martedì, Settembre 21

Polizia, la difficile strada della democrazia

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Che tipo di rapporto c’era le forze politiche di sinistra e la polizia?

Dal 1945 al 1980 i partiti di sinistra hanno cercato sempre di ottenere una qualche forma di compromesso al fine di evitare il rischio di una guerra civile; in particolare, il Pci (Partito comunista) non ha quasi mai affrontato una effettiva battaglia per il controllo democratico e la razionalizzazione delle forze di polizia. Negli ultimi decenni, precisamente dal 1990, la sinistra ha invece partecipato alla gestione della polizia e delle forze militari e oggi è la principale rappresentante nel parlamento di queste forze e anche di tutti gli affari militari e di polizia.

 

Tornando alla pesante repressione poliziesca degli anni ’50 e ’60 come possiamo descrivere quel clima di allora?

Scelba è stato assai abile e si può dire che ha rintuzzato le avances di mafia e fascisti con un monopolio della violenza alquanto solido articolandolo con il sostegno della Chiesa e quindi il paternalismo caritatevole. E’ lui l’artefice del partito-stato che vuole mostrare la capacità di sovranità Dc sugli affari interni. Pci, Psi (Partito socialista italiano) e Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) sono costretti a essere sempre sulla difensiva e non possono contare certo sul sostegno dell’Urss per un’eventuale ipotesi di rottura dell’alleanza con gli Stati Uniti. Il movimento operaio subisce, si difende, paga con lacrime e sangue ed è condannato a sperare in tempi migliori. Il carattere difensivo segna per sempre l’azione del movimento operaio e della sinistra.

 

Quando scoppia la rivolta del ’68 il rapporto tra forze dell’ordine e popolazione cambia. Pasolini lancia la provocazione descrivendo i poliziotti come i veri proletari che si scontravano con i figli della borghesia. Che cosa pensa di quelle considerazioni?

Pier Paolo Pasolini è stato un grandissimo intellettuale che soprattutto negli ultimi anni approda allo scetticismo saggio e inevitabile al pari di altri grandi intellettuali come Hanna Arendt o Michel Foucault (famosa la sua frase: ‘diffidate degli spacciatori di speranze’). Tuttavia, a proposito della sua boutade sugli studenti borghesi e i poliziotti proletari si lascia prendere dal populismo di cui allora era ancora influenzato come del resto tanti intellettuali della sinistra italiana. Doppiamente sbagliato perché il sessantotto è anche conseguenza della scolarizzazione di massa, cioè dell’arrivo dei figli di operai e anche poliziotti all’università e perché gli eserciti e le polizie scagliate dal potere contro le rivolte sono sempre formati da sottoproletari e proletari, cioè da persone delle classi subalterne! Si tratta ovviamente di mercenariato così come oggi i contractors negli States e altrove sono spesso reclutati in questi ‘ceti’ sociali.

 

Negli anni ’70 prende il via la sindacalizzazione delle forze dell’ordine e in particolare della Polizia di stato. Cambia dunque, in un periodo particolarmente difficile, il rapporto tra la Ps, gli italiani e le forze politiche. In che modo? E perché negli ultimi vent’anni abbiamo registrato dei notevoli passi indietro – vedi Genova e tanti altri gravi episodio riguardanti singoli cittadini – rispetto a queste conquiste? Che cosa è successo?

Sulla base di alcune ricerche empiriche e anche del confronto con buona parte della letteratura italiana e internazionale si può cercare di descrivere e commentare cosa è cambiato e cosa, invece, mi sembra si inscriva nella continuità col passato. Dal secondo dopoguerra a oggi, dal punto di vista delle principali caratteristiche della sicurezza e delle polizie in Italia appare utile distinguere tre periodi: il primo, dal 1948, è stato dominato dall’orientamento soprattutto repressivo di difesa dell’assetto di potere democristiano; il secondo è stato il periodo della parziale riforma democratica sancita dalla legge 121 del 1981; il terzo, ancora in corso, inizia nel 1990 e può essere chiamato il periodo della continuità e dell’adattamento al liberismo.

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