lunedì, Settembre 27

Politica estera: quando la Farnesina era autonoma Come e quale è stata la posizione del nostro Paese durante la Prima Repubblica

0

Dotato di capacità comunicative senza pari e di doti diplomatiche invidiabili, si pose l’obiettivo di divincolare l’Italia, che aveva sempre maggior bisogno di risorse energetiche per sostenere gli altissimi tassi di crescita economica, dalla dipendenza energetica di quelle che definì ‘sette sorelle’ le maggiori compagnie petrolifere del mondo, a guida anglo-americana. Operò attraverso una vera e propria rete diplomatica da lui istituita per presentarsi agli Stati ricchi di giacimenti di petrolio come diverso rispetto alle sette sorelle, trattando i propri interlocutori da pari grado e mostrandosi interessato a venire incontro alle loro esigenze. In questo modo, istituì rapporti con la Persia di Reza Pahlavi, primo a dare le concessioni petrolifere all’Eni, ossia non a un membro delle sette sorelle, con la Libia e con la Giordania, mentre le istituzioni italiane, se da un lato non potevano fare altro che continuare a attuare politiche favorevoli all’azienda di Mattei, dall’altra cercavano, non senza difficoltà, di presentare, ai sempre più spazientiti alleati, le mosse dell’industriale come una innovativa forma di politica estera a tutela degli interessi comuni. Mattei morì nel 1962, ma contribuì a costruire, per l’Italia, il ruolo di attore decisivo sul Mediterraneo.

L’anomalia per cui l’indirizzo della politica estera italiana fu dato, in buona misura, da un industriale non arrestò l’Italia repubblicana a proseguire su quella via, tanto che, con il primo Governo di centrosinistra del 1963, si continuò con un certo successo a mantenere il nostro Stato come guida del Mediterraneo e come interlocutore nelle vicende mediorientali. Il conflitto arabo-israeliano fu uno dei teatri in cui l’Italia partecipò, per via diplomatica, alla ricerca di una risoluzione, approfondendo le proprie relazioni con il lato arabo, senza tuttavia porsi in contrasto con Israele, con cui anzi rimaneva in buoni rapporti. Aldo Moro fu fra i più attivi protagonisti del corso filoarabo dell’Italia, con l’obiettivo di fare dell’Italia un anello di collegamento fra il mondo occidentale e il mondo mediorientale, e affermare il ruolo geopolitico di primo piano in quest’area. L’importanza di avere buoni rapporti in queste aree si manifestò in tutta la sua chiarezza con la crisi petrolifera del 1973, quando i Paesi produttori di risorse energetiche ‘chiusero i rubinetti’, causando un aumento dei prezzi vertiginoso.

La grande consapevolezza del proprio ruolo nel Mediterraneo, unita a un certo grado di autonomia, portarono l’Italia a uno scontro più o meno aperto con il partner di maggioranza dell’Alleanza atlantica, ossia gli Stati Uniti, come nel caso della crisi di Sigonella del 1986, quando, il Governo Craxi non cedette alle pressioni americane e non consegnò loro i responsabili del sequestro dell’Achille Lauro, palestinesi. E proprio con il Governo di Bettino Craxi, con Giulio Andreotti Ministro degli Esteri l’Italia conobbe probabilmente l’ultima stagione in cui ha potuto svolgere una politica estera veramente autonoma, volta alla costruzione di una rete mediterranea e al consolidamento e al rafforzamento del proprio status di potenza regionale: si possono ricordare gli interventi e i tentativi di risoluzione del conflitto arabo-israeliano, pur senza successo, gli interventi in Libano, sotto l’egida dell’ONU, con il chiaro intento di stabilizzare l’area che, tuttavia, stava sempre più andando fuori controllo.

Sul fronte europeo, invece, il processo di integrazione procedeva: la CECA, così come l’EURATOM (Comunità Europea dell’Energia Atomica), erano ormai confluite sotto la direzione della CEE e, all’inizio degli anni ’90, avvenne il passo decisivo: dopo la firma della Convenzione di Schengen del 1990 (ma entrò in vigore nel 1997), che permetteva la libera circolazione, con il Trattato di Maastricht del 1992 venne fondata l’Unione Europea. Così, anche se non lo sapeva nessuno, terminava la politica estera della Prima Repubblica: quello che sarebbe stata la Seconda non poteva saperlo nessuno.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->