giovedì, Ottobre 28

Politica ed embargo degli Stati Uniti

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Nel 1962, dopo che Fidel Castro ha iniziato a nazionalizzare le proprietà private degli Stati Uniti a Cuba, il presidente John Kennedy ha formalmente attuato un embargo di tutti i tipi di commercio con la piccola isola, escluso la vendita dei materiali non sovvenzionati come cibo e medicine. Conscio che il danno sarebbe stato per entrambe le parti, il giorno prima di firmare l’embargo, stando a quel che si dice, Kennedy ha organizzato una spedizione d’acquisto di 1200 sigari cubani per il proprio consumo futuro.

Cinquantadue anni dopo, un altro presidente americano, Barack Obama, ha dichiarato di voler porre fine all’embargo di Kennedy, mossa che ha messo sull’attenti la Russia: un paese a metà strada nel mondo, in cui le restrizioni imposte da Obama sul commercio sono servite ad isolare la nazione ed hanno contribuito a devastare la sua economia.

Ma mentre alcuni osservatori a Mosca hanno interpretato questo atto dell’amministrazione di Obama come qualcosa volto ad assestare un colpo alla Russia, gli analisti del resto del mondo non ne sono convinti.

Non credo he la Russia sia stata considerata negli accordi tra Stati Uniti e Cuba” ha detto Jeremy Friedman, Direttore Associato del Programma Brady-Johnson di Grandi Strategie di Yale e lettore di storia russa all’Università, in un’intervista per ‘L’Indro’ domenica. “Tutto porta a pensare che questa sia stata una mossa fatta per l’eredità di Obama e per il miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti e America Latina”.

Cambio di rotta per Cuba

 Annunciando la decisione di Washington di cambiare la rotta dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba, il presidente Obama ha sottolineato che l’embargo é stato semplicemente un fallimento in termini economici.

«Orgogliosamente, gli Stati Uniti hanno supportato la democrazia e i diritti umani a Cuba in queste ultime cinque decadi. Abbiamo svolto azioni in maniera così primaria attraverso politiche che tendevano ad isolare l’isola, prevenendo i viaggi e i commerci più basici in modo che gli americani possono stare bene in qualsiasi altro posto», ha detto Obama in una dichiarazione. «E nonostante questa politica sia stata condotta con le migliori intenzioni, nessun’altra nazione ci ha supportato nell’imposizione di queste sanzioni, e ciò ha avuto un piccolo effetto oltre a fornire il governo cubano di una base logica di restrizione sul suo popolo. Oggi, Cuba é ancora governata dai fratelli Castro e dal Partito Comunista che é salito al potere mezzo secolo fa».

Gli Stati Uniti non desiderano devastare l’economia cubana, secondo Obama: «Non é negli interessi dell’America, o del popolo cubano, cercare di spingere Cuba verso il collasso. Anche se avesse funzionato – e non lo ha fatto per 50 anni – sappiamo grazie ad una dura esperienza che i paesi sono più portati a subire trasformazioni durature quando il loro popolo non é soggetto al caos».

La rivelazione di Washington é stata accolta a Mosca sia con ottimismo che con sospetto.

Speranza riluttante

«Ci sono voluti 50 anni per la Casa Bianca per accettare il fallimento dell’embargo degli Stati Uniti su Cuba. Bene, la Russia può aspettare» ha detto Alexander Lukashevich, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, il 20 dicembre, in una dichiarazione sull’onda delle sanzioni imposte contro la Russia da Stati Uniti e Canada.

Il giorno prima, Obama ha emanato un Ordine Esecutivo che vietava alcuni tipi di esportazioni ed importazioni dalla Crimea, così come nuovi investimenti nella tanto contesa penisola, ed ha autorizzato il Dipartimento del Tesoro ad imporre delle sanzioni contro individui ed entità che operano nella regione.

«L’Ordine Esecutivo ha lo scopo di riaffermare che gli Stati Uniti non accetteranno l’occupazione e i tentativi di annessione della Crimea da parte della Russia», ha detto Obama in un commento che accompagna l’Ordine Esecutivo.

