martedì, Luglio 27

Polemiche di distrazione di massa E' estate, cervelli in ferie: rincorriamo divi suicidi e siamo ciechi al destino della Patria

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giornalismo

 

Appaio una prefica persino a me stessa: sto lì a strapparmi i capelli sui para-porcellum che si stanno maturando e mi metto sul trespolo a fare il Grillo Parlante, senza avere, in realtà, un benché minimo potere per indirizzare gli eventi verso il ‘vero’ interesse pubblico.
Certo, ho questa tribuna da cui mi spolmono e che mi fa guadagnare giudizi di condivisione nell’agorà di FB, ma, alla fine della fiera, le mie parole scorrono come acqua su marmo.
E’ solo per la mia testardaggine inveterata che proseguo come un panzer a catoneggiare ed anche stamattina ne ho un sacco e una sporta da sparare random.
Almeno, però, non faccio parte del comitato dei flabellatori giornalistici che, di volta in volta, identificano il ‘salvatore della Patria’ di turno e si attappetano, cantandone le lodi.

Questo prologo serve a introdurre il nocciolo duro del mio nuovo pezzo: ovvero, come i media stiano lavorando, vuoi scientificamente, vuoi per mero conformismo e scarsa conoscenza, per distrarre l’opinione pubblica dal momento di furibondo dramma economico e sociale che stiamo vivendo.

Si è suicidato un attore hollywoodiano assai popolare –Robin Williams-, fra debiti, alcolismo e depressione. Mi è dispiaciuto molto, e sono stata fra quelli che si è peritata di condividere il messaggio di Obama  -in lingua originale, pizzico di civetteria-  oppure la scena clou de’ L’attimo fuggente’, nonché la poesia tratta da ‘Foglie d’erbadi Walt Whitman, il ‘mitico’ ‘Capitano, mio capitano’ (che si sono tutti, me compresa, appiccicati i galloni di esperti di letteratura nordamericana dell’800).
Non sarà la routine una morte così emblematica, ma vi chiedo, consapevole di apparire controcorrente, se avete riflettuto che il fascino del film dipendeva anche dagli sceneggiatori che hanno inventato vicenda e battute. Certo, Robin Williams ha aggiunto la propria capacità interpretativa, ma non è il caso di ritenere che avesse fatto tutto lui!

Ebbene, con un’Italia praticamente rasa al suolo nel tunnel della deflazione e una situazione di warning da parte dell’Ue, cosa fanno gli autorevoli media nazionali? Dedicano pagine e pagine a questa tragica vicenda dell’attore depresso e suicida. E gli operai o gli imprenditori che si tolgono la vita per la suddetta situazione di disoccupazione e insolvenza generalizzata? Beh, per quelli, giusto una breve in cronaca locale.

Scrive il Collega Nicola Borzi de’ ‘Il Sole 24 ore‘ su Facookeb    -ed è lui, che ringrazio, ad aver innescato questa mia riflessione da colata lavica:

«Per favore, non sprecate nemmeno un millisecondo o un neurone su questa boutade di abolizione dell’articolo 18 sparata da quel genio di Sacconi. E’ l’ennesimo utilizzo dell’agenda setting per creare disattenzioneViviamo la più grave recessione dalla storia unitaria del Paese – un secolo e mezzo – e c‘è chi continua a buttarla in burla pur di non affrontare i reali problemi dell’economia. Che non sono affatto legati alla possibilità di licenziare – come se ciò già non avvenisse abbastanza – quanto a quella di assumere, che deriva dalla possibilità di fare impresa. Per fare impresa servono una burocrazia ridotta al minimo, specie in ambito fiscale, tempi di pagamento certi da parte di tutti (clienti e Stato), una giustizia civile efficiente, la riduzione al minimo possibile della corruzione, la repressione più dura nei confronti della criminalità organizzata, una pressione fiscale in linea con quella dei concorrenti. Tutte cose che non hanno nulla a che fare con l’articolo 18».

E’ una riflessione preziosa, lucidissima: un vero richiamo alle responsabilità. E che illumina fulminea, allorché dichiara che la polemica sull’articolo 18 è semplicemente strumentale. Ovvero che serve per gettare polvere negli occhi e impedire che l’attenzione si focalizzi altrove -‘benaltrismo‘ … cosa, se no?–  rispetto alle piaghe purulente, sempre più infette per la mitragliata di annunci che ci stanno sommergendo.

La deflazione? Emerge che non la patiamo solo noi: anche Francia e Spagna hanno un segno meno zero virgola sui prezzi al consumo, cosicché andrebbe allargata la visuale dall’Italia ai suoi vicini (o quasi vicini) latini. 

