lunedì, Settembre 27

Pizzichi e vase nun fanno pertose Non sempre i baci sono una 'buona' notizia

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bimbo bacia

 

A distanza di oltre mezzo secolo, la fotografia mi inchioda alle mie responsabilità.

Viziatissima figlia unica (anche se con una sorella all’orizzonte, ma per il momento non me ne dolevo: i guai son venuti dopo…), si festeggiava il mio terzo compleanno. Esibivo un minuscolo gadget delle Olimpiadi di Roma, i cinque cerchi d’oro sul corpetto del vestitino multicolore.

Molto raramente giocavo con altri bambini, chiusa nella turris eburnea del palazzo di famiglia, dove l’abitante più giovane era mia madre, ma quella volta una sua amica si era portata dietro il figlio mio coetaneo, che le immagini un po’ ingiallite mostrano seduto accanto a me, sul divano Thonet, con un faccino inespressivo, come un idoletto precolombiano.

Io, sfrontata sin dalla culla, continuavo a  mettermi in posa con la torta ricoperta di glassa bianca e badavo al momento clou, ovvero quello di soffiare sulle tre candeline. Cambia l’atmosfera e si fa rovente quando un festeggiante mi incita a coinvolgere anche il pupazzetto di carne un po’ catatonico che mi trovo accanto. Lo abbranco per il collo e l’aggredisco di baci sulle guance.

Il fotografo, Antonio Rossi, detto Foto Napoli, l’Umberto Pizzi di Nocera Inferiore, fa in tempo ad immortalarmi mentre insidio la creatura che mi viene tolta dalle braccia piena di terrore.

Se ci fosse una Carrambata, un tal Tommaso Coco – fu allora che iniziò a girarmi nella mente questo nome ‘pericoloso’? – riconoscerebbe in questa narrazione uno dei momenti più terrorizzanti della sua vita e potrebbe finalmente spiegarsi perché è rimasto celibe.

Non era per raccontarvi i casi miei tanto per sport che ho rievocato questo fatterello infantile, bensì per fare un autodafé che si riflette in un episodio riportato da ‘Il Messaggero’ edizione on line che v’introduco a freddo, senza tanti fronzoli d’accompagnamento: «Un bacio innocente sulla guancia. Ma nella scuola di Hunter Yelton, nel Colorado, un bimbo di 6 anni originario di Cañon City (Stati Uniti), può bastare per essere sospesi. Il povero Hunter è stato accusato di molestia sessuale, nonostante lui dica di aver baciato sulla guancia la fidanzatina durante la lezione di musica».

Fin qui la cronaca. Capirete bene che, a distanza di vari decenni, io stia qui a pensare che mi sia andata di lusso allora, senza correre il rischio di essere rinchiusa in isolamento per aver attentato alla pudicizia del piccolo Tommaso.

Il fatto è ancora più grave se si pensa che all’epoca, era pure follia che una femminuccia prendesse l’iniziativa: ma si vede che, già da allora dovevo avere un qualche tarlo sulle pari opportunità e dunque non seguivo le convenzioni che faticosamente mia madre e mia zia tentavano d’inculcarmi.

Dall’aria che tira, lo testimoniano i giornali, anche un candido bacio può causare un vero putiferio.

Meno candido potrebbe apparire un altro bacio, che pure ha causato numerose polemiche nei giorni scorsi: quello che una partigiana dei No Tav ha appioppato ad un poliziotto nel corso di una manifestazione.

Ebbene, trovo scritto nei giornali on line, «l’immagine del bacio di Nina De Chiffre, scattata durante la marcia contro la Torino-Lione del 16 novembre a Susa, fece il giro del web e venne pubblicata da tv e giornali».

Non è finita, però, lì, giacché vi è stato un ulteriore sviluppo: «’Ho denunciato la ragazza No Tav per violenza sessuale’, dice il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Franco Maccari, intervistato durante il programma radiofonico La Zanzara di Radio 24. «Ho denunciato la tipa No Tav che ha baciato il casco del poliziotto. Ci sono un paio di reati: uno è l’oltraggio, ma anche la violenza sessuale. Se io vengo lì e la bacio sulla bocca, non è reato? Se un poliziotto va a baciare un manifestante a caso viene fuori la terza guerra mondiale»

Insomma, sembra che i baci siano in questi giorni sugli scudi e al centro di polemiche, pur se non ai livelli di duemila e rotti anni fa: perché, ad esempio, in una scuola superiore a Treviso è scoppiato un ambaradan inenarrabile per un bacio un po’ ardente fra due ragazze che ha scatenato le ire del preside ed un altro oceano d’inchiostro sui quotidiani.

Come un bacio, però, anche ogni notizia è effimera (ho ricevuto ieri un aggrovigliamento filosofico in materia da un teorico delle news) e dunque, ha ragione (a metà) quel proverbio napoletano ‘Pizzichi e vase nun fanno pertose’ che assolve l’azione baciatoria (e lo sappiamo bene, noi umani, che c’è bacio e bacio…).

Io sulla prima parte del motto, ci andrei piano: i pizzichi, specie quelli dati con una certa forza, non faranno ‘pertose’, ossia buchi jrrimediabili, ma lividi sì. Quelli mi paiono strettamente correlati alla violenza.

Avete visto quanti  arzigogoli escono, in fila indiana, da una vecchia fotografia, testimone autentica di un modo all’incontrario, dove un bacio di una bebè si trasforma in provocazione?

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PS: Se vedete oggi su ‘Il Messaggero‘ edizione on line, c’è una notizia che esalta un certo premio Amerigo, assegnato a Firenze ai giornalisti che narrano gli USA. Guardo la lista dei premiati e pizzico Anna Guaita, collega di quella Testata.

Spingo più in là la mia improntitudine, comunicandovi che oggi pomeriggio, a Pescara, ritirerò il Premio nazionale alla carriera Scrivere donna, giunto alla 21.ma edizione e assegnatomi da una giuria presieduta dalla poeta Maria Luisa Spaziani, la torinese candidata al Nobel, e che comprende nelle sue fila un’altra Nobel in pectore, la brasiliana Marcia Teophilo, ambasciatrice UNESCO per le biodiversità, nonché le poete Anna Maria Giancarli e Nicoletta di Gregorio. Prima di me, è stato assegnato ad alcune personalità della cultura di grande fama, come Luce d’Eramo e Amelia Rosselli.

Dedico questo Premio a ‘L’Indro‘, che mantiene in allenamento il mio ‘Scrivere donna’, ed a mia cugina Lucia Cianciullo Tatoni.   

 

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