lunedì, Maggio 17

Poliandria: la Sibilla Casoriana Una donna fa firmare a marito ed amante un contratto di condominio negli affetti

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casoria 

 

Al 70% degli italiani (e al 97% degli stranieri), se gli chiedete dove sia Casoria, cascherà dalle nuvole.

Siamo solo noi, nati ad un tiro di schioppo, nei dintorni di Napoli, a sapere che Casoria è una propaggine urbanizzata dell’hinterland partenopeo che negli anni ’60 costituì il maggiore polo industriale del Sud e fino al XIX secolo, invece, era tutta un terreno paludoso che, bonificato, divenne area agricola fertilissima, capace di dare fino a 5 raccolti l’anno.

Oggi, però, Casoria ha avuto il suo momento di celebrità. Ciò grazie ad una intraprendente casalinga 38enne che, vera antesignana e suffraggetta delle dolenti sorelle schiacciate in noiosissimi matrimoni, non si è accontentata di condurre nell’ombra una relazione extraconiugale con un focoso meccanico 28enne ma, volendo fruire di una vita sentimentale senza angosce, ha contrattualizzato col marito e l’amante l’accettazione del menage à trois.

Lo scorso 18 dicembre, infatti, ha stilato un contratto di poli-matrimonio che i due uomini hanno sottoscritto senza costrizioni, sancendo un’innovazione giuridica che sovverte tutti quei barbosi principi del diritto fattici studiare all’Università (a me da Raffaele Rascio e Luigi Cariota Ferrara), secondo i quali un negozio giuridico non può avere causa illecita, ovvero contraria a norme imperative, al buon costume (ma oggi i buoni costumi li fa solo la Parah) e all’ordine pubblico.

Insomma, la signora XY – dai giornali non viene resa pubblica l’identità – da sola, voleva fare una piccola rivoluzione che, nella sostanza, avrebbe sanato tante situazioni (ipocrite) pendenti nella società e vendicato le molte donne che, nei secoli, hanno dovuto sopportare mariti intemperanti che sgranocchiavano amanti come noccioline, non concedendo alle donne reciprocità di trattamento.

Musulmani e mormoni, ad esempio, hanno normato la poligamia, ma, per trovare un fenomeno similare di poliandria bisogna inoltrarsi fra le nevi del Tibet e, anche lì, la donna non può scegliere fior da fiore, andando là dove la porta il cuore, bensì sorbirsi uomini della stessa famiglia (ovvero tenersi sempre la stessa suocera…).

Un’eroina, la nostra, e, come le precursore della storia, la sua battaglia di civiltà e pari opportunità ha avuto breve durata.

Il marito, pur dichiarandosi d’accordo il 18 dicembre – l’amante di lei, naturalmente, ha apposto al documento la propria firma senza fare troppe storie – già il 25 ha fatto macchina indietro, allorché la donna, senza artifizi, ha telefonato all’altro vertice del menage à trois, scambiando con lui sdolcinatezze e pissi pissi bao bao.

Il sangue gli è andato al cervello ed eccolo trasformato in un energumeno troglodita, che, del tutto immemore del fatto che ‘pacta servanda sunt’, ha rivendicato il monopolio del rapporto.

Alla moglie che gli ricordava l’assenso prestato ed al figlio quattordicenne, che le dava ragione, – dunque, il documento non era rimasto circoscritto ai tre, ma di esso erano stati informati in più persone – giù botte, perché l’uomo non riusciva a portare argomentazioni altrettanto convincenti contro chi gli rinfacciava il consenso prestato.

La storia sarebbe rimasta nota forse soltanto ai vicini, che avevano chiamato le forze dell’ordine per far terminare la lite, se la  casalinga audace non avesse voluto strafare e confidarsi con l’amato mezzo bene.

Sì, mezzo bene, perché nel contratto, pubblicato dai media in quanto acquisito agli atti dell’indagine, la donna ammetteva di avere un vincolo d’affetto con entrambi e tale sarebbe rimasto finché non avesse deciso di fare chiarezza con sé stessa.

Una sincerità disarmante che, però, non metteva al sicuro la maliarda dai rigurgiti otellici del legittimo consorte.

La sera di Natale, avendo sentito l’esigenza di confidare il proprio cruccio e i colpi subiti al terzo vertice del triangolo, lei saliva a bordo dell’auto del meccanico e si appartava con lui in un posticino lontano da occhi indiscreti.

Da molti occhi indiscreti, ma non da quelli del gelosaccio che si materializzava, volendo lavare col sangue di lei l’onta che sentiva incombere su di sé.

E ci riusciva, procurandole ferite e lividi guaribili in 15 giorni. A Napoli si direbbe icasticamente: ‘la struppiava ‘e mazzate’.

Ancora una volta ciò provocava l’intervento dell’ordine costituito che si trovava di fronte ad un incredibile contratto, portato dalla donna a sostegno delle sue ragioni, costituente una vera rivoluzione copernicana giuridica, che non ha precedenti da Hammurabi ai giorni nostri, passando da Dracone, le XII Tavole, i Dieci Comandamenti (che dicono: Non desiderare la donna d’altri, non: Non desiderare l’uomo di altre – in questo caso, poi, il 28enne era single, dunque res nullius… – e, dunque, rivelano un che di discriminatorio), Giustiniano, pandette, brocardi e persino la pur evolutissima legislazione post Rivoluzione francese, a meno che non si voglia interpretare come ‘si licet’ il famoso principio del Diritto alla Felicità contenuto nella Costituzione americana.

Naturalmente, la scrivente tifa per la creatività giuridica della sua coinquilina di sesso casoriana, che, come tutti i profeti, rischia in proprio e prende le botte…

E’ lei ‘l’uomo che morde il cane’, secondo le regole giornalistiche classiche sulla notizia, è lei la personificazione di 2 delle 3 S (Sesso, Sangue e Soldi) che insegnano ad ogni aspirante redattore: pensate, ha optato per la chiarezza e rigettato ogni sotterfugio, modus operandi delle fedifraghe.

La reazione malmostosa del coniuge, invece, c’insegna che la signora leggeva troppo avidamente ‘Chi’ dal parrucchiere e non ha saputo discernere la propria esistenza da quella di Paris Hilton.   

 

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