domenica, Ottobre 24

PNRR: riforma sanitaria, una bandiera a mezz’asta senza il ‘supplemento d’anima’ Ecco perché si va contro la sbandierata concezione-obiettivo del welfare anche come ‘one health’ nella visione della ‘planetary health’

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Purtroppo la nuova riforma sanitaria del PNRR manca delsupplemento d’animache ogni attività sanitaria, per essere più efficace, deve avere. Si va contro la sbandierata concezione-obiettivo del welfare anche come ‘one health’ (salute del corpo e della psiche) nella visione della ‘planetary health’ (ed in sintonia con il raccordo ambiente e salute  della conferenza di Ostrava – 2017).

Per esempio, le indicazioni di riforma che attengono all’Assistenza Sanitaria Territoriale (circa 7 miliardi di euro dei circa 23 miliardi complessivi) rischiano di essere poco efficaci o quantomeno si svolgono come corpo sparato e specifico solo sanitario e medicalizzato, tralasciando gli elementi socio assistenziali e sociali. Ormai tutti sanno che la sanità territoriale è il grande punto di criticità e di debolezza del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) che emerge drammaticamente dalla gestione dell’eraCOVID. La riforma rischia di essere una bandiera di trasformazione a mezz’asta. Ma ragioniamo sui punti qualificanti la riforma:

1-La casa. Per la persona deve essere il primo luogo ove si sviluppano comportamenti salutari, di equlibrio ambientale socialmente favorevole e di accompagnamento nelle tappe della vita. Se poi ci focalizziamo sulle patologie croniche o con disabilità, la casa deve essere il luogo ove si prendono in carico domiciliare gli over65 con patologie e, entro il 2026, l’obiettivo è che  circa 800.000 anziani in più rispetto al presente si gestiscano in casa. Questo primo caposaldo viene sviluppato ed auspicato in logica solo di medicalizzazione stretta e di prestazione sanitaria, dimenticando tutta la parte svolta dai caregiver familiari o volontari che permettono di mantenere l’anziano in casa prendendosi cura della sua vita.

Fermo restando che le prestazioni sanitarie sono la condizione necessaria, bisogna attivare anche un contesto famigliare o di abitazione che permetta al cronico di gestire la propria vita dopo che il medico o l’infermiere si allontanano.

In una ricerca effettuata sugli anziani che svolgono la propria vita quotidiana all’interno della propria abitazione, si sono considerate le attività socio biologiche fondamentali (lavarsi in modo corretto e fare il bagno da soli, controllare gli sfinteri e la minzione, andare alla toilette, vestirsi e spogliarsi da soli, coricarsi ed alzarsi da soli, mangiare da soli, tagliare la carne ed il pesce) ed inoltre le capacità biomeccaniche (spostare per 10 metri un secchio d’acqua, tagliarsi le unghie dei piedi, camminare per 400 metri senza fermarsi, raccogliere un oggetto da terra stando in piedi, salire e scendere le scale). La conclusione di questa parte della ricerca è che la mancanza di caregiver famigliari o volontari che offre il proprio aiuto quotidiano comporta un aggravamento fisico-psichico che può mettere in pericolo l’incolumità personale. La domanda diretta è: chi svolge questo ruolo d’aiuto se non c’è un famigliare? La risposta che offre garanzia di continuità è rappresentata dalle associazioni di volontariato e da cooperative sociali specializzate ‘ad hoc’ ed esse svolgono questo servizio con ‘supplemento d’anima’.

La casa è luogo di cura, assistenza domiciliare, telemedicina se assistita con continuità da un ‘caregiver di sollievo’.

2-Case della Comunità (CdC) e presa in carico delle persone. Esse sono spazi (luoghi?) del Distretto (100.000 abitanti?) che erogano servizi sanitari di base con un approccio multidisciplinare. Quindi, assistenza primaria in una struttura facilmente accessibile e visibile. In esse ci sono solo figure sanitarie che lavorano in equipe (medici di medicina generale, pediatri, infermieri di famiglia e comunità ecc.). Si costituiranno circa 1280 CdC, adottando il modello ‘hub&spoke’ (cioè i grandi ospedali -hub – sono in collegamento con gli OdC – spoke – che svolgono funzioni ospedaliere di base e l’integrazione con i servizi distrettuali -CdC) che assisteranno le persone tramite attività quali: facile accesso all’assistenza sanitaria, sociosanitaria (*) e socio assistenziale (*); attività di prevenzione e promozione della salute (+) valutazione del bisogno sanitario della persona; coordinamento delle attività sanitarie H12 e H 224(*); svolgere medicina d’iniziativa per le fasce più fragili(*), integrazione (anche amministrativa) fra i vari tipi di assistenza (*) partecipazione della comunità locale, associazioni di cittadini (*); integrazione con la Rete sospedaliera e con gli Ospedali di comunità.

Ho segnato con (*) tutte le attività che non potranno essere gestite con efficacia senza il coinvolgimento di associazioni e di volontari che rendono l’iter di accesso gestibile dai cittadini, che svolgono una funzione di informazione con lo stile del servizio e non con lo stile della prestazione burocratica, che offrono sollievo d mobilità assistita, che fanno da stewardship ai cittadini più fragili. Questo è ‘supplemento d’anima’ operativo;

3-Ospedali di Comunità (OdC) che costituiscono l’offerta di cure intermedie per i pazienti che hanno avuto episodi di acuzie minori o riacutizzarsi di condizioni croniche e necessitano di interventi brevi. Saranno implementati circa 380 OdC con una dotazione di 20 posti letto (all’inizio 7.600 posti letto in totale). Questo servizio permetterà anche di fare da cuscinetto temporale per attrezzare eventualmente le abitazioni.

La parola d’ordine della sanità territoriale sarà: prossimità. Tutta questa narrazione  è una struttura di valore potenziale che per essere attualizzata ha bisogno di essere oliata per il tramite del raccordo con i cittadini che sono rappresentati, oggetto di ‘advocacy’ e facilitati da un approccio ‘user friendly’ dal mondo della società civile, dal Terzo Settore; dai volontari che in logica sussidiaria ed integrativa permettono la massimizzazione dell’efficacia. Peccato che in tutte le relazioni di sistema il ‘supplemento d’anima’ non appare in assoluto.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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