domenica, Maggio 16

Politica italiana, troppe divisioni ideologiche

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senato

La politica italiana non riesce a trovare quelle soluzioni opportune per il Paese a causa delle complesse divisioni derivanti dai contrasti ideologici. Il dibattito culturale aumenta notevolmente senza trovare la buona sintesi politica, capace di intervenire urgentemente sulle criticità italiane. Il tramonto degli ideali politici coincide con una rivoluzione industriale che può essere superata soltanto mediante soluzioni reali. A nulla servono le parole.

Cerchiamo di analizzare brevemente la situazione economica, autentica conseguenza delle decisioni della politica adottate nel passato. Il quadro economico italiano richiede un’azione immediata a causa della sua gravità. Il debito pubblico è fuori controllo, manca la crescita economica compresa una totale assenza di strategie ad hoc per rilanciare l’economia. Non sono bene evidenziate con chiarezza le decisioni della politica industriale e della politica energetica, in grado di promuovere un forte rilancio dell’economia del Paese. E’ utile ricordare che queste azioni potrebbero portare benefici economici nel breve periodo, in virtù dei forti cambiamenti dovuti alle nuove tecnologie. Sono assenti le opportune promozioni delle piccole imprese, spina dorsale del BelPaese.

Ripercorriamo alcune tappe storiche. Nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie in termini reali è sceso per il quinto anno di seguito. Le misure di correzione del disavanzo incidono prevalentemente sulla formazione del reddito disponibile delle famiglie, il quale si è contratto in termini reali anche nel corso del 2011 e 2012, dopo essersi ridotto già nei tre anni precedenti. Nel complesso dei cinque anni, al termine del 2012, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito, riportandosi al livello del 2000. Non incide solamente l’aumento della pressione fiscale, perché l’andamento dell’occupazione negli anni trascorsi ha avuto un ruolo rilevante nel diminuire la crescita del reddito disponibile. La possibilità di evitare cadute nel livello del commercio mondiale, direttamente conseguenti sulle nostre esportazioni, ha consentito all’occupazione, nell’industria in senso stretto, di recuperare nel 2013, il sentiero di una lenta ripresa che aveva già intrapreso nel corso del 2011.

Le imprese sono state pesantemente penalizzate dalle difficoltà dei debiti sovrani europei. Dal punto di vista della domanda di consumi, l’indeterminatezza del futuro, la perdita di valore di azioni e debito pubblico nei portafogli delle famiglie ha determinato la caduta dei consumi. Negli investimenti è stata determinante l’incertezza sulle decisioni dei consumatori, rendendo più cauti i processi di investimento. Per quanto riguarda il finanziamento delle imprese, le difficoltà dei debiti sovrani si stanno già manifestando con l’aumento del costo della raccolta per le aziende di credito e con la riduzione del valore del debito pubblico italiano nei bilanci delle banche. Tutto ciò tende ad aumentare il costo dei prestiti e la maggiore selettività nella loro concessione.

Nel contesto di questo scenario economico e sociale la politica italiana non riesce a muoversi con determinazione per trovare le soluzioni adeguate, capaci di risolvere in modo opportuno e radicale i problemi generati dalle classi politiche degli ultimi 40 anni.

Nonostante un effetto di confronto statistico favorevole (a settembre 2013, i prezzi erano scesi), l’inflazione”dichiara Sergio de Nardis, capo economista di Nomisma commentando gli ultimi dati Istat, “si conferma in calo (-0,1% a settembre come ad agosto). L’ulteriore diminuzione tendenziale dei prezzi al consumo è sintomo e causa della debolezza dell’economiaE’ sintomo perché è il portato dell’insufficienza della domanda rispetto all’offerta. E’ causa perché l‘inflazione negativa influisce sulle attese future dei prezzi, aumenta i tassi di interesse reali, deprime l’economia. Compito della politica monetaria è quello di debellare la deflazione, ma risulta inefficace. Data l’impotenza della Bce, dovrebbe entrare in gioco una politica fiscale di stimolo con guida tedesca, coordinata tra i Paesi europei e con la politica monetaria espansiva. Ma la politica fiscale è ovunque, anche in Germania, rigidamente orientata al perseguimento degli equilibri di bilancio, con effetti di compressione delle economie. Sono questi i motivi della stagnazione“.

C’è una forte perplessità nelle azioni condotte dalla politica italiana. Non può mancare una preoccupazione sempre più rilevante negli scrittori della situazione sociale e culturale. La necessità di ritrovare quel sano spirito di gruppo diventa un valore aggiunto da non trascurare.

La politica italiana non svolge da un po’ di anni il suo vero ruolo. A questo degrado relativo al comportamento della politica“, spiega Nadezhda Speranza Slavova, scrittrice e attenta osservatrice della realtà italiana, “si aggiunge l’egoismo presente nell’attuale società moderna. Così facendo non c’è più nulla di collettivo. L’inevitabile conseguenza di questo modus vivendi spicca con evidenza nell’attuale realtà sociale e politica. Dove c’è divisione si vive peggio“.

C’è sempre da tenere in debita considerazione per un’analisi più approfondita e più completa l’influenza e il ruolo dell’Europa nelle vicende della politica italiana. E’ sempre costante la vigilanza dell’Unione europea quando giudica le azioni intraprese dalla politica italiana. 

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