giovedì, Aprile 22

Polonia e Paesi Baltici: attori di una neo-guerra fredda

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Quattro nuove divisioni, 4.000 militari a rotazione, di cui 1.200 statunitensi, e 300 veicoli si sposteranno in Polonia e nei Paesi Baltici, questo il risultato venuto fuori dal summit Nato di Varsavia.  In aggiunta alle esercitazioni congiunte delle marine e dei corpi speciali di Usa, Turchia, Romania, Ucraina, Georgia e Moldova che stanno per cominciare nel Mar Nero. Uno scenario da piena guerra fredda (la così detta nuova Guerra Fredda) nonostante da Mosca e dalla Alleanza Atlantica si affrettano a smentire  affermando che tutto avverrà secondo il rispetto del patto Nato-Russia firmato nel 1997. «Le esercitazioni avverranno in modo sicuro e prevedibile, e sono state decise in risposta alla politica aggressiva di Mosca in Ucraina», ha affermato il Segretario Generale Nato Jens Stoltenberg. Lo stesso Vladimir Putin ha incontrato John Kerry cercando di instaurare un clima sereno e dichiarando che si farà di tutto per una distensione totale ed una collaborazione tra la Nato e la Russia. Nonostante le rassicurazioni, il clima è davvero da cortina di ferro. Durante la sua storia ultracentenaria, la Polonia è sempre stata al centro delle dinamiche geopolitiche e delle strategie di conquista di altri Paesi a causa della sua importante posizione geografica nel cuore del Vecchio Continente, come spartiacque tra la Germania e il mondo slavo.

L’inimicizia russo-polacca risale sin dagli albori dell’esistenza di questi due Stati: c’è chi fa partire le ostilità con le origini della Rus’ di Kiev, chi invece preferisce datare il conflitto con la guerra di Livonia del 1558; di certo, il momento centrale in questo inizio di una lunga ruggine è il periodo 1609-1618, quando, durante l’epoca dei Torbidi a Mosca, i polacchi provarono ad allargare la propria influenza e, di fatto, ad annettersi la Moscovia: nel 1612 vengono, però, cacciati dal Cremlino moscovita, e nel 1613 sale al trono il primo dei Romanov, Mikahil. Da questo momento in poi, la storia è piena di episodi controversi e guerre tra Polonia e Russia che tendono a susseguirsi fino al 1939, quando, con l’invasione sovietica e la conseguente Conferenza di Yalta, si instaura in Polonia un Governo socialista filo sovietico, alla pari degli altri Paesi dell’Europa Centro Orientale, che porta ad un periodo di pace e di buone relazione con l’Urss, che dura fino al 1989.

Con l’implosione del blocco socialista, implosione in cui la Polonia ha avuto un ruolo di attore principale, in Polonia si è acuito nuovamente uno spirito anti-russo, favorito dall’entrata nella Nato (nel 1999) e nella Ue(nel 2004). Da questo momento in poi la Polonia ha giocato un ruolo fondamentale nello scacchiere geopolitico europeo, ossia quello di Fratello maggiore dei Paesi Baltici e controllore. Inoltre è tornata ad esser lo Stato cuscinetto tra il mondo slavo e quello europeo. Il nazionalismo polacco, sempre più crescente dopo la vittoria del Partito euroscettico ma non antiatlantista Pis (Prawo i Sprawiedliwość – Diritto e Giustizia), ha dato vita ad una russofobia dilagante tra tutti gli strati della società, ed ogni occasione sembra buona per rincarare la dose contro Mosca, che sia durante un evento sportivo o un meeting politico.