Chissà se di questo avranno parlato, nel loro vis à vis segreto a Città della Pieve (posto delizioso, a lungo scenario della fiction ‘Carabinieri’) il Premier Matteo Renzi e il Presidente della BCE, Mario Draghi (prossimo Presidente della Repubblica o del Consiglio?). Si dice che uno dei temi sul tappeto siano stati i 40 miliardi di euro in aiuti europei che le nostre Regioni corrono il rischio di farsi scorrere sotto il naso senza saperli spendere.

Un affresco a cui bisognerebbe offrire un’attenzione ben maggiore. Ma sapete cosa, oltre alle paginate su Robin Williams, ha occupato l’attenzione dei media   –Libero’ in testa, col suo Direttore vittima del più misterioso attentato contro un giornalista giammai accaduto nella storia? Un confronto fotografico fra i lati B di Agnese Renzi e Maria Elena Boschi. Il che la dice lunga sullo stadio di cronica involuzione della sensibilità dei media riguardo a ciò che è veramente una notizia.

Il fatto è che, come avveniva con Mitridate, abbiamo assunto su base ventennale la nostra brava goccia quotidiana di veleno gossipparo che ci ha svuotati di ogni senso della realtà. La spettacolarizzazione della vita, che sia la politica, la società e persino l’economia, ci ha condotti a considerare ‘interessante’ una tizia in bikini che, incontrandola in spiaggia, senza sapere chi sia, manco degneremmo di uno sguardo.

La malizia di un giornale, teoricamente riconducibile ad un Partito alleato di Governo, insinua una sotterranea concorrenza fra le due dame messe a confronto: la moglie legittima e quella che i pissi pissi di corridoio indicano come ‘simpatica’ al marito ari-legittimo.

Mi chiedo come mai il suddetto Direttore, animato da questo stesso animus malizioso, non abbia fatto carte false per pubblicare le mitiche intercettazioni di telefonateintercorse un dì fra due Ministre del Governo presieduto da un familiare di riferimento dei padroni del quotidiano e poi distrutte perché non inerenti alle indagini nell’ambito delle quali erano state raccolte.
Voci di corridoio, infatti, insinuavano che le conversazioni fra le due signore fossero molto più intriganti di ‘Cinquanta sfumature di grigio’ (a tal proposito, mi dice un’amica che è giunta a pagina 80 dello stesso e ancora non si quaglia… il potere della pubblicità!) e assai più vicine a ‘Memorie di una maitresse americana’ di  Nell Kimball (pubblicate in Italia dalla mitica Adelphi).

Ma davvero davvero siamo ridotti ad abbuffarci di lati B confrontati, pur appartenenti a persone più o meno pubbliche? Davvero davvero le donne, per quanto abbiano ruoli e voci in capitolo, debbono subire ancora la gogna pubblica sulla forma del proprio ‘cuscino di seduta’?
E’ la solita strategia maschilista di schiacciare su questioni fisiche la personalità femminile, oscurando qualsiasi tentativo di valorizzazione della parte intellettuale.
Ciò anche con la complicità degli stessi reclutatori delle candidate a cui affidare incarichi di responsabilità: possibile che solo le bionde coscia lunga siano tuttologhe? Purtroppo, poi, in virtù del proprio ruolo, costoro aprono bocca e… si scopre il bluff!

Per consolarmi, pesco una notizia interessante sulla prima donna vincitrice della Medaglia Field, ovvero il Nobel della Matematica, che, dalla sua istituzione, nel 1937, era stato pervicacemente misogino, in quanto attribuito solo a uomini. Si tratta dell’iraniana (altra specificità) Maryam Mirzakhani, 37 anni, che ha ricevuto l’ambito Premio, durante il Congresso dei Matematici, in corso a Seul. Pensate che il Presidente Rohani, fiero per la vittoria, ha postato tweet e status su FB a tal proposito, inserendo – una rivoluzione! – persino foto della vincitrice col velo, ma anche senza. Insomma, la matematica del persiano medioevale Avicenna ha trovato una degna erede… al femminile.

Quella che, invece, mi irrita è l’enfasi con cui è stata pubblicata la notizia del giovane fruttivendolo (22enne), Riccardo Finotto, che ha conseguito la laurea breve in Scienza dell’Architettura all’Università di Venezia, studiando indefessamente nei momenti liberi.
Non perché io sia classista, anzi questa conquista del giovane veneto mi ha assai commossa: forse sono malvagia, ma intravedo una certa spocchia nel riportare una notizia che, se non fossimo al 13 agosto, non avrebbe trovato spazio neanche fra gli annunci a pagamento. Insomma, pareggiare un giovane virtuoso ad un uomo che morde un cane mi sembra di pessimo gusto e per nulla pedagogico.
Anzi, mi viene in mente che l’articolo mi pare un po’ incongruo: avete mai sentito parlare di uno che si laurea ad agosto?

 

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