mercoledì, Giugno 16

Politica: fra donne e denaro

0

Finora siamo stati monomaniaci: ci siamo schiacciati sulla mitologia del bunga bunga, focalizzando la nostra attenzione su Mr B. Da parte maschile, di certo, ciò è avvenuto con un’unghia d’invidia e, dunque, con una maggiore disponibilità al permissivismo. Abbiamo nuotato in oceani d’inchiostro versati sulle olgettine e le loro colleghe free lance, provenienti da carovane importate dalla Puglia o dal Golfo di Napoli. Di tale nostra distrazione se ne sono avvalsi altri personaggi meno esposti mediaticamente, altrettanto dediti a tourbillon sessuali considerati una sorta di attributo (in più sensi), un fringe benefit dei ruoli decisionali. Non era, dunque, solo Mr B. la pietra dello scandalo. Le acque chete pascolavano nella sua ombra e l’enormità dell’eco mediatica che riscuoteva l’ex Premier copriva le avventurette delle mezze figure.
Non dimentichiamo, nel passato, le operazioni di disinformacja, tese a coprire le trasgressioni di qualche vate ispiratore, ai giorni nostri ormai fiaccato dal combinato disposto di congiure di palazzo, zavorre familiari e conseguenze dei propri eccessi.
Mi pare chiaro che il fuori le righe di colui che è considerato il profeta si riverbera nei suoi colonnelli; è un fenomeno che ritrovavamo anche nelle catene di comando dei clan criminali, dove il boss sciupafemmine figliava bossini sciupadonnicciole.
Esempio eclatante di questo fenomeno antropologico-politico lo ritroviamo, oggi, nel Governatore della Lombardia, Roberto (Bobo) Maroni. Con lui, il gioco ‘cherchez la femme’ ha gioco facile.
Probabilmente i suoi primi passi professionali, in Avon, come avvocato recuperatore dei crediti derivanti dal mancato incasso dei proventi di presentatrici truffaldine, avranno in qualche modo plasmato il suo immaginario maschile di galletto in mezzo ad un pollaio di ovaiole. Il raggiungimento di poltrone di prestigio affinò il suo imprinting: per anni e anni si è sussurrato sulla presenza di una zarina al suo fianco, anzi di una regina, dato che porta lo stesso nome di una potente Sovrana di Spagna a cavallo fra ‘400 e ‘500. Di quest’ultima, dominante in una coppia di Re Cattolici, si narra che aveva una tale determinazione da aver creato, secondo la leggenda, persino un colore del pantone, il cosiddetto bianco Isabella.
Che è il bianco meno bianco che possa esserci, dato che è una tinta a metà fra il giallo ed il marroncino: narra la leggenda che tale nome si riferisce alla camicia da notte della regina, la quale giurò di non cambiarsela mai finché Granada non fosse caduta (e resistette 8 mesi). Era la Reconquista, per chi ama approfondire i fatti della storia.
Torniamo al Presidente della Lombardia, che già dal Viminale era accessoriato di responsabile della comunicazione giovane e procace, che si conquistò diverse pagine di gossip, anche grazie ad una serie di fastosi compleanni festeggiati, alla presenza di VIP e VIPPESSE della politica e non, in luoghi mondani che, nella natia Montesarchio, sembrerebbero roba da fantascienza.
Ora, però, del Bobo emergono altre preferenze e la suabadante‘ (definizione varata dalla stampa qualche anno fa) non può neanche rivendicare un certo monopolio (delle mogli non bisogna mai essere gelose: è come essere gelosi di una bandiera o della copertina di Linus).
I giornali hanno riportato l’indagine della Procura di Milano sulla missione Expo in Giappone del Presidente della Regione Lombardia; le spese relative alla partecipazione di tale Maria Grazia Paturzo sarebbero state accollate all’Expo, in virtù (virtù!) della relazione affettiva fra i due.
Si legge su il ‘Corriere della Sera‘ edizione on line: «L’atto significa che il pm Eugenio Fusco, decorsi i 20 giorni per le controdeduzioni difensive, è orientato a chiedere il rinvio a giudizio di Maroni per avere, in concorso con il suo capo della segreteria Giacomo Ciriello, indotto il direttore generale Expo, Cristian Malangone, a promettergli indebitamente l’utilità del pagamento (6mila euro) delle spese di aereo e hotel della Paturzo da aggregare alla trasferta in Giappone, appunto su richiesta del Governatore lombardo. La missione fu poi annullata da Maroni all’ultimo momento (…), ma ai fini della prospettazione del reato questo non muta la contestazione, perché la fattispecie del 319 quater punisce già la «promessa» indebita di utilità».
Se il Pirellone piange, il Campidoglio non ride. Lì pare che, al posto dell’Aula Giulio Cesare, avessero impiantato una stalla modello, con distribuzione cencelliana delle quote latte.
Perché, nelle austere sale del Palazzo che ospita il cuore politico-amministrativo della Capitale d’Italia si captavano sussurri su mungiture («La mucca va munta») o distribuzione di foraggio («La mucca deve mangiare») che sarebbero stati più logici alla Fattoria Scaldasole, mentre lì c’erano solamente le sòle che scaldavano illustri scranni.
Il sistema del mondo di sopra e del mondo di mezzo’ (dove i veri burattinai albergavano in quest’ultimo) ha provocato un’altra ondata di arresti (44) e di indagati (21) che dimostra quanto fossero profonde le radici del malaffare nel territorio capitolino.
Leggendo la notizia, mi è ritornato in mente il ricordo di un viaggio in terribus infidelium, nei giorni della campagna elettorale per il Comune. Non ricordo per quale ragione, dovetti prendere un bus che non fa parte dei miei percorsi abituali e mi conduceva allo sprofondo sull’Appia. Ebbene, in quell’occasione ebbi la ventura d’imbattermi in due vecchietti che parlavano di politica. Sono stata zitta e prudente, altrimenti temo che non starei qui a raccontarvelo: erano dei supporter di quel Giordano Tredicine, classe 1982  -un anno più giovane di mio figlio, che, purtroppo per lui, non fa il vaccaro e neanche ha camion-bar e ha pure la zavorra di una madre schifiltosa e snob-  il quale è il rampollo di una famiglia di commercianti ambulanti che, ormai, ha assunto il ruolo di dinastia. Niente Scipionidi, a Roma comandano i Tredicine coi loro camion -ristoro che presidiano l’intera citta. I miei co-passeggeri ne parlavano così bene che, quasi quasi, mi sorse il dubbio che stessero parlando di chissà quale taumaturgo con la mente di Pico della Mirandola. In più, un benefattore. Avendo su di lui ben altre impressioni, poi confermatesi con l’arresto dell’altro ieri, friggevo stoicamente, temendo che la mia sconcertante franchezza, stavolta, se avesse avuto sfogo, mi avrebbe procurato un ricovero in ospedale con ecchimosi varie. Invece sono qui, fresca e tosta (si fa per dire, a Milano c’è una cappa di caldo mica da ridere) e sono sopravvissuta ad una levataccia alle 4:45 del mattino, ad un viaggio in treno e a una ‘passeggiata’ all’Expo, fino all’ultimo pizzo nascosto del Decumano, affrontando persino il bus interno ricolmo di bambini supermaleducati, vere scimmie urlatrici.
E sopravvivrò (spero) quel tanto che potrebbe bastarmi per vedere  -come auspica il Premier, ma poco ci credo-  questa valanga di manutengoli travestiti da politici, marcire in galera e restituire il maltolto.
Altro che anti-aging, ho trovato la formula della vita eterna.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->