lunedì, Novembre 29

Polonia – Bielorussia: il ‘ricatto’ alla turca di Lukashenko … e il Trattato di Dublino? La Bielorussia prova ad usare i migranti come grimaldello per attenuare le sanzioni con l’aiuto decisivo di Mosca, al modo fatto dal dittatore turco che tiene al guinzaglio l’Europa che, dopo 5, 10, 15 anni, è ancora senza una regia comune, una strategia di accoglienza

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Nella sua autobiografia Carlo Levi, antifascista mandato come tantissimi altri dal regime fascista al confino in Basilicata a Grassano e ad Aliano (nel libro diventa Gagliano, territori prima studiati poi rivisti insieme ad uno degli studiosi protagonisti della storia del Mezzogiorno, Gilberto-Antonio Marselli con l’amata Maddalena) racconta la realtà dei disagi e la povertà di quelle terre, una diversa civiltà che percorreva quelle aride campagne. Di quegli oscuri comprimari Levi dirà «Come in un viaggio al principio del tempo, Cristo si è fermato a Eboli racconta la scoperta di una diversa civiltà. È quella dei contadini del Mezzogiorno: fuori della Storia e della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore».

Fuori della Storia e della Ragione, quella illuminista. Mi tornano queste parole alla mente dinanzi all’ennesimo, solito, ormai consolidato disagio provato guardando le immagini che in questi giorni giungono dal confine europeo orientale di circa diecimila persone, tra afghani, iracheni e curdi preceduti dall’agosto scorso da iracheni in prevalenza curdi e gli yazidi del nord, ammassatisi o meglio spinti fin lì dal dittatore Lukashenko al potere dal 1994 della Bielorussia, che forse con il placet di Mosca intende destabilizzare quel versante fronte da anni come ritorsione per le sanzioni imposte dall’Unione europea. Questi uomini donne e bambini al contrario di quelli di Carlo Levi, sono tutti dentro la Storia e la ragione della mobilità umana a seguito di guerre e di trasformazioni brutali della globalizzazione dei capitali e non delle persone, degli interessi e non dei popoli, quelli vezzeggiati da destre rivitalizzate da indifferenza, decisioni e scelte sciagurate dell’Occidente.

La Bielorussia prova ad usare i migranti come grimaldello per attenuare le sanzioni con l’aiuto decisivo di Mosca, al modo fatto dal dittatore turco che tiene l’Europa al guinzaglio per aver già avuto miliardi per non aprire le frontiere di milioni di fuggitivi siriani ed afghani che invaderebbero i territori europei. Si chiama ricatto. E tutti che premono ai confini della Polonia, altro Paese con una forma dittatoriale diversa ma dai medesimi risultati, negazione dei diritti a tutti ed alle donne, con la recente legge regressiva sull’aborto, per cui nei giorni scorsi è morta una donna perché i medici si son guardati bene dall’operarla per salvarla benché mostrasse evidenti segni di un feto malformato che non avrebbe vissuto (e qui sento gli echi di soddisfazione di cattolici e vescovi polacchi campioni di una destra ideologica regressiva) ma che essendo ‘vita’ ha negato la vita di un’altra persona.

