mercoledì, Luglio 28

Polonia: caso Nato, 'golpe' costituzionale e isolamento È paralisi nella Corte Costituzionale, di cui oggi coesistono due diverse composizioni

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La vittoria alle ultime elezioni generali in Polonia del partito Diritto e Giustizia (Pis), formazione ultranazionalista, populista ed euroscettica guidata da Jaroslaw Kaczynski, aveva sollevato tra gli osservatori esterni la possibilità di una svolta ‘alla Orban’ da parte di Varsavia, con il rischio di frizioni tra Varsavia e l’Occidente. Uno scenario oggi sul punto di realizzarsi. Le prime settimane del nuovo Governo in carica stanno infatti evidenziando una tendenza autoritaria già mostrata dal partito al potere, protagonista in questi giorni di una vertenza con la Nato e, inoltre, di una crisi costituzionale che nello scorso fine settimana ha portato nelle piazze delle principali città del Paese decine di migliaia di manifestanti.

 

Blitz nella sede Nato

Per la prima volta nella storia della Nato un Paese membro fa irruzione in una sede affiliata all’alleanza. È quanto è avvenuto il 18 dicembre fra l’una e le quattro di mattina con la polizia militare polacca è entrata nel centro Nato di controspionaggio polacco-slovacco per sostituire gli ufficiali con uomini di fiducia del Governo. L’ingresso è avvenuto grazie a una copia della chiave d’ingresso. Ufficialmente la scorreria è avvenuta a seguito dell’improvvisa decisione del Governo di sostituire i vertici del centro Nato con propri uomini di fiducia, scegliendo il colonnello Robert Bala come nuovo direttore. Secondo l’attuale Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, che in un’intervista radiofonica ha cercato di minimizzare la vicenda, «in casi come questo occorrono interventi rapidi in quanto si tratta di cambi nei vertici militari».

«Gli impiegati polacchi del centro di controspionaggio Nato non avevano accesso a informazioni confidenziali e per questo dovevano essere sostituiti», ha detto il Ministro. Concepito per rafforzare le capacità di intelligence della Nato su un versante nevralgico come quello orientale, il centro polacco-slovacco è stato formalmente approvato a ottobre. Il Centro di eccellenza di controspionaggio ha sede provvisoria a Varsavia e si trasferirà a Cracovia, mentre la Slovacchia ospiterà una sede distaccata nel suo centro di addestramento di Lest. Da qui il sospetto che il blitz sia stata una mossa decisa dall’esecutivo per impossessarsi di importanti documenti riservati, oltre che per assicurarsi la presenza di uomini fidati nel quadro di un settore delicato come quello militare. Secondo la stampa polacca, l’azione porta la firma del Ministro della Difesa Antoni Macierewicz. La presenza sul posto del capo dell’intelligence (Skw), Piotr Bączek, e del capo dell’ufficio politico del dicastero della Difesa, Bartłomiej Misiewicz, confermerebbe la regia di Macierewicz, esponente dell’ala più conservatrice del Pis e noto per le vaste epurazioni nei ranghi del controspionaggio quando guidò il ministero negli anni Novanta.

 

L’isolamento internazionale

La vicenda non è da sottovalutare. C’è il rischio di creare un minaccioso precedente di ingerenze nazionali in ambito internazionale, tanto più che intervengono in un momento cruciale nella definizione del ruolo di Varsavia nell’alleanza atlantica. Proprio la capitale polacca ospiterà il prossimo vertice Nato in programma per l’8 e 9 luglio del 2016. Lo scorso agosto il Presidente polacco Andrzej Duda ha dichiarato di voler vedere basi NATO nel suo Paese, e che avrebbe parlato con i partner dell’Unione europea affinché la Polonia venisse inserita nei negoziati di pace per l’Ucraina. Sul primo punto, la crisi in Ucraina, seguita dall’annessione della Crimea e dall’intervento diretto della Russia al fianco dei ribelli separatisti, ha messo in agitazione la Polonia e le repubbliche baltiche, Paesi ex membri del blocco sovietico timorosi delle nuove mire espansionistiche di Mosca, attualmente membri della Nato ma senza basi dell’alleanza sul proprio territorio. Convinto che non sia stato fatto abbastanza per aumentare la sicurezza in Polonia e per rafforzare il suo ruolo internazionale, Duda ha più volte auspicato un riesame dei compiti della Nato in vista di un maggior impegno nella difesa collettiva del fronte orientale.

Sul secondo, Duda ha parlato dell’obiettivo di «riportare i confini dell’Ucraina al vecchio tracciato», perché era «garanzia per l’ordine in Europa». Martedì 5 dicembre il Presidente polacco si è recato in visita a Kiev, dove ha incontrato il suo omologo Petro Poroshenko e il premier Arseniy Yatsenyuk. Si è parlato di sicurezza, energia e finanza, ma il dato saliente della visita è stato l’invito all’Ucraina a partecipare al vertice Nato di Varsavia per aiutare il Paese a integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche. Una mossa che ribadisce l’attivismo polacco nella crisi ucraina proprio nel momento in cui le relazioni trilaterali Bruxelles-Mosca-Kiev sono ai minimi storici.

Dopo 18 mesi e venti summit, non si riesce ancora a trovare un’intesa con i russi sull’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra UE e Ucraina a partire dal 1 gennaio 2016. Al cosiddetto DCFTA (Deep and comprehensive free trade area) si lavora già da dalla firma dell’accordo di associazione tra UE e Ucraina nel giugno 2014, ma l’idea di un commercio privilegiato tra Kiev e i 28 ha sempre incontrato la forte opposizione del Cremlino, che era riuscito a ottenere un posticipo dell’entrata in vigore delle agevolazioni commerciali di ben 15 mesi, fino ad arrivare appunto al 1 gennaio 2016. A complicare le cose c’è soprattutto la decisione di Mosca di sospendere, a partire dall’inizio dell’anno nuovo, in concomitanza con l’entrata in vigore del Dcfta tra Russia e UE, la zona di libero scambio esistente con l’Ucraina.

Queste considerazioni spiegano la crescente diffidenza della comunità internazionale nei confronti di Varsavia. Oggi il partito guidato nell’ombra dall’ex primo Ministro Kaczynski gode di un controllo pressoché totale sulle istituzioni, con la maggioranza assoluta in parlamento e le poltrone di primo Ministro e di Presidente della Repubblica occupate da due suoi esponenti, rispettivamente Beata Szydlo e Duda. Approfittando dell’incontrastata posizione di vantaggio emersa dalle urne, Diritto e Giustizia cerca ora di approvare quante più riforme il più rapidamente possibile, anche convocando più volte l‘assemblea nazionale in seduta straordinaria. Se in un primo momento sembrava scontato che il Governo conservatore potesse avere degli attriti con l’UE -ad esempio sul tema dei migranti– ora l’iperattivismo legislativo dell’esecutivo Szydlo sta sollevando sempre più reazioni sia nell’opinione pubblica polacca che in sede internazionale. Nelle ultime settimane, l’operato del Pis è stato oggetto di critiche da parte degli osservatori esterni, tanto che ormai si parla apertamente di uno scenario di orbanizzazione della politica polacca, in riferimento a quanto già avvenuto in Ungheria con le controverse riforme promosse dal premier Viktor Orban. L’apice è stato toccato pochi giorni fa dal Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, secondo il quale «Quello che sta accadendo in Polonia ha le caratteristiche del colpo di Stato». Piccata, com’è facile intuire, la replica del Governo Szydlo.

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