mercoledì, Settembre 22

Populismo da Morales a Peña Nieto Un fenomeno che fa parte della storia millenaria del Messico e dell'America Latina

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Il termine “populismo” sta diventando oggi sempre più ricorrente, sia in ambito giornalistico che in ambito politico. I giornalisti e i commentatori politici, per esempio usato per definire i partiti xenofobi di estrema destra con un certo consenso in tutto il mondo occidentale (dalla Lega Nord in Italia, al Fronte Nazionale in Francia fino al Tea Party negli Stati Uniti). Si dice che sia “populista” non solo un determinato leader  politico o un partito, ma anche un film o un libro. Tuttavia sappiamo dalla letteratura che questo termine non ha ancora una definizione precisa e anche in ambito scientifico si fa fatica non solo a trovare un’unità di giudizi su quali regimi politici possano definirsi “populisti” ma anche cosa significhi realmente il termine “populismoperché è abbastanza evidente dato che la parola “populismo” deriva da un’altra parola tanto utilizzata nella dialettica politica quanto ancora caratterizzata da connotati oscuri e misteriosi, ovvero “popolo”, mentre il termine populismo nato in riferimento ad un movimento culturale e solo successivamente verrà utilizzato per definire dei regimi politici. È sembrato utile, quindi, focalizzare lo studio sulla regione maggiormente coinvolta nello sviluppo dei regimi populisti: l’America Latina. Partendo dalle origini filosofiche ed ideologiche del fenomeno che comunque risiedono nel cosiddetto mondo occidentale, dall’esperienza rivoluzionaria francese e i suoi teorici a quella russa e statunitense legata all’esaltazione del mondo rurale, si è passati all’analisi dei “primi” regimi  populisti, o meglio i primi ad essere rinominati in questa maniera, ovvero quelli latinoamericani che si svilupparono tra gli anni ’30 e gli anni ’50 del Novecento in Argentina, Brasile e Messico, specialmente il regime peronista argentino che, in qualche modo, risulta essere il più significativo del panorama latinoamericano del tempo e successivamente ai regimi cosiddetti “neo-populisti” attuali sempre nella regione latinoamericana e più precisamente in Venezuela, Ecuador e Bolivia. È proprio sulla situazione boliviana che si concentra l’ultima parte della tesi, non solo in quanto il paese è caratterizzato da peculiarità culturali, sociali ed etniche  praticamente uniche al mondo, ma anche e soprattutto per l’elezione di Evo Morales, il primo  presidente di origine india in America Latina con attori sociali privilegiati, come professori universitari, giornalisti, politici e studiosi in scienze sociali tra Bolivia, tra la città di Santa Cruz e quella di Sucre. Si è creata una prospettiva maggiormente umana e viva sul regime di Morales: un certo giudizio negativo riguardo alla sua azione politica. Le ragioni economiche e sociali di questa ascesa sono varie ma non molto dissimili da quelle che avevano portato i regimi populisti a dominare anche in Europa circa una decina di anni prima. Innanzitutto il boom demografico. La popolazione crebbe in America Latina ad un tasso annuo medio pari al 2,3% durante gli anni ’40 che divenne 2,7% durante gli anni ’50, con crollo costante dei tassi di mortalità, che a volte si avvicinavano alle medie europee e tassi di natalità molto alti, vicini alle medie dei paesi in via di sviluppo. La questione demografica portava, inoltre, ad un veloce inurbamento: masse ampissime si riversavano nelle città in cerca di lavoro e di condizioni migliori dato che l’agricoltura, arretrata tecnicamente e principalmente basata ancora sul latifondo, non riusciva ad assorbire tutta questa manodopera che si riversò ai margini delle città dando vita a periferie e baraccopoli, prive di servizi e piene di disoccupati e malavita. La città, infatti, assorbiva solo una piccola parte della popolazione inurbata attraverso i settori produttivi della sua economia come l’industria. Anche se vi era una crescita del settore industriale, l’economia dell’America Latina rimaneva dipendente dall’esportazione di materie prime, agricole e minerarie, verso i paesi europei e gli Stati Uniti. Bisogna ricordare, inoltre, la profonda influenza che l’immigrazione europea (e soprattutto italiana) di fine Ottocento e inizio Novecento ebbe su questi paesi, importante non solo sotto un profilo demografico ed economico ma soprattutto sotto un profilo culturale in quanto divenne canale di trasmissione delle idee e delle ideologie europee.
Oggi il Presidente del Messico Enrique Peña Nieto avverte la necessità di riproporre all’ONU il problema.
(tratto dal canale ‘Youtube’ di ‘PolakasTv’)

 

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