martedì, Settembre 28

Politica internazionale: Venezuela controcorrente La visita del ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua in Medio Oriente segna la svolta

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Caracas – A seguito della situazione di conflitto che si è recentemente riproposta tra il gruppo armato di Hamas e le forze armate israeliane, il governo del Venezuela torna a farsi avanti, muovendosi controcorrente nel quadro della politica internazionale, adoperandosi per portare al mondo un messaggio di sostegno alla Palestina, e condannando Israele.

«È importante ricordare che il governo venezuelano, per diversi anni, ha scelto di allearsi strategicamente con Paesi con i quali in precedenza non intratteneva relazioni strette e che non erano nella sua area di influenza: Russia, Cina, Iran e Siria, il tutto per un puro impegno ideologico», dice l’ambasciatore Oscar Hernandez Bernalete.

La recente visita del ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua in Medio Oriente ha fatto scattare l’allarme circa le vere intenzioni del Venezuela: immischiarsi in questioni in effetti lontane per il Paese, come il nuovo conflitto tra palestinesi e il governo israeliano.

Hernandez ha ricordato che il Venezuela ha sempre giocato a non farsi coinvolgere del tutto nei conflitti del Medio Oriente e in precedenza aveva cercato di fissare relazioni stabili con Israele, attraverso una forma di attivismo passivo pro-palestinese. «Nel quadro delle Nazioni Unite abbiamo sempre cercato il consenso al riconoscimento dello Stato palestinese, anche se tradizionalmente in Venezuela si individua maggiore vicinanza alle correnti filo-ebraiche» ha detto l’ambasciatore.

Il diplomatico ha affermato che il cambiamento della politica estera venezuelana lo ha incoraggiato ad esprimere la sua solidarietà alle organizzazioni armate della corrente di Hamas e Hezbollah, il che ai fini della diplomazia è stato interpretato come una contraddizione in termini, perché il Venezuela non ha una comunità palestinese significativa, mentre nel paese sono presenti un gran numero di comunità ebraiche. Dopo il suo ritorno dall’Egitto, il ministro degli Esteri venezuelano Jaua ha annunciato che la Cancelleria si sarebbe trasformata in un centro di raccolta per le donazioni dei venezuelani, da inviare ai rifugiati di Gaza che sono stati vittime dei bombardamenti israeliani.

L’ironia della questione risulta che il governo venezuelano prevede di inviare centinaia di scatole contenenti donazioni, provenienti però da un paese in cui i residenti devono fare lunghe code per comprare cibo e dove ogni volta è sempre più difficile ottenere prodotti di base come saponi, carta igienica e perfino farmaci.

«Dal Venezuela chiamiamo alla pace, alla cessazione della violenza e alla risoluzione dei conflitti, e ci rivolgiamo al governo. È molto difficile dire negare gli aiuti, dal punto di vista umanitario, in ogni caso deve restare forte e chiaro il messaggio che l’intervento venezuelano intende contribuire alla pace, se no anche la solidarietà resterà uno strumento demagogico che non risponde ai principi dell’etica internazionale» ha detto Hernández Bernalete.

L’esperto di politica internazionale ha ricordato il precedente annuncio del governo venezuelano con il quale si dichiarava l’amicizia con l’Iran e con il suo presidente, Mahmoud Ahmadinejad, che aveva pubblicamente annunciato il disconoscimento dello stato di Israele e delle sue minacce, basandosi sull’affermazione che Israele doveva «scomparire dalla faccia della terra» e aggiungendo «il rifiuto di riconoscere l’esistenza dell’Olocausto».

Il primo volo partito dal Venezuela per aiutare i rifugiati a Gaza è decollato l’11 agosto, con 12 tonnellate di cibo, medicine e forniture mediche. Il governo ha anche annunciato che le autorità stanno lavorando per ricevere nei prossimi giorni numerosi bambini e adolescenti palestinesi rimasti orfani o feriti da un attacco israeliano.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli 

 

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