Negli ultimi anni, cono lo scoppio della crisi Ucraina, la situazione non è certo migliorata anzi, la Polonia ha chiesto esplicitamente alla Nato un rafforzamento delle frontiere orientali, richiesta che, appunto, Bruxelles non si è lasciata sfuggire. E non sono mancate strette nei confronti di politici amici della Russia; è il caso del leader del Partito Zmiana Piskorski, arrestato per spionaggio verso la Russia e la Cina, alla cui base, però, sembrano esserci l’attivismo politico atto a ristabilire le relazioni Ue-Russia e le dichiarazioni secondo cui la Nato getti benzina sul fuoco per rovinare i rapporti tra Mosca e Bruxelles. Inoltre, c’è da sottolineare come la Polonia svolga oggi un ruolo molto importante anche per l’espansione della Nato ad Est, grazie al suo confine con l’ultimo Paese d’Europa sotto l’influenza di Mosca, la Bielorussia.  Varsavia, come anche Vilnius, non fa mistero di ospitare e dare appoggio logistico a molti oppositori del Governo di Minsk, con la speranza di riuscire a far cambiare rotta politica alla Bielorussia, ancorata alla Russia, ma sempre pronta alla cooperazione economica con molti Paesi della Ue. E proprio il Governo di Minsk ha accusato più volte la Polonia e la Lituania di tramare contro il Presidente Aljaksandr Lukashenko tramite l’Upb (Unione dei polacchi di bielorussia) e l’Università Europea Umanistica con sede a Vilnius, dove molti oppositori del Governo bielorusso studiano. Varsavia, intanto, pur rimanendo ferma su posizioni antirusse dal punto di vista politico, continua tra alti e bassi a mantenere vivo il canale economico con la Russia e la Bielorussia, soprattutto per quanto riguarda il settore energetico.

«Chiunque abbia scelto la Lituania come nemico, è diventato nemico degli Stati Uniti d’America». Questa è la frase affissa su di una targa fuori il Municipio di Vilnius, le parole sono di G.W. Bush in visita nella capitale Lituana nel 2002, che al giorno d’oggi sembra esser molto attuale. Uno studio recente della think-tank statunitense Rand dimostrerebbe come la Nato sia ancora debole nel Baltico se la Russia dovesse decidere di attaccare di sorpresa le tre Repubbliche. Secondo la simulazione, infatti, basterebbero dalle 36 alle 60 ore al Governo moscovita per occupare Tallin e Riga. Se dal punto di vista storico le tre Repubbliche Baltiche possono vantare, più o meno, lo stesso excursus della Polonia (il Gran Ducato di Lituania è stato per molto tempo alleato della Polonia), un discorso a parte meritano Estonia, Lituania e Lettonia nello scenario odierno. Senza dubbio dopo il crollo del blocco socialista questi Paesi mantenevano lo ‘status’ di Paese cuscinetto, ma oggi la loro importanza è cresciuta sia per la Nato che per la Ue. Ciò che li rende quasipiù importantidella Polonia è la loro terrazza naturale, il Mar Baltico, teatro di tante provocazioni tra Mosca e l’Alleanza atlantica. Per quanto concerne l’aspetto politico, nelle tre Repubbliche Baltiche, come per la Polonia, il sentimento antirusso è molto forte e molto forte è il revanscismo nazionalista che ha portato ariabilitare i collaborazionisti Nazisti durante la II° Guerra Mondiale che oggi sfilano per le vie delle città Baltiche sfoggiando simboli nazifascisti e dando vita a stucchevoli commemorazioni. Anche qui il sentimento antirusso spesso si è trasformato in censura ed arresti, come nel caso del giornalista inglese di ‘Russia TodayGraham Philipps, arrestato durante la parata dei collaborazionisti nazisti a Riga, e dell’italiano Giulietto Chiesa, fermato a Tallin prima che potesse partecipare ad un meeting dove si parlava, tra le altre cose, di Russia. Anche da un punto di vista economico le tre ‘meraviglie baltiche’ sembrano maggiormente ancorate all’Ue di quanto non lo sia la Polonia, sia per quanto riguarda la moneta, che è appunto l’Euro, sia per quanto riguarda il commercio, che predilige gli scambi con i Paesi in orbita Ue, Germania e Polonia su tutti, e fa segnare grossi cali negli scambi con la Russia.

Il risultato del Vertice di Varsavia ha ribadito l’importanza strategica di Vilnius, Tallinn e Riga per l’espansione ad Est della Nato, con l’ingente spostamento di truppe, come richiesto dai Paesi in questione, e che dovrebbe avvenire con l’aumento della spesa militare da parte di tutti gli alleati, come richiedono da tempo i vertici del Patto atlantico.

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