venerdì, Settembre 17

Pokemon Go e Sicurezza nazionale Esercito e Polizia vietano a soldati e poliziotti l'uso dell'applicazione per rischi di localizzazione

0
1 2


«L’attività di spionaggio la si può esplicare in vari modi» -afferma il Ministro per la Difesa Ryamizard Ryacudu, «Innanzitutto agli inizi Pokemon Go sembra una App carina ma più si va avanti e più ci si rende conto che carina non lo è affatto». In ogni caso, i militari presto emetteranno divieto formale esteso a tutto il personale dell’Esercito affinché sia impedito di giocare A Pokemon Go durante i turni di lavoro, soprattutto se si ha a che fare con la difesa di siti ad alta sensibilità ovvero ad alto standard di sicurezza, come hanno affermato i portavoce dell’Esercito indonesiano. La nota ufficiale ed il relativo dispaccio riguarderanno anche i rischi insiti al rischio di dati sensibili che -attraverso Internet- potrebbero essere trafugati da altri Paesi o entità terze ostili.

L’annuncio giunge dopo il breve stato di fermo comminato ad un cittadino francese che -alla caccia di Pokemon- è finito inconsapevolmente o distrattamente in una base militare nell’Isola di Giava. Gli ufficiali di Polizia, in verità, un ordine similare lo avevano già ricevuto la scorsa settimana, un ordine dove -appunto- si fa espresso divieto di giocare a Pokemon Go durante gli orari di operatività. “Siamo preoccupati che gli ufficiali di Polizia possano diventare dipendenti dal gioco e noi questo non lo vogliamo, dato che un pubblico ufficiale è in servizio per proteggere l’utenza ed i cittadini”, hanno detto i portavoce della polizia indonesiana.

La stessa Polizia indonesiana ha poi confermato anche di aver ricevuto specifiche istruzioni relative all’innalzamento della soglia di attenzione per minaccia di attacco terrorista. Infatti, agli inizi di Luglio, un suicida ha attaccato una centrale di Polizia a Solo, ferendo un ufficiale di polizia. Gli utenti di Pokemon Go usano il localizzatore satellitare tipico degli smartphone, le applicazioni grafiche e le specifiche tecniche della fotocamera per sovrapporre i mostriciattoli sul settaggio del mondo reale, per addestrare i partecipanti alle sfide a catturare i Pokemon ed addestrare anche le creature alle battaglie.

Se si contestualizza tutto questo in relazione al fatto che l’Indonesia è il Paese musulmano più popoloso al Mondo e che da lungo tempo è in atto una vera e propria battaglia culturale per isolare e contrastare coloro che finiscono per combattere nelle file dello Stato Islamico in Siria e Iraq e che oggi potrebbero (secondo gli usi correnti dell’ISIS) essere operativi in Madre Patria per abbassare la soglia di pressione militare della coalizione internazionale che sta sferrando da tempo numerosi colpi allo Stato Islamico in Medio Oriente, si riesce a comprendere meglio quale sia il livello di ansia che i vertici militari ed i servizi di sicurezza interni possano vivere in questi recenti frangenti storici. Poiché non è mancato un attentato nemmeno nei pressi della Mecca, è facile arguire che i simpatizzanti dell’ISIS possano colpire anche in Indonesia, per creare terrore in uno Stato islamico definito ‘moderato’ anche attraverso le vie solcate dai localizzatori del Pokemon Go, così come al Qaeda ha ampiamente utilizzato (ben prima dell’IS) le vie del Web per diffondere virus, attaccare i centri di comando avversari oltre che per diffondere le proprie campagne stampa del terrore.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->