mercoledì, Agosto 4

Politica estera italiana: ‘Chi l’ha vista?’ Titolare desaparecido, Gentiloni flebile, Minniti ‘supplente’

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Una politica estera serve ad un Paese, ogni Paese, in generale. Tanto più ad una media potenza qual è (qual era?) l’Italia. E tanto più in una situazione europea ed internazionale quale quella che stiamo attraversando. Ma l’Italia che già non ha un Governo (o almeno non ha un Governo nella pienezza dei poteri), non ha neppure una politica estera, e se per questo neppure un Ministro degli Esteri. Il Ministro facente disfunzioni, l’ineffabile Angelino Alfano, è scomparso dalla scena ormai da tempo, in special modo da quando ha fatto il ‘nobile’ passo indietro dalla candidatura alle elezioni politiche. Nello stesso preciso modo con cui la volpe di Esopo rinunciava a prendere l’uva sino alla cui altezza non riusciva a saltare, dichiarando che era acerba.

Certo, in questa latitanza abbiamo almeno il lavoro e l’immagine del Presidente del Consiglio in carica per l’ordinaria amministrazione, Paolo Gentiloni, che la politica estera italiana l’ha fatta e proprio dalla Farnesina e continua a farla in prima persona da Capo del Governo (limitandosi al minimo sindacale e poco più). Insieme al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, specie ovviamente per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo e la costa libica, con riguardo particolare alla questione immigrazione. Ma è poca cosa tanto che, come notoriamente avviene in natura, lo spazio lasciato libero da cose e uomini viene occupato da altre cose e uomini. Nella fattispecie persino dall’astro perenne dell’ex Segretario della Commissione Esteri del Senato, Antonio Razzi: che ha pure colto l’occasione del Concertone romano del 1° maggio per dichiararsi artefice (italico e mondiale) dell’unica autentica azione di politica estera del nostro Paese, grazie a lui naturalmente, la distensione dei rapporti tra le due Coree. Stante il suo intrinseco rapporto con il dittatore del Nord, Kim Jong-Un. Avanspettacolo, certo, ma la dimostrazione palmare di come sullo scenario internazionale l’Italia non stia facendo niente. Ma zero. Proprio zero.

Verrebbe da far lanciare un appello da Federica Sciarrelli, dagli schermi della sua ‘Chi l’ha visto?’. Chi l’ha visto il Ministro Alfano, e chi l’ha vista la nostra Politica estera, in generale e con un’accelerazione negativa negli ultimi tempi e negli ultimi mesi. Quanto al futuro, imminente ed a più lunga gittata ben poche le ulteriori prospettive, tanto più con la fondata sensazione che il primo Governo post voto della diciottesima legislatura non si avvicini, anzi. E proprio in un momento in cui una vera e pesante politica estera servirebbe come il pane, anche per i riflessi sulle questioni nazionali oltre a tutti i propri specifici aspetti. Per i rapporti con l’Unione Europea e Bruxelles in primo luogo, dove il mattatore sembra essere divenuto e sempre più in prospettiva destinato ad essere il leader neoleghista Matteo Salvini. Ché, come dicevamo, dove c’è un vuoto la natura insegna che qualcosa o qualcuno si inserisce, che sia il folkloristico Razzi o il ben più poderoso (e pericoloso) Salvini.

E così, privi di fatto di politica estera come siamo, ne paghiamo le conseguenze non solo a questo livello, ma anche in quello che ad essa è connesso. Certo sullo scenario internazionale europeo (e di conseguenza mondiale) abbiamo tre pezzi da novanta. Il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Che sembrano però giocare ciascuno in proprio una propria partita, che oscilla dalla generosità personale, economica e politica di Draghi, all’allure istituzionale di Tajani, alla buona volontà della Mogherini, di cui però pochi sarebbero in grado di dire cosa abbia fatto in questi anni, e cosa stia facendo. E mentre sullo scenario ‘esterno’ si susseguono vicende che direttamente ci chiamano in causa, dall’arrivo via mare di masse di diseredati alla nostra presenza militare in Niger (oltre che tutto quanto concerne lo scenario globale), l’Italia è quasi completamente imbelle. E vien da chiedersi sino a quando si continuerà ad abusare dell’altrui e nostra pazienza.

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