giovedì, Ottobre 21

Politicanti: per Draghi è ora di agire con la scimitarra Se la prospettiva di Mario Draghi è quella di assumere una funzione europea molto rilevante, resta da vedere cosa deve o può cambiare nel nostro Paese

0

Se quello che ho scritto ieri e nei giorni scorsi e invero, la conclusione è intanto che la prospettiva di Mario Draghi -e quindi del Paese che egli attualmente governa, ma che è anche la parte di popolo che lo sostiene e lo ‘giustifica’- è quella di assumere una funzione europea molto rilevante, subito dopo avere modificato in maniera seriamente profonda la struttura istituzionale dell’Unione stessa. E se ciò è vero, resta da vedere cosa deve o può cambiare nel nostro Paese.
Perché è ogni giorno sempre più evidente che, mentre una piccola parte dell’Italia segue e comprende, e quindi apprezza non tanto la figura quanto la politica di Draghi, è almeno altrettanto evidente che una parte molto maggiore del Paese, non è che non ‘seguaDraghi, ma semplicemente è lontano mille milioni di miglia dalle sue prospettive.

Basta anche solo sbirciare i giornali in questi giorni, intorno alle elezioni tedesche che hanno segnato la sconfitta di una linea politica, non di una persona. Ebbene i nostri politicanti litigano sulle droghe di un certo Luca Morisi (peraltro difeso dall’antidroga Matteo Salvini: coerenza innanzitutto), discettano di green pass, litigano sulla terza dose, e si azzuffano sul numero di spettatori in teatri e cinematografi, problema quest’ultimo posto pesantemente all’ordine del giorno da quel grand’uomo che ricopre il Ministero, non per caso ironicamente definito dell’intrattenimento, eccetera. E naturalmente si discute amenamente del pancione della signora Chiara Appendino, che, visto che aspetta un figlio ha il menzionato pancione, come, mi pare, accade a tutte le donne, anzi, le femmine del mondo, ma il caso di specie è più interessante: è il pancione di una sindaca.
Nella migliore delle ipotesi, proprio per misurare il livello della nostra politica rispetto alla realtà, ma specialmente la bassezza del nostro livello di coscienza democratica, si discetta e si fa scandalo, fino ad un intervento severo della Ministro Luciana Lamorgese, perché una certa poliziotta sale su un palco a dire di essere contro i vaccini. Non so bene che le succederà, ma forse una punizione. Fondata su che? La libertà di parola esiste ancora nella nostra Costituzione, insieme alla libertà di pensiero: certo per qualche burocrate politicizzato, se la si cancellasse sarebbe molto più comodo, ma per ora sta lì. Ora, sia chiaro che non voglio ‘difendere’ quella poliziotta né la Ministro, qui si tratta di due cose distinte. Quella poliziotta, in quanto tale, aveva e ha l’obbligo sacrosanto di farsi vaccinare e, se del caso, di controllare e prendere provvedimenti se le capita di incontrare un non vaccinato che voglia entrare, che so, in un teatro. Questo è certo. Ma ha il diritto altrettanto sacrosanto di parlare e pensare. E quindi ha diritto di esprimere il proprio pensiero. Sono due diritti in conflitto? Forse potrebbe venire fuori qualche costituzionalista di vaglia a dire che, come ho raccontato qualche giorno fa, ci sono diritti di serie ‘a’ e diritti di serie ‘b’. Ma lasciamo perdere … Dov’è il reato? Dov’è l’errore di comportamento? Lo Stato italiano può imporre direttamente o surrettiziamente la vaccinazione a chi vuole, anche ai canarini se crede, quello che non può assolutamente fare o pretendere è che tutti, pubblici ufficiali inclusi, pensino come vuole lo Stato e dicano quello che vuole lo Stato: questo accade nei regimi totalitari, che forse piacciono alla Ministro. Meno che mai -perché anche di questo si arriva a doversi scandalizzare- si può legittimamente pretendere che ‘non si pensi’ o ‘non si cerchi di dimostrare’ che, ad esempio, il vaccino non serve o altro. La legge tanto sbandierata sul ‘negazionismo’ è uno sbrego alla Costituzione e alla nostra tradizione giuridica. Invece, dire che faccia male non si può, se non altro perché i casi di conseguenze dannose dal vaccino finora sono state minime: non si può nel senso che non è vero. E dire le bugie non si deve, sbaglio?

Ma torniamo alla questione di cui parlavo all’inizio. Il livello della nostra politica e dei nostri politicanti è questo: discutere di cose marginali o inesistenti, pretendere imposizioni ingiuste e illecite. Politicanti, perché come dico sempre, mi rifiuto di chiamarli politici: la politica è una cosa nobile, alta e sacrosanta, ma di politici in Italia non ne vedo, almeno non di impegnati o legati ai partiti.
E questo è un problema serissimo del nostro Paese.
Draghi e i suoi pochi amici fanno politica (sì politica, Draghi non è un ragioniere, è un politico, per di più competente) di altissimo livello, nel senso almeno che Draghi ha un progetto chiaro e netto, ha una prospettiva di sviluppo per il Paese, e, naturalmente, ha in testa l’idea di essere lui quello che conduca questa linea o almeno che ne governi di fatto lo svolgimento, ha un fine chiaro anche se ha il torto di non volercelo dire chiaramente. Ma la cosiddetta (che vergogna!) ‘classe politicasi occupa di ciò? Anzi, diciamola tutta: sa, capisce in cosa consiste quella prospettiva? Direi proprio di no.

