sabato, Maggio 15

Poker geopolitico per il Mediterraneo Orientale

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Nel Mediterraneo Orientale, ultimamente, si sta giocando un poker geopolitico. La Turchia non sembra essere disposta a cedere, la Grecia è intenta a stabilizzare la situazione nell’area, cercando potenziali alleati e Cipro mantiene il sangue freddo mentre incrementa le forti relazioni economiche con i propri alleati. L’Unione europea e gli Stati Uniti principalmente osservano. Ci si chiede dove porterà questo poker geopolitico se la Turchia continuerà a costituire una minaccia e, infine, quali siano i possibili rischi e il ruolo di ciascuna parte interessata.

Konstantinos Filis, Research Director dell’Istituto di Relazioni Internazionali della Panteion University di Atene, ha risposto alle nostre domande. “La collaborazione come strumento di rallentamento”, questa sarebbe, secondo Filis, la strategia ideale portata avanti nella Regione. Ci si chiede se realisticamente questa strategia potrà essere attuata.

 

In questo periodo, la Regione del Mediterraneo Orientale suscita un crescente interesse per il mercato energetico poiché considerata ricca di gas naturale.  Che tipo di gioco si sta giocando nella Regione? La situazione è delicata, cruciale?

La situazione è certamente cruciale. La guerra in Siria, negli ultimi tre anni e mezzo, ha avuto come conseguenza molti rifugiati che potrebbero, in potenza, minacciare la coesione europea. Nei prossimi anni, secondo le Nazioni Unite, 4,5 milioni di rifugiati potrebbero tentare di spostarsi in Europa. Il Libano risente della crisi siriana, le relazioni turco-cipriote, turco-israeliane e turco-egiziane sono molto problematiche, lo scenario politico in Egitto è instabile e tutte queste situazioni concorrono a costituire un contesto instabile. Pertanto un potenziale rallentamento potrebbe essere auspicabile, ma, per il momento, non sembra essere fattibile a causa dell’atteggiamento provocatorio turco.

Recentemente il Mediterraneo Orientale è diventato parte della “Mappa di energia” ma il suo ruolo nella Regione Mediterranea è complementare e non decisivo. Gli Stati della Regione stanno continuando i negoziati e intendono creare alleanze con altre nazioni perché i depositi di gas naturale sono limitati. Soltanto la cooperazione potrebbe portare a buoni risultati e le tensioni sono indubbiamente nocive. L’aspetto interessante è che Ankara, adesso, è fuori dai giochi, o ha preferito un’auto-marginalizzazione, benché, in presenza di circostanze specifiche, quali la soluzione della questione di Cipro e il miglioramento dei rapporti con Israele, la Turchia potrebbe trarre beneficio dal gas naturale del Mediterraneo Orientale. Questa, infatti, è particolarmente interessata all’acquisto di gas naturale a buon prezzo e dal punto di vista economico, Cipro e Israele potrebbero essere interessati alla vendita di gas ad Ankara, a condizione che le difficoltà attuali siano risolte.

Secondo alcuni specialisti, la Turchia continuerà con il suo atteggiamento provocatorio per promuovere una soluzione della questione cipriota.  E’ d’accordo con questa posizione?

Sì, potrebbe essere una possibile strategia. Tuttavia, siamo stati testimoni del fatto che, negli ultimi tre anni, la Turchia abbia continuato a minacciare, ricattare e portare avanti indagini oceanografiche e sismografiche per inviare due messaggi: Il primo è dichiarare che se i suoi interessi non saranno soddisfatti, ciò potrebbe causare instabilità nella Regione e impedire agli investitori le attività commerciali, e, in realtà, è riuscita in quest’intento. Il secondo è dichiarare la propria presenza nella Regione e il fatto che i suoi interessi non possono essere trascurati.

“Rallentamento” è la parola “chiave” di tutte le parti in gioco, almeno per adesso. L’obiettivo comune è arrivare a ciò che sarà dopo e ha un aspetto politico, commerciale ed economico. Per adesso, Cipro e Israele non possono collaborare con la Turchia, ritenendola un partner inaffidabile e imprevedibile.

L’isola di Kastelorizo rappresenta un grande problema per la Turchia? Potrebbe impedirle di accedere al Mediterraneo?

Secondo il diritto internazionale, il gruppo insulare di Kastelorizo restringe l’accesso della Turchia al Mediterraneo. In questo momento non sappiamo se Kastelorizo abbia piena influenza sulla piattaforma continentale e una Zona Esclusiva che non comprende la Turchia. La giurisprudenza e la decisione della Corte di giustizia internazionale potrebbero penalizzare una parte o l’altra. I negoziati tra l’Egitto e la Grecia per una Zona Economica Esclusiva mandano un chiaro messaggio alla Turchia che se continuerà col suo atteggiamento provocatorio il suo potere diminuirà. La Grecia dovrebbe, tuttavia, cercare la partecipazione della Turchia e la collaborazione col proprio vicino perché il Mediterraneo è un mare chiuso. Benché la Turchia sia ben lontana dall’unirsi alle trattative, la Grecia dovrebbe continuare i negoziati con l’Egitto, trarre vantaggio dal “momentum” a proprio favore e cercare, allo stesso tempo, di evitare possibili tensioni con la Turchia.

Quali sono i vantaggi di Cipro e che ruolo desidera avere nella Regione Mediterranea?