Dopo aver richiesto alla Russia di «porre fine all’occupazione e ai tentativi di annessione della Crimea», Obama ha sollecitato Mosca di aiutare ad attenuare le tensioni in Ucraina, dove ribelli orientali hanno combattuto per mesi per l’indipendenza da Kiev. Nonostante la violenza sia gradualmente diminuita seguendo un debole ‘cessate il fuoco’ risultato da una conferenza sulla pace tenuta a Minsk a settembre, a dicembre le Nazioni Unite hanno riportato che sono state uccise più di 1000 persone dalla conferenza di Minsk. «Chiedo ancora una volta alla Russia di cessare il supporto agli scissionisti nell’Ucraina dell’est, e di adempiere ai propri impegni presi in seguito agli accordi di Minsk».

Questa é stata solo l’ultima di una serie di sanzioni imposte dalle contrariate nazioni occidentali dall’annessione della Crimea alla Russia di marzo.

Il recente declino economico russo é stato completamente attribuito alla potente combinazione della caduta del prezzo del petrolio e dal sovraccarico delle sanzioni occidentali. Quindi da un lato, l’inattesa apertura verso Cuba da parte di Washington ha dato il via ad una speranza riluttante.

«Anche gli irriducibili sostenitori delle sanzioni a volte devono fare i conti con il buon senso, sebbene ci possa volere del tempo», ha detto Lukashevich.

Ma dall’altro lato, lo sforzo improvviso di Obama, che ha scosso le relazioni con i vicini del sud, ha suscitato interesse.

La diffidenza di Mosca

 In una recente intervista, Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha sostenuto che Victoria Nuland, assistente del Segretario di Stato per gli Affari Europei ed Eurasiatici degli Stati Uniti, era «direttamente coinvolta nella formazione del governo che é salito al potere» a Kiev in seguito all’espulsione avvenuta lo scorso febbraio dell’ex presidente dell’Ucraina Viktor Yanukovych, “amico” di Mosca. «Elencando le istanze specifiche delle interferenze americane in Ucraina contro il contesto di ciò che la Russia sta o non sta facendo, credo che si arrivi ad una sola conclusione: in realtà sta diventando chiaro a tutti chi sta realmente violando l’Atto costitutivo delle Nazioni Unite che prevede il principio di non interferenza negli affari internazionali degli altri paesi», ha sostenuto Lavrov in un’intervista per il canale televisivo ‘Russiya-1’.

Per illustrare ulteriormente ciò che ha visto come una tendenza ad interferire negli affari esteri della Russia da parte degli Stati Uniti, Lavrov ha fatto l’esempio di Cuba: «Siamo andati a Cuba e abbiamo cancellato il loro debito», ha detto Lavrov, riferendosi alla visita ufficiale del presidente russo Vladimir Putin a L’Avana a luglio. Con il pretesto di questa visita, Mosca ha notoriamente cancellato il debito dell’era sovietica del valore di dieci bilioni di dollari che L’Avana gli doveva.

«Pensavo ingenuamente che avremmo costruito delle basi in quell’occasione e ciò avrebbe dato una spinta alle nostre relazioni. All’improvviso, il presidente Obama ha detto che le sanzioni contro Cuba erano in vigore da 50 anni, e che questo non era giusto», ha detto Lavrov secondo la trascrizione di un’intervista rilasciata dal Ministro degli Esteri russo. «Si sta giocando una grande partita a scacchi geopolitica. Finché la nostra influenza presenta segni di crescita in America Latina, gli americani saranno tesi e cercheranno di fermarla».

Ma forse sospettoso delle motivazioni di Obama, Lavrov non é stato in grado di criticare lo sforzo di Washington di migliorare le relazioni con un importante alleato storico di Mosca: «Dal canto nostro, durante gli anni, abbiamo chiesto agli Stati Uniti di rivalutare la loro posizione e di porre fine alla politica insensata dell’embargo sul commercio e sull’economia, che ultimamente ha reso sofferente la popolazione amichevole cubana. Non vogliamo essere amici con qualcuno a dispetto di qualcun altro o, essendo amici di qualcuno, rallentare il raggiungimento degli obiettivi e degli interessi dei paesi a noi amici».

Oltre Mosca

Ma mentre gli ufficiali russi rimurginano sui potenziali piani nascosti di Washington, gli osservatori occidentali come ad esempio Friedman, non sono d’accordo.

