giovedì, Maggio 13

Pmi, per innovare occorre “respirare” field_506ffb1d3dbe2

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Per tentare di risollevare l’economia del Paese occorre conoscere quello che succede all’interno dei singoli territori e avere sempre una chiara idea di quella che è la situazione e di come si evolve, nel bene e nel male. Partire dalla territorialità per riuscire a dare input concreti a livello nazionale è un’idea alla base della filosofia dell’associazione Pmi Italia e delle associazioni territoriali che nascono come sue costole. Tra di esse c’è Pmi Campania, di cui presidente, Gustavo De Negri, racconta la storia. “Pmi Campania” spiega De Negri “nasce 4 anni fa ed è una costola regionale di Pmi Italia, nata da Federlazio. L’associazione nasce da un progetto nazionale di avere organi territoriali indipendenti in ogni regione. In alcune regioni ci sono anche più Pmi, per scelte politiche interne. Pmi Campania è un’associazione che ha circa 800 associati, con massima concentrazione nella zona tra Caserta e Napoli”. Un’associazione simile per certi tratti alle altre associazioni di categoria più note, come Confidustria, Confesercenti e Confcommercio, ma che si differenzia da essi per la gestione. “Mentre un’associazione come Confindustria ha territorialità abbastanza forti, ma una gestione principalmente nazionale” spiega De Negri “noi siamo più autonomi, la nostra è un’associazione un po’ più dal basso, che ci consente di avere una visione regionale più definita – Gli input partono dal territorio regionale, per arrivare a ricostruire un contesto nazionale. Ci confrontiamo e diamo input anche al nazionale, il quale ha un ruolo di union trade”.

Sulla base di questa filosofia, Pmi Campania ha condotto un’analisi approfondita sul proprio territorio, rilevando un andamento particolarmente negativo per il Mezzogiorno che conferma il trend di contrazione avviato nel 2007 e la progressiva deindustrializzazione della sua economia. «Nel 2012» si legge nel documento di analisi «il Pil è calato del 3,2%, oltre un punto percentuale in più del Centro Nord. Per il quinto anno consecutivo, dal 2007, il tasso di crescita del Pil meridionale risulta negativo. Dal 2007 al 2012, il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%. Questo vuol dire che non solo non si cresce, ma si diventa anche più poveri, che in senso stretto, vuol dire proprio avere una disponibilità di reddito sempre minore. Colpa della spirale distruttiva di cui è vittima il nostro sistema industriale, soffocato dalla più aspra fiscalità d’Europa a causa della quale i lavoratori vedono la propria busta paga “alleggerita” della metà del loro stipendio, per coprire tasse e oneri previdenziali. Con le tasche mezze vuote, le famiglie consumano di meno, provocando una continua e galoppante contrazione della domanda interna. E se la domanda di un prodotto si riduce, si ridimensionano anche le imprese e la forza lavoro che lo generano, con il risultato, in larga scala, di un territorio deindustrializzato».

In questo contesto appare difficile arrivare a una ripresa economica dal momento che, senza i necessari investimenti, è impossibile puntare su quelle innovazioni necessarie per poter competere anche su altri mercati. Le piccole e medie imprese, in questo scenario, possono rappresentare una risorsa importante per le peculiarità che le caratterizzano. “Le pmi” spiega De Negri “sono il cuore pulsante dell’economia italiana, le grandi aziende sono ormai all’estero. Oggi, il motore dell’economia è la piccola e media impresa. Senza di essa il Pil non potrebbe crescere. Ci sono tante eccellenze che hanno tutte le potenzialità per poter esportare all’estero i propri prodotti e portare capitali nelle banche. È necessario uscire da questa empasse di paura e provare ad andare anche sul mercato estero. Le piccole aziende oggi stanno vivendo un momento di crisi epocale. Il mercato globale richiede una flessibilità che solo le pmi possono avere. Essere dinamici, infatti, è più semplice in una pmi che in una grande azienda. Il mercato è in continua evoluzione, ma anche all’estero il motore dell’economia è rappresentato dalle pmi”.

In particolare le piccole e medie imprese italiane si sono sviluppate nel settore della manifattura, che necessita di continua innovazione per poter proporre prodotti appetibili per il mercato. “È necessario però capire” spiega De Negri “che non si può vivere di sola innovazione, che rappresenta un costo che deve essere supportato dalla vendita. L’innovazione si può fare con il giusto sostegno, ma continuando a imporre tasse che opprimono le imprese è impossibile poter investire per innovare. Ricerca e innovazione sono alla base del successo dell’azienda, ma la politica ha pensato che le aziende fossere un pozzo senza fondo, non hanno dato risposte adeguate e ci stanno portando al collasso”.

