lunedì, Aprile 19

Populismo a 5 stelle in crisi Gli stellini sono alle prese con le convulsioni, molti sentono tradite le proprie aspirazioni iniziali. E il comico che li ha inventati e che li ha scatenati senza sapere dove portarli non smette di parlare

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Nella apparente calma piatta della politica ‘ufficiale’ italiana dell’era di Mario Draghi, nomine dei trentanove Sottosegretari a parte (e confesso di aver bisogno di tempo per farmene una idea), i politicanti tacciono, ma Beppe Grillo parla, e straparla.

Certo, gli stellini (M5S) sono alle prese con le convulsioni, sulla cui natura, confesso, faccio fatica ad addentrarmi, ma certo sono rilevanti per le conseguenze che possono avere.

Il dibattito, se vogliamo definirlo tale, è francamente incomprensibile. Molti sentono tradite le proprie aspirazioni iniziali, perché i dirigenti del partito -a loro volta sconosciuti, perché non si capisce chi diriga e che- hanno deciso di partecipare al Governo Draghi. Lo ripeto: incomprensibile.

Hanno partecipato allegramente e festosi al Governo con Matteo Salvini, per di più col Salvini più eversivo e antidemocratico di sempre, col Salvini violento contro i migranti, ad esempio, che per un partito che aveva come motto (oscuro, invero, ma tant’è) ‘uno vale uno’ non si capisce come possa diventare ‘a mare i migranti’. E per di più a parlare male della UE, e di Macron a cui la UE, e quindi l’Italia, paga le marchette, e finezze del genere. Per di più con l’ostilità all’euro: non per caso un loro grande socie è stato Gianluigi Pargone, basta la parola! Ma lasciamo perdere, sono le stranezze della nostra politica.

Dopo Salvini sono, con la stessa soave allegrezza, andati a governare con Nicola Zingaretti, Matteo Renzi e LeU, come se fosse la stessa cosa. E hanno subito cambiato politica: i migranti non sono più canaglie (anche se sono molto antipatici, ma tanto c’è Luciana Lamorgese che fa il lavoro sporco … a proposito non sarebbe ora di parlarne con Draghi?) la UE è la meraviglia del possibile e il fondo di rinascita un toccasana provvidenziale dovuto alla insistenza degli stellini con Bruxelles, anzi, da loro proprio provocato.

È vero, in entrambi i casi il Presidente del Consiglio era lo stesso: uno che non ha la faccia tosta, non ha la faccia e basta.
Pappa e ciccia con Salvini a ‘massacrare’ migranti e che poi rovescia su Salvini improperi di ogni genere; anti-UE, anche se offre caffè notturni alla signora Angela Merkel, dicendole di non preoccuparsi di Salvini perché è uno che parla, parla, ma non morde (incidentalmente: in qualunque altro Paese del mondo, un capo di governo che si esprime così non sarebbe cacciato, si caccerebbe da solo). Poi pappa e ciccia anche con Donald Trump, che lo chiama affettuosamente Giuseppi, per poi dimenticarsi di questa amicizia strettissima, anche se non ha la forza di dire una parola quando Trump ha aizzato le folle ad assaltare il Parlamento, salvo poi a scompisciarsi dalla gioia per la vittoria di Joe Biden! Infine, conscio della vicinanza della propria fine, grazie allo stesso che lo ha messo in sella, a cercare voti ovunque, da Renata Polverini a Bruno Tabacci, come se niente fosse: un uomo di idee forti e chiare, specialmente chiare, direi.

Ma poi, visto che Tabacci e la Polverini non bastano e che Mara Carfagna gliela dà buca, deve cede-re le armi, salutando il colto e l’inclita in piazza, come un vucumprà qualunque, mentre il suo ‘partito’, che però non è il ‘suo’ perchè non è nemmeno iscritto, ma che potrebbe dirigere, ma se non si iscrive come lo dirige?, e quindi non lo dirige, ma non esclude di dirigerlo in avvenire … -a me gira la testa, basta! In-somma si dimette e si leva da torno, non prima di avere incontrato Draghi, molto stanco come noto, per farci credere che Draghi si è prosternato, roba da matti.

Nasce il nuovo Governo, voluto fortemente da Sergio Mattarella, sulla base dell’erronea convinzione che occorresse una sorta di unità nazionale, ma non calcolando (secondo me) che Salvini ci sarebbe saltato dentro a piedi giunti, il che, lo dico ora che è ancora in atto, la ‘luna di miele’, porterà molti guai a Draghi, come se non bastassero i litigiosi lazzaroni dei partiti che si sono scannati per un posto di Sottosegretario. Comunque, il nuovo Governo nasce e … apriti cielo! Una buona parete di stellini si straccia le vesti, si dibatte, protesta, strilla, minaccia scissioni, viene espulsa, rifiuta l’espulsione, insomma un bailamme incomprensibile, scene da neurodeliri, perché? Ma certo, è chiaro: perché il Governo è diretto dall’odiato banchiere Draghi, portatore di tutti i mali (ivi compreso quello di averci lette-ralmente salvato la pelle con il ‘whatever it takes’ e poi il Quantitative easing?) e ne fa parte Forza Italia, l’odiata Forza Italia, posseduta dall’odiatissimo Silvio Berlusconi, che, almeno, non ha fatto affogare neanche un migrante.

Parliamoci chiaro, tutto questo bailamme ha una e una sola spiegazione (oltre a quella psichiatrica su cui mi rivolgo a Crepet, che ne sa certo più di me): questa gente ha rinunciato (si fa per dire, per rinunciare si tratta di sapere a che si rinuncia e non è questo il caso) alle famose odiate ideologie: loro sono post-ideologici, ma anche post-industriali, ma anche post-moderni, ma anche post-tutto.

E qui è il punto. Sono una forza populista, che nasce al grido divaffanculo‘, urlato a perdifiato da un comico di modesta levatura, in piazze stracolme aizzate contro i ricconi, gli speculatoroni, i banchieroni, gli industrialoni, e chi più ‘oni’ ha più ne metta. Un partito populista: il peggio del peggio. Vogliamo dircelo chiaramente?
Il populismo può solo odiare, ma non può costruire e specialmente urla ‘vaffa’, ma non fa nulla che abbia una prospettiva che superi una settimana, perché la piazza non capisce i progetti, solo le urla, meglio se sguaiate.
Inoltre, questi signori hanno, tra le altre, una chiara convinzione: uno vale uno, cioè più sei ignorante meglio è. Cioè i problemi si risolvono a chiacchiere, senza competenze o studio: si abolisce la povertà. Così, voila!

E ora sono in crisi, ma il comico che li ha inventati e che li ha scatenati senza sapere dove portarli, che manco il pifferaio di Hamelin, non smette di parlare, di sbraitare, di insultare, di avanzare proposte assurde. E quindi, scopre che Draghi è un grillino! Che dire?

E poi fa il decalogo per i grillini residui. Su cui non mi dilungo salvo per un paio di punti, che, secondo me, dimostrano non solo la pochezza ma la pericolosità: Eliminazione dei contributi pubblici per le testate giornalistiche nazionali, aiuti proporzionali per testate locali televisive che fanno vera informazione pubblica sul territorio; Rafforzare percorsi di studio STEM (discipline scientifico-tecnologiche).
Sciocchezza pericolosa la predilezione per le discipline tecnologiche, per quel che implicano dette così (ma si dovrebbe approfondire): poca base culturale e accettazione dello status quo. Ma l’idea dei finanziamenti ai giornali, salvo quelli ‘buoni’ (chi lo stabilisce?) è tipica del peggiore populismo, che porta fatalmente (come è sempre stato nella storia!) all’autoritarismo. Non aiutare i giornali, specie quelli di partito, di idee, che vendono poco ma possono essere palestre di discussione è follia, o meglio … beh, lasciamo perdere.
Ma ciò che colpisce è il modo ambiguo e doppio con cui lo motiva, dicendo: «Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo. L’informazione quindi è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano».
Come dire: bisogna avere molta stampa libera, ma io non finanzio chi è libero, anzi, impedisco che l’unico neutrale, lo Stato, lo faccia.
Giudicate voi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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