Per i principianti, i rapporti segreti tra Washington e L’Avana sono iniziati bene prima che Yanukovych rifiutasse l’accordo di associazione con l’Unione Europea, lasciando stare l’annessione della Crimea”, ha detto Friedman. “La migliore spiegazione per i tempi d’attesa dell’annuncio é che stavano aspettando la fine delle elezioni di metà termine, per paura che l’annuncio poteva danneggiare i democratici”.

Secondo Friedman, tutto porta alla conclusione che la mossa abbia avuto lo scopo di proteggere l’eredità di Obama e di rinforzare i legami degli Stati Uniti con i vicini del sud: “L’America Latina é cruciale sia per ragioni di immigrazione sia, forse il motivo più importante, per le iniziative globali per combattere il cambiamento climatico, che sembra essere un punto focale degli ultimi due anni di carica di Obama”.

Ad esclusione delle motivazioni, la Russia non deve temere il recente cambio di relazioni tra Washington e L’Avana, secondo il punto di vista di Friedman. “Non credo che la Russia debba preoccuparsi del disgelo dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba perché non é realmente chiamata in causa, e perché la Russia non potrebbe essere un giocatore principale a questo punto”, ha detto l’analista. “Non c’é quasi nulla che la Russia possa offrire a Cuba che sia utile per il potenziale di investimento della comunità in esilio verso gli Stati Uniti, per non parlare degli effetti delle misure proattive del governo statunitense. Semplicemente é un gioco a cui la Russia non può effettivamente giocare”.

Rivoluzioni democratiche e di bandiera

 La scelta della retorica dell’amministrazione di Obama ha fatto nascere una sorta di scetticismo. «Stiamo chiedendo a Cuba di liberare il potenziale di 11 milioni di cubani ponendo fine alle restrizioni non necessarie sulle attività politiche, sociali ed economiche. Con questo spirito, non dovremmo permettere alle sanzioni degli Stati Uniti di aggiungere peso ai cittadini cubani che stiamo cercando di aiutare», ha sollecitato Obama annunciando le riforme.

Forse indirizzando indirettamente queste speranze, il presidente cubano Raul Castro ha dichiarato nel tardo dicembre: «Non possiamo pretendere che rafforzando i legami con gli Stati Uniti, Cuba rinunci agli ideali per cui ha combattuto per più di un secolo». Castro ha accolto una recente mossa degli Stati Uniti per normalizzare le relazioni bilaterali ma ha sottolineato che L’Avana non avrebbe cambiato il suo sistema politico.

«Obama ha parlato di democrazia, diritti civili – i valori che sono stati sostenibilmente promossi dagli Stati Uniti anche a costo di affrontare rivoluzioni di bandiera, supporto delle forze di opposizione e a volte interventi necessari. Queste nozioni sostenute dal presidente degli Stati Uniti dovrebbero mettere Cuba in guardia», ha scritto in un recente articolo per ‘Al ArabiyaMaria Dubovikova, esperta di affari esteri del prestigioso Istituto delle Relazioni Internazionali di Mosca.

«Il caos causato dall’improvviso amore degli Stati Uniti potrebbe dare una grande svolta alla storia di Cuba, ma potrebbe portare alla fine del governo dei fratelli Castro e dell’ordine socialista che regna nel paese», sostiene Dubovikova.

Friedman ha parimenti notato le ragioni dello scetticismo con riguardo alla stessa retorica, anche se per differenti ragioni. “Ci sono state delle discussioni riguardo al fatto che l’amministrazione di Obama abbia fatto abbastanza per avere concessioni sui diritti umani da L’Avana, ed é chiaro che questo linguaggio é stato ampiamente utilizzato per attaccare la lobby di Cuba», sostiene Friedman.

In ogni caso, L’Avana potrebbe non aver bisogno dell’aiuto della Russia per la situazione che é in ballo. “Sono coscienti del fatto che il gioco a cui stanno giocando é delicato e delle massive e potenzialmente incontrollabili unità militari che stanno liberando, ma le alternative per loro sono sicuramente peggiori, addirittura impoverimento e irrilevanza politica e probabilmente obsolescenza”, dice Friedman. “Data la caduta del prezzo del petrolio, il Venezuela, loro sostenitore, é sempre più lontano dall’idea di generosità. Non si dovrebbe sottovalutare l’orgoglio del popolo cubano e la loro dedizione per l’indipendenza e per la causa antimperialista, ma dubito che abbiano bisogno dell’aiuto della Russia per fare ciò”.

 

Traduzione di Sara Merlino

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