L’importanza del ruolo svolto dalle piccole e medie imprese è riconosciuta anche dalla Commissione europea, che in uno studio del novembre 2011 analizza come le pmi possono creare nuovi e migliori sbocchi occupazionali. Secondo questo studio «l’85% dei nuovi posti di lavoro rilevati nella Ue tra il 2002 e il 2010, sono stati creati proprio da piccole e medie imprese. Un dato significativo se si pensa che la percentuale di posti di lavoro delle pmi sono pari al 67% dei posti di lavoro totali».

Secondo Pmi Campania, nel documento strategico per le pmi approvato a livello nazionale da Pmi Italia, sono cinque i parametri necessari affinché le pmi possano risollevare l’economia del Paese: accesso al credito, internazionalizzazione, reti di imprese, saperi e innovazione.

Per riprendere a produrre, anche nell’ottica di un mercato estero, è necessario per le aziende poter accedere al credito delle banche. «Secondo un rapporto della Bce» si legge nel documento strategico «le piccole e medie imprese italiane sono tra quelle dell’eurozona che hanno segnalato un peggioramento delle condizioni di accesso al credito negli ultimi mesi». Per le pmi è indispensabile poter accedere al credito, dal momento che non possono contare su altre fonti come i mercati finanziari. È necessario, quindi, come sostiene De Negri “che le associazioni fungano da intermediarie, soprattutto tramite convenzioni con consorzi di garanzia, vigilati dalla Banca d’Italia, poiché ripristinare il corretto equilibrio nel mercato del credito è condizione fondamentale per far ripartire l’economia reale”.

Nel campo dell’internazionalizzazione, invece, come spiega il presidente di Pmi Campania “le pmi dovrebbero sviluppare una strategia di medio/lungo termine, posizionandosi sul mercato prescelto ed evitando azioni ‘mordi e fuggi’. Fondamentale, dunque, comprendere i mercati e conoscere i Paesi in cui si vuole operare, approfondendo la cultura, le norme, i rapporti sociali e le esigenze dei nuovi clienti. È necessario, pertanto, individuare partners locali, soprattutto in alcuni mercati extra-europei, in cui la comprensione del tessuto sociale, normativa ed economica risulterebbe difficile. Per ovviare a questo problema, potrebbero essere avviati contatti con aziende locali, ma con le quali è possibile comunicare meglio, ovvero con aziende italiane che sono già presenti all’estero con le loro sedi, che potrebbero fungere da teste di ponte per aprire la strada alle esportazioni”.

Una sinergia e una collaborazione che dovrebbero essere alla base della gestione delle pmi. “La sinergia tra aziende” spiega De Negri “non dovrebbe limitarsi ad accordi e collaborazioni sui mercati internazionali. Dove le piccole e medie imprese non arrivano da sole, infatti, possono unire le proprie forze per raggiungere risultati a volte insperati. L’istituzione di reti di imprese, dotate di organizzazioni snelle e poco costose, e di adeguate risorse tecniche, umane e finanziarie, potrebbe effettivamente costituire una soluzione in grado di superare i limiti posti dalle piccole dimensioni degli operatori economici italiani, e diventare uno strumento efficace per l’innovazione e la crescita delle pmi”.

Tra i punti del documento, infine, c’è la necessità di costruire un solido legame tra le università e il mondo del lavoro, in modo da affinare la formazione dei lavoratori di domani, indirizzandoli verso percorsi concreti, ma anche la necessaria innovazione delle aziende, necessaria per poter approdare sui mercati esteri. In questo processo gioca un ruolo importante anche lo Stato, che può sostenere, anche in modo indiretto, lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane. “L’Euro ci ha completamente distrutti” dice De Negri. “Il danno ormai è stato fatto, ma dovremmo pensare un po’ meno al patto di stabilità e guardare un po’ di più a quelle che sono le esigenze degli italiani. Quando un’azienda è in crisi, l’imprenditore prima vende le proprietà, in modo da patrimonializzare l’impresa, poi taglia i costi superflui e infine mette mano alla politica dei prezzi. Lo Stato, invece, non ha venduto niente per patrimonializzare, non ha ridotto la spesa pubblica e ha aumentato l’Iva, rallentando ulteriormente i consumi. Allo stesso tempo, le banche hanno chiuso i rubinetti e le aziende si sono viste aumentare le tasse. Le pmi, però, non sono vacche da mungere senza fine. Abbiamo sempre avuto un Euro forte, ma non ci ha fatto bene. Solitamente si abbassa la moneta per essere appetibili, ma l’Euro è sempre aumentato. Ci troviamo di fronte a una politica monetaria, fiscale e finanziaria che ci dà contro e questo non fa che peggiorare la crisi”.

 

 

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