Il PD, il partito che più di ogni altro avrebbe gli strumenti per farlo, è in una fase di confusione e dispersione drammatica. Dopo la ‘cura’ renziana che ha tagliato le gambe alla base del partito, ora, nelle mani di ‘persone autorevoli’ perché tali autonominatesi, fa le Agorà, cioè, in sostanza, va chiedendo in giro qualche idea, qualche suggerimento, poi le persone autorevoli, accettano, cancellano, tralasciano … democraticamente. Comunque, se il PD fa queste cose, evidentemente idee non ne ha da sé. E cioè non è un partito, anzi, rinuncia anche a cercare di esserlo. Ci rinuncia talmente tanto che il suo segretario (piovuto dal cielo dopo che il predecessore se ne era andato dicendo che si vergognava del suo partito, ma restandovi, raro esempio di coerenza) si presenta alle elezioni a Siena, dichiaratamente allo scopo di procurarsi uno stipendio (nemmeno si rende conto di quanto ciò sia offensivo del buon senso pubblico), e si presenta senza il simbolo del partito del quale è segretario. Cioè dice chiaramente che il suo partito non c’entra, o c’entra poco. E queste sono le parole di un politicante tra i più seri su piazza … beh serio, insomma, diciamo così va’.
E gli altri? Tutto uguale, e sugli stellini sorvoliamo perché lì siamo veramente e strettamente al tabellone del ‘piccolo politico’. Gli italoviventi, poi, hanno studiato da pirati, anche se credono di essere corsari.
Una cosa disarmante, avvilente, assurda.

Eppure il nostro Paese, come il resto di Europa, ha ben altri problemi da affrontare. A partire, tanto per dire la prima cosa che viene in menta a chiunque, dal problema del lavoro, che manca sempre di più, che viene somministrato molto spesso, se non sempre, in maniera da sfruttamento. Per non parlare del fatto che il tema del lavoro non riguarda soltanto la ricerca di un posto di lavoro, ma anche e principalmente la necessità di insegnare ai lavoratori nuovi lavori. Un tema immenso, sul quale tutto tace. Sì, il padrone delle ferriere Carlo Bonomi dice che i lavoratori devono essere addestrati ai nuovi lavori, ma non da lui, non dagli industriali, ma naturalmente, dallo Stato: Pantalone.
Che è anche quello che deve permettere a certi lavoratori di andare in pensione a 60 anni a spese della collettività, o che deve permettere a chi lavoro non ha di avere una sorta di salario statale in cambio di nulla, salario che spesso viene integrato con il lavoro nero, tanto lavoro nero. Pensate a quanto ciò sia diseducativo, cioè il contrario esatto di ciò che deve fare uno Stato serio. Io, dice quel meccanismo, ti do dei soldi per sopravvivere perché sei povero (magari con una Ferrari, ma fa nulla), però non ti chiedo nulla in cambio, per cui tu prendi quel salario per fare nulla e cerchi (e, purtroppo, trovi) un po’ di lavoro in nero, che non viene scoperto perché chi te lo dà mica paga regolarmente le tasse. E ciò accade in quanto manca assolutamente nel nostro Paese una volontà effettiva di controllare i guadagni: insomma il fisco, che ha buchi mostruosi, per cui si calcola che l’evasione fiscale ogni anni arrivi ai 120 miliardi di euro. Il problema, qui, è la volontà politica che non c’è. Su questo tema ci sarebbe da fare discussioni infinite, si potrebbero occupare piazze, fare manifestazioni … macché, tanto può tornare utile a tutti un po’ di nero!
E così via.
Starebbe ai partiti di formulare le idee, i progetti, e indicare i mezzi per affrontare e risolvere questi problemi, e invece si preoccupano solo di litigi da cortile.

E ci si stupisce che Draghi vada avanti da solo sulla propria linea? Con chi dovrebbe confrontarla? da chi dovrebbe essere supportato? Ecco perché, e concludo, parlare di uno Stato di eccezionalità che tradisce la Costituzione (la tesi di Giogio Agamben e Massimo Cacciari) non è sbagliato, è solo del tutto inattuale. Applicare letteralmente la Costituzione, lo abbiamo visto, porterebbe al Governo quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni: incompetenza e faccia tosta. Quindi violazione flagrante proprio della Costituzione.
Oggi come oggi -duole dirlo e, secondo me, duole anche a Draghi- a Draghi non c’è alternativa, perché l’alternativa è ancora completamente analfabeta. È lì che sarebbe venuto il momento di agire, e di agire con la scimitarra; il fioretto va bene per altre società.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->