sabato, Ottobre 23

Pompeo a Roma: Italia tra USA e Cina Quello che emerge è lo sforzo dell’esecutivo di tenere insieme esigenze contrastanti in una fase in cui l’Europa sembra essere diventata uno dei principali terreni di scontro fra Washington e Pechino

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Gli incontri avuti negli scorsi giorni dal Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e con il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso della sua visita in Italia offrono l’occasione di fare il punto sui rapporti fra Roma e Washington e su come questi si sono sviluppati negli ultimi anni, nella transizione dal governo ‘gialloverde’ del 2018-19 all’attuale esecutivo a trazione M5S/PD. Pur nel permanere di quella ‘fedeltà atlantica’ che rappresenta uno dei tratti di fondo della politica estera italiana, questi anni hanno visto, infatti, le posizioni di Roma sulla scena internazionale sperimentare oscillazioni anche significative, oscillazioni che, in alcune occasioni, hanno sollevato perplessità (se non preoccupazioni) nell’alleato di Oltreatlantico. In particolare, l’avvicinamento alla Cina con i tre memorandum d’intesa firmati nella primavera 2019, in occasione della visita del Presidente Xi Jinping, è stato visto con una certa irritazione da Washington e anche il Segretario di Stato – nel corso degli ultimi incontri – non ha mancato di rimarcare i rischi che comporterebbe, per Roma, una eccessiva dipendenza dal legame con Pechino.

Sulla questione, la posizione espressa dal titolare della Farnesina durante la conferenza stampa congiunta che ha chiuso l’incontro è stata chiara nel riaffermare l’inquadramento occidentale dell’Italia e la sua volontà di agire in accordo con i partner della NATO e dell’Unione Europea soprattutto nella delicata questione dello sviluppo delle reti 5G: questione sulla quale, tuttavia, negli ultimi mesi, i Paesi europei sembrano essersi avvicinati – che più chi meno – alle posizioni di Washington, che configurano, di fatto, una messa al bando della tecnologia cinese nello sviluppo delle varie reti nazionali. Altrettanto chiara è stata la posizione espressa sulla questione libica e – più in generale – sul tema della sicurezza del Mediterraneo, anche di fronte all’aumento della tensione fra Grecia e Turchia. Impegnata a proporsi come l’interlocutore privilegiato nelle questioni libiche, l’Italia ha avuto, in passato, ripetute assicurazioni in tal senso da parte dell’amministrazione statunitense, assicurazioni che, tuttavia, hanno faticato a concretizzarsi soprattutto a causa di quello che appare il progressivo disimpegno degli Stati Uniti nella regione e lo spostamento del loro focus verso l’area del Golfo.

Se su quest’ultimo punto la linea di Roma manifesta una sostanziale continuità (al di là della coerenza con cui l’obiettivo di un vero protagonismo sulla scena libica è perseguito), sul tema dei rapporti con Pechino lo scostamento rispetto al recente passato appare, tuttavia, chiaro nonostante icaveat’ che hanno accompagnato le dichiarazioni ufficiali. Appare significativo, inoltre, il fatto che la presa di posizione del governo segua le dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane dai vertici di TIM sulle ricadute limitate che avrebbe sullo sviluppo della rete 5G nazionale un eventuale bando a carico di Huawei, in linea con quelli adottati da Gran Bretagna e Francia (in questo caso nella forma più sfumata della preferenza che sarebbe attribuita ai fornitori europeirispetto a quelli cinesi). Altrettanto significativo appare il fatto che le autorità della Repubblica Popolare abbiano criticato con forza le dichiarazioni di Pompeo in merito alla minaccia che la collaborazione con l’industria cinese rappresenterebbe per l’Italia, definendole ‘infondate e insostenibili’ e richiamando lo ‘spirito di uguaglianza e mutuo beneficio’ che ispira la cooperazione economica e commerciale di Pechino.

Nel complesso, quello che emerge è soprattutto lo sforzo dell’esecutivo di tenere insieme esigenze contrastanti in una fase in cui l’Europa sembra essere diventata uno dei principali terreni di scontro fra Stati Uniti e Cina. Da questo punto di vista, le oscillazioni nelle posizioni dell’esecutivo riflette la sostanziale fragilità dell’Italia nell’attuale sistema internazionale, ancorata da una parte a un rapporto con Washington tradizionalmente considerati prioritario, dall’altra in cerca di nuove opportunità di fronte al crescente distacco degli USA dagli affari del Vecchio continente. La fragilità del Paese all’interno della UE enfatizza questo problema, facendo venire meno un possibile punto di ancoraggio alternativo. In un’ottica di lungo periodo, ciò riflette la tendenza che si è consolidata negli anni del dopoguerra, di cercare la sponda di un alleato lontano per contenere le pressioni dei possibili rivali vicini. D’altra parte, questa strategia appare sempre più difficile da perseguire in un contesto che, se da una parte vede aumentare il numero dei possibili interlocutori, dall’altra ha ridimensionato molto la rendita di posizione’ che la geografia offriva all’Italia negli anni della guerra fredda.

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