfondire cercare riscontri mi lasciano pochissimo tempo non dico per leggerli tutti, impossibile, ma almeno ordinarli mentalmente in una classifica di rilevanza, mia personale,non ancora per importanza in sé della notizia, che non verifico. Dopo di che mi mandano decine di mail al giorno, alcune scientifiche dirette proprio a me, o inerenti il mio lavoro sociologico, il resto a cerchi concentrici, da quelli più vicini in parte fino a quelli lontani, è un tripudio di sfondo da ‘carta da parati’. Arrivato ad oltre 4 mila mail da selezionare cestinare o tenere, mi resta solo per rispetto ed educazione rispondere a quelle in cui mi sollecitano un parere o decisione. Naturalmente come miliardi di altri subisco la mia personale communication storm, una guerra comunicativa dove arrivano echi di falsi, notizie in apparenza veritiere, quelle non verificabili, quelle altre che per verificarle occorre perderci molto tempo. Quelle altre ancora che sono state strutturate per indurci reazioni di ‘pancia’ (dai migranti, ai negri, al sesso, al denaro delle élite di persone sgradite, temi falsi di presa sicura, ecc.).

Alfine ma non infine, il populismo per la politica, la politica del populismo è fermare l’azione del proprio decidere per porsi in ascolto degli umori, rabbie, livori insofferenza alla vita, individuazione di un capro espiatorio che “è” sempre esterno al limite delle nostre azioni. Non siamo mai noi responsabili di ciò che non siamo in grado, capaci, limitati dalle condizioni di esistenza di poter conseguire, ma il limite del nostro conseguimento si trasmuta in un attaccoa prescindererivolto all’esterno verso chiunque altro siamo in grado o ci dicono di odiare, disprezzare, colpire. Questo è ciò che fanno le destre, nel mondo ed in versione ignorante fascio leghista o all’amatriciana de’ destra in Italia. Privi di qualsivoglia elemento di riflessione, ché quest’ultima non è patrimonio di chi inveisce, umilia l’altro, espone rosari croci, meglio se uncinate, per colpire sempre lì: le donne sono troie e dunque lo stupro lo cercano, i migranti sono negri e dunque è colpa loro, omosessuali e lesbiche, trans gender e non identitari di genere sono il male del mondo, da estirpare in ogni modo. Facendo affari con la Russia, intrecciando con l’ex ministretta affari e forse pensieri con ex strateghi dell’ex fCB (ex fascista alla Casa Bianca), il suprematista ignorante subalterno Trump che stanno convincendo ad andarsene, mentre tenta colpetti di Stato su cui gli pseudo democratici globali non dicono nulla. L’unico a sottolinearne la gravità è stato in verità Enrico Letta, quello che in sedicesimo si beccò una bella pugnalata dal cazzaro di Rignano, mentre gli cinguettava ‘Enrico stai sereno’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

End Comment -->