sabato, Aprile 17

Pizzarotti: i dolori dei sindaci field_506ffbaa4a8d4

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Scoppia un nuovo caso nell’oramai collaudato turbine delle azioni giudiziarie che coinvolgono i diversi esponenti politici d’Italia e questa volta a finire nel mirino è il sindaco pentastellato di Parma Federico Pizzarotti. Dopo la ‘vexata quaestioNogarin è ancora un uomo del Movimento 5 Stelle (M5S) a far parlare di se e nel caso  del cittadino parmense l’accusa è quella di abuso d’ufficio per la nomina a direttore generale del Teatro Regio di Anna Maria Meo. Coinvolti nell’indagine anche  l’assessore alla Cultura Maria Laura Ferraris e tre membri del cda della Fondazione associata alla gestione del teatro «Sono tranquillo perché è un atto dovuto che rispetto pienamente» ha comunicato Pizzarotti attraverso il suo portavoce: «Era già emerso ci fossero indagini in corso  in ragione degli esposti del senatore Pd Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione». Come afferma lo stesso sindaco l’inchiesta ha preso corpo tramite le segnalazioni del senatore del Partito Democratico Giorgio Pagliari che da tempo seguiva la vicenda con attenzione. A commentare la neo nata querelle grillina vi è il Presidente del Consiglio Matto Renzi: «Ha preso un avviso di garanzia oggi il sindaco di Parma. Non faccio una strumentalizzazione, ma un avviso di garanzia non e’ una sentenza di condanna» ha affermato durante la trasmissione di ‘Rai1′, Porta a Porta’, aggiungendo: «Per me l’avviso di garanzia non rileva ai fini della valutazione se rimanere o no al proprio posto (…) Per gli altri c’è la questione morale, per loro c’è la questione umorale, dipende da come si sveglia Grillo o il figlio di Casaleggio. Io voglio giustizia, voglio le sentenze dei tribunali». Dalla parterre del M5S parla la candidata a sindaco di Roma Virginia Raggi che dichiara: «Questo lo valuterà lui. Non ho avuto modo di approfondire la questione. Immagino la domanda debba essere rivolta a lui e credo non abbia problemi a rispondere» a cui si aggiunge il collega di partito Roberto Fico: «In Italia c’è un’emergenza corruzione che si chiama Partito Democratico: fra rapporti con la camorra in Campania, un sindaco in carcere perché avrebbe truccato un appalto per poi cancellare le prove e gente seduta al Parlamento europeo per evasione (da 3 mln) che si tiene stretta la poltrona e fa sfigurare l’Italia. Dall’altra parte, il sindaco di Parma è indagato per aver nominato il direttore del teatro Regio, cosa che è nelle sue prerogative. La magistratura sta verificando se ha seguito correttamente la procedura. Come sempre, se dovesse emergere una condotta contraria alla legge e ai principi del MoVimento 5 Stelle chiederemo un passo indietro. Come in tutti gli altri casi». D’altro canto la costante situazione che vede la politica italiana, soprattutto quella comunale, trasformarsi in ‘Dieci Piccoli Indiani’ ha fatto insorgere i sindaci che in una lettera, inviata alla testata ‘Huffington Post Italia’, esprimono il loro disagio: «Il Sindaco di una città siciliana, Licata, ha subito l’incendio della propria abitazione, per le azioni poste in essere contro l’abusivismo edilizio. Denunce e proteste contro il Sindaco della vicina Agrigento per la stessa ragione. Quotidianamente Sindaci non solo del Sud ricevono minacce, aggressioni, intimidazioni nello svolgimento delle proprie funzioni per affermare prima di tutto il rispetto delle regole» affermano nell’incipit della missiva rispettivamente Enzo Bianco, Sindaco di Catania, Guido Castelli, Sindaco di Ascoli Piceno, Antonio Decaro, Sindaco di Bari, Umberto Di Primio, Sindaco di Chieti, Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calabria, Daniele Manca, Sindaco di Imola,Paolo Perrone, Sindaco di Lecce, Roberto Scanagatti, Sindaco di Monza, Bruno Valentini, Sindaco di Siena. Nel corpo della lettera il punto su cui si focalizza l’attenzione del lettore è ovviamente la parte centrale che recita: «Ovviamente di fronte a comportamenti penalmente rilevanti e a decisioni della Magistratura nelle sedi proprie, è doveroso che si punisca chi ha usato il suo mandato per interessi personali.Troppe volte, però, vicende giudiziarie che riguardano Comuni italiani diventano oggetto di scontro politico indipendentemente e ben al di là dell’oggetto dell’indagine.Il tutto mentre amministrare le nostre città è diventato un compito davvero gravoso. Non solo per le risorse finanziarie decurtate negli anni in modo assai più pesante delle altre articolazioni della Repubblica, ma soprattutto perché alla responsabilità affidataci con l’elezione diretta non segue un’autonomia politica vera, una capacità di azione, la possibilità di avere risorse umane sempre adeguate, la possibilità di dare risposte alle domande dei cittadini in un quadro di regole certe. Siamo donne e uomini che si muovono nella frontiera dell’innovazione, della lotta per la legalità, del sostegno allo sviluppo e al lavoro, per affermare i principi di equità sociale. Queste ed altre vicende ed il clamore conseguente rischiano di intaccare o peggio di togliere quella forza che ci spinge ogni giorno che è lo straordinario del nostro impegno politico di essere sindaci, Istituzioni vitale della nostra democrazia». La dettagliata epistola termina con un appello rivolto al Presidente della Repubblica, agli organi di Stato ed al Governo a far si che la figura del Sindaco resti un punto di riferimento per i cittadini come garante primario della democrazia sul territorio.

Proseguono gