lunedì, dicembre 17

Populismo, ecco il nuovo fascismo mondiale In Italia, assistiamo a due forme di populismo: lotta all’ immigrazione e contributi finanziari dello Stato.

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Nel pieno della campagna elettorale, Steve Bannon fa la sua comparsa in Italia prima di andare ospite in Svizzera per un’intervista a un giornale di destra là presente. Cosa vuol dire il suo arrivo? Che esiste l’internazionale populista. Un banda che non ha alcuna raffinata analisi politica, ma solo un spingere sulle pulsioni più semplici ed elementari del popolo che loro cavalcano per fini ovviamente opposti alle pulsioni del popolo. Gli scaltri regimi politici lo hanno dimostrato: prima si servono del popolo e poi lo affamano, fisicamente e spiritualmente. Era successo nella prima Rivoluzione antisistema della storia, quella francese, che ebbe successo perché i borghesi si servirono dei contadini per fare massa e poi ricacciarli nelle retrovie della storia.

Bannon è convinto di aver fatto l’impresa quando la sua consulenza ha fatto diventare presidente degli Stati Uniti Trump. E qual è questa un’impresa? Dobbiamo pensare che l’impresa sia mandare alla Casa Bianca un candidato quando la maggioranza del popolo non lo vota ma solo i cosiddetti “grandi elettori” lo scelgono? Ecco, il populismo inizia qui, ma non è rappresentato dal popolo: il populismo è una creazione delle élite le quali, per esempio in America, permettono che la minoranza decida sulla maggioranza. Perché in America il popolo non ha votato in maggioranza Trump; anzi, già durante la campagna elettorale il popolo metteva in guardia dalla vittoria di un personaggio come Trump, ma il meccanismo elitario della legge elettorale americana lo avrebbe premiato lo stesso. Questi sono i grandi elettori, un manipolo di individui al servizio delle lobby, in America istituzionalizzate, che aspettano le elezioni per assicurare il proprio uomo al Governo. E in America, con Trump, abbiamo visto la lungimiranza delle lobby: quella delle armi e quella del protezionismo, due fronti che guardano avanti come un cieco la strada percorsa. Sono quelle lobby il cuore del populismo, perché sanno come portare dalla propria gli umori del popolo per poi garantirsi il proprio profitto.

Il populismo in America è rappresentato dalle élite; Bannon, un venditore, è inutile che viene qui a fare l’esperto dei processi politici: viene qui come agente di commercio di quelle lobby. Può anche tornarsene indietro perché non ha nulla da insegnare. Soprattutto in Italia, dove anche qui vediamo che il populismo è diffuso dai partiti di destra, quelli ufficiali come la Lega e quelli illegali dei fascisti.

Il popolo non è una categoria politica, è bene ricordarlo a tutti coloro che hanno sulla bocca quella parola, che usano per mascherare il loro sistema d’élite. Il populista è quello che dice che è il popolo che vuole questo o quest’altro, il quale, curiosamente vuole sempre cose di destra: via i migranti, difendiamo i confini, basta regole, ecc. Chissà perché non si sente il presunto populismo del popolo gridare: chiudere Amazon per le condizioni offensive dei lavoratori, far pagare le tasse ai gruppi che gestiscono l’web, vigilare su internet per i dati della popolazione che i gruppi tipo Google controllano, redistribuire il reddito, ecc. ecc.?

L’internazionale populista è la rete che unisce la web economy e l’industria tradizionale, quindi copre il sistema produttivo ed economico del mondo. È un sistema che non disdegna l’illegalità nel controllo e nella gestione dei dati, ed è un sistema, soprattutto quello dell’economia industriale, totalmente imbastardito rispetto alla sua nascita da quando il marketing è entrato pesantemente nella partita delle vendite: conoscere i comportamenti della gente, del popolo, per aumentare i profitti e diminuire le ricerche, che costano. Infatti, il marketing ha uniformato il consumatore, mettendo in soffitta il cittadino, per indirizzarlo negli acquisti, trovando anche la fiera ciclica dello shopping che si chiama black freeday, ossia santificare una giornata al solo consumo e acquisto.

L’internazionale populista è il nuovo fascismo mondiale, che ha consensi nella grande distribuzione, nelle società web e nell’industria. C’entra poco la questione tecnologica, ossia, la fine dell’Umanesimo non è dipesa dal massiccio impiego della tecnologia nella nostra vita, quotidiana ed economica. La tecnologia è lo strumento del controllo che è confacente a una mentalità che procede sul controllo e la schedatura delle persone, per controllare il popolo: questa è l’anima del populismo. Del resto, basta solo avere uno sguardo fotografico sui regimi di tutto il mondo, passato come presente, per ritrovare in tutti la stessa costante: ordine, controllo, imposizione. E la tecnologia è lo strumento più efficace per conseguire sul piano planetario, col web soprattutto, l’ordine, il controllo  l’imposizione. Che sarà totale col progressivo ingresso dell’intelligenza artificiale nei nostri vissuti, quotidiani e lavorativi.

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