Nonostante Cipro sia uno Stato molto piccolo e non abbia un esercito e una marina militare in grado di proteggerlo, è riuscito a difendersi contro la Turchia e a ergersi come potenziale attore del mercato energetico grazie alle alleanze create. La risorsa più preziosa di Cipro è rappresentata dall’istituzione di una Zona Economica Esclusiva con Egitto, Israele e Libano (non ancora ratificata dal Parlamento). Nicosia ha creato forti relazioni economiche e, in secondo luogo, possiede idrocarburi dai quali, al momento, non è ancora in grado di trarre vantaggio autonomamente. Cipro conosce e attua la strategia ideale per la Regione, in altre parole, la collaborazione come strumento di rallentamento. Pertanto sta portando avanti trattative con Israele e l’Egitto per approvvigionare il mercato egiziano e ha suscitato l’interesse di imprese di paesi come gli Stati Uniti.

Cipro gioca bene le sue carte. La Grecia fa altrettanto?

Dato il suo ruolo centrale, la Grecia non può fare molte manovre diplomatiche soprattutto a causa della propria posizione nella Regione mediterranea e, in secondo luogo, a causa della crisi economica. Il paese trae vantaggio dall’essere membro dell’UE e della Nato, per svolgere un ruolo stabilizzatore nella Regione e agire come “mediatore” nelle relazioni tra Egitto ed Europa e Israele ed Europa. Si noti che Israele è minacciato dal fatto che alcuni Stati europei inizino a riconoscere la Palestina come Stato indipendente; la Grecia è un buon mediatore per Israele all’interno dell’UE. Lo stesso ruolo svolge con l’Egitto, poiché l’instabilità politica ed economica sta spingendo Il Cairo ad avvicinarsi sempre più all’UE. In breve la Grecia ha scelto, con successo, di fare da stabilizzatore, trae vantaggio dall’essere membro dell’UE e lascia alla Turchia il ruolo provocatorio.

Qual è il ruolo dell’UE?

Chiariamo subito che l’Unione Europea non ha voce in capitolo su tale questione, non è un attore forte e la prospettiva europea della Turchia non è rilevante. Alcuni Stati sostengono la Turchia e altri Cipro (Gran Bretagna, Svezia e Finlandia). Come previsto l’Europa si è limitata a un intervento “leggero”, riconoscendo da una parte le violazioni turche e, dall’altra, sollecitando Ie nazioni coinvolte a trovare autonomamente una soluzione.

Qual è il ruolo degli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti hanno una posizione ambigua sulla questione. Da una parte comprendono che la Turchia sia un alleato prezioso da cui trarre vantaggio ma, dall’altra, riconoscono la palese violazione del diritto internazionale da parte di Ankara. Gli Stati Uniti non definiscono la propria strategia su principi, ma piuttosto in base ai propri interessi a breve e a lungo termine. Ciò contraddice la loro posizione nei confronti dell’Ucraina, poiché in quell’occasione hanno agito secondo i valori americani. Inoltre gli Stati Uniti, in questo periodo, stanno affrontando grandi problemi (la crisi siriana, la questione palestinese, l’Iran, l’Iraq, la minaccia dell’ISIS) che impediscono loro di prestare molta attenzione a Cipro, il quale probabilmente è stato rivalutato dalla Turchia quando questa ha iniziato a condurre indagini con “Barbarossa”. È da precisare che in passato gli Stati hanno sostenuto Cipro nello sfruttamento delle proprie risorse minerarie e ciò non è stato accolto favorevolmente dalla Turchia. Recentemente l’inviato americano a Nicosia ha condannato le azioni compiute dalla Turchia, appellandosi a “Barbarossa”, affinché lasciasse la Zona Economica Esclusiva cipriota. Si potrebbe affermare che gli Stati Uniti stiano cercando di ristabilire un equilibrio a Cipro, ma la soluzione della questione è rimandata a un prossimo futuro, nonostante i problemi contingenti richiedano una soluzione immediata.

Cosa accadrà dopo? Le tensioni continueranno?

Dal punto di vista razionale, presto o tardi occorre porre rimedio a questa situazione. Nonostante, ultimamente, la Turchia non stia agendo in modo razionale, gli Stati Uniti non intendono imporre sanzioni e i negoziati tra la Grecia e Israele e la Grecia e l’Egitto porteranno la Turchia a mantenere il suo atteggiamento provocatorio. Probabilmente la Turchia continuerà a costituire una minaccia, in forma più leggera, per mettere in chiaro la propria presenza nella Regione. Recep Tayyip Erdoğan e Ahmet Davutoğlu formano un “duo” molto forte e tenace e cercano di imporre sullo scenario mediterraneo la Turchia come paese forte al quale le altre nazioni devono obbedire. Tuttavia dovranno rendersi conto che gli attori della Regione nel Mediterraneo Orientale e in Medio Oriente sono altrettanto forti e decidere di collaborare con loro.

Quali sono I possibili rischi di questo poker geopolitico?

Una destabilizzazione che potrebbe portare all’interruzione dello sfruttamento delle risorse minerarie, scoraggiare gli investitori dall’investire in questa Regione o, ancora, provocare un contrasto tra la Grecia e la Turchia che andrebbe evitato per l’equilibrio di ciascun attore geopolitico della Regione. In Egitto, una possibile complicazione nelle transazioni commerciali non sarebbe positiva né per il regime né per la nazione. Lo Stato di Israele non desidera altri problemi poiché deve già occuparsi della questione palestinese. Infine, in generale tutte le parti interessate, e in particolare l’UE, dovrebbero tenere conto dei rifugiati che dovrebbero accogliere in futuro, qualora la situazione dovesse deteriorarsi.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

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