Per questa nuova, vecchia, massa di disperati sono stati schierati ben 12 mila (!) militari per respingere i migranti oltre confine. Zona già da tempo interdetta alle Ong, ai giornalisti ed agli operatori, ché non vi siano tracce ed immagini di quanto accade e succederà. In ossequio al detto che ciò che non si vede non esiste. Soprattutto nella società dell’immagine. Comincia così una tenzone, una sfida che potrebbe avere esiti molto preoccupanti e sfociare in atti di guerra. Intanto a Sud di un’Europa che balbetta frasi di circostanza nel Sud del Mediterraneo, le Ong in un mare in tempesta salvano nei giorni scorsi oltre 800 persone il cui grido di allarme e di aiuto ricevuto dagli ineffabili maltesi non è stato neanche accolto per giorni. Che comportamenti sono, dove è Dio, per alcuni, oppure dove sta l’umanità, che cosa è quest’uomo che se non uccide lascia morire? Quale civiltà umana può perdurare comportamenti immorali oltre che politicamente difensivi di questa natura? Che speranza esiste? Che fiducia nell’agire umano? Pensieri ‘buonisti’, secondo i diversi politici fomentatori della paura, con il duo Melvini di destra italiano e tutti gli estremisti a fomentare tutto ciò? Buonista? Buonista un c..zo! Sono loro che sono il lato oscuro nero, la linea d’ombra della tragedia del mondo della vita. Per speculazioni strumentali e di rendita di consenso asserragliati nella barricata di chi odia, uccide, malmena, offende, priva di libertà. Ci si può sentire migliori tra tutte le contraddizioni possibili, con tutto ciò?

La risposta è sì. C’è chi è, si sente umano e tende una mano, con tutte le insidie insite in un’apertura ad una comunicazione con l’altro foriera di esiti rischiosi. E ci sono i finti decenti, ridanciani, disprezzatori di ogni differenza, diversità e dunque per ciò partoriti dal genere umano ma che si colloca fuori. Mezze misure qui non sono possibili, con tutte le argomentazioni possibili. Il tema non è che cosa siamo diventati, siamo come genere umano sempre quelli, dalla notte dei tempi cambiati perché la ferinità l’abbiamo sostituita con un dialogo e confronto, un conflitto privi di quei comandi di dominio che cerchiamo di tenere a freno, benché processo di civilizzazione ed utilizzo della ragione abbiano tra tante difficoltà fatto dei passi verso una civiltà meno abietta. Questo per gli aspetti morali.

Poi ci sono gli atti politici. Il Trattato di Dublino, quello che doveva cambiare nella parte relativa all’obbligo di prendersi migranti quale primo punto di approdo, dove l’Italia è da sempre la prima i finora l’unica. Con l’attuale ministro Lamorgese a provare ancora a ricordare che il nostro Paese non può sempre essere lasciato nella prima accoglienza. Parliamo di alcune decine di migliaia di disperati fuggitivi dinanzi ad un agglomerato chiamato Europa che conta circa 500 milioni di abitanti. La cui ripartizione nei diversi Paesi comporterebbe l’aiuto e sostegno di poche migliaia di esseri umani. E dopo 5, 10, 15 anni siamo sempre lì, senza una regia comune, una strategia di accoglienza, smistamento, collocazione per persone per la maggior parte dichiarati rifugiati politici. Nessuno li vuole, non sanno che farsene, sono di troppo in un tempo in cui confini e reticolati chiudono confini esterni armandosi per sbarrare i confini esterni. Questa Europa burocratica priva di autorità politica e di strategie comuni, dalla difesa alle politiche fiscali all’abbattimento dei paradisi fiscali interni dinanzi a tali azioni e ad altre centinaia simili risponde con le solite parole retoriche della ‘preoccupazione’ e con l’altra foglia di fico del ‘rispetto dei diritti umani’. Laddove i diritti alla persona vengono bellamente negati. Almeno in questo caso l’Europa ha inasprito le sanzioni, la cui efficacia nel tempo è dubbia, oltre ad aver interdetto lo spazio aereo europeo ai vettori bielorussi ottenendo almeno che l’Iraq da cui passano molti dei disperati ordinasse di chiudere i consolati bielorussi a Baghdad ed Erbil. E ripeto che con Trump l’Europa aveva una piccola strada da percorrere per rendersi autonoma dall’amico americano e per ridimensionare il ruolo della Nato, cascame ideologico-politico del secolo scorso quando il mondo era bipolare, democratici (almeno in via formale non nella concreta vita sociale in America) contro sovietici. Poi dopo la caduta del Muro di Berlino e l’aiuto concreto del Papa polacco Wojtyla, questa parte decisiva e strategica dell’Occidente, dove avvengono gli strappi le tensioni ed i micro conflitti più significativi, fino all’area medio-orientale, ha galleggiato pensando più alla moneta che alle persone, alle élite finanziarie ed alle Borse più che ai diritti del lavoro, così da favorire l’avvento di populismi aggressivi di cui ci si è importati poco nell’Occidente globalizzato che presumevamo si estendesse al mondo globale.

Dunque, ci siamo importati poco dei diritti delle persone e dell’uguaglianza delle possibilità. Sposando ideologicamente con scelte condivise i princìpi distruttivi del neoliberismo a cui oggi cerchiamo di metter pannicelli caldi per mitigarne effetti esplosivi. Soprattutto senza nulla dire di sui diritti concreti alla persona che abbiamo scimmiottato mentre i diritti umani di intere etnie venivano calpestati. Cosicché gli unici diritti riconosciuti sono stati circoscritti al sotto sistema dell’economia e degli affari con la salvaguardia dei interessi individuali. Così vengono ogni giorno sopraffatti esseri umani la loro dignità di cittadinanza in un quadro di decadimento di inuguaglianza sistemica che ha dato fiato a politiche populiste di controllo e sovranità sulle proprie esistenze, che per quanto sbagliate chiamano in causa i princìpi con cui il cosiddetto mondo libero ha voluto governare e gestire società e persone. Ed i migranti, i fuggitivi, i disperati, come quelli del Sud Mediterraneo o gli altri del fronte orientale del Nord non interessano a nessuno, non hanno carte di credito, non servono, diventano gli elementi di scarto, come i prodotti di una tecnologia onnivora che non sappiamo più dove smaltire nel pianeta, effetti collaterali (gli umani, non le cose e gli oggetti) di una globalizzazione che doveva nelle pie intenzioni di un capitalismo aggressivo e privo di regole dare se non la felicità almeno la sicurezza di una vita dignitosa. Valgano qui le parole di Bauman, raffinato sociologo, che nel suo “Vite di scarto” ricorda che «Per quanto l’associazione fra terroristi e richiedenti asilo o “migranti per motivi economici” (quelli sempre cacciati da Macron in Francia, mio) fosse eccessivamente generale ha sortito il suo effetto: la figura del “richiedente asilo”, che un tempo riscuoteva umana compassione e suscitava in noi il bisogno di aiutare, è stata insultata e infangata e l’idea stessa di “asilo”, che un tempo era motivo di orgoglio civico e civile, è stata derubricata a un’orrenda miscela di ingenuità vergognosa e di irresponsabilità criminale»perché come i migranti economici (prodotto collaterale della modernizzazione economica) sarebbero la negazione di «tutti i precetti che il credo neoliberista dominante ha sacri (poiché) già accusati di “scroccare” e restare attaccati alle loro abitudini e credenze malvagie e spregevoli, ormai non potevano più scrollarsi di dosso l’accusa generalizzata di complotto terrorista affibbiata a “quelli come loro”, i relitti delle maree planetarie di rifiuti umani». Ecco che cosa sono e valgono, da qualunque parte provengano: non soddisfano gli standard dell’economia neoliberista che accoglie, promuove, finanzia, indebita coloro i quali siano “spendibili” da questo sistema. Sono i rifiuti della globalizzazione. Per giunta scappano, non producono, consumano. Dunque non-sono.

Cosicché dobbiamo prendere atto che parole d’ordine, progetti di immunizzazione e di incolumità personale e timori esplosivi per la sicurezza (decreti Salvini per esempio con licenza di sparare a chiunque sempre e comunque) generati da una costante e progressiva «eliminazione dell’assicurazione collettiva, un tempo offerta dallo Stato sociale, e della rapida deregolamentazione del mercato del lavoro» vengono attualizzati da destre e costituiscono la via principale del dibattito odierno su cui la subalternità delle idee di progresso e di solidarietà appaiono del tutto inadeguate. L’ordine del discorso pubblico in mano delle destre mondiali nazional-sovraniste populiste impera nel dibattito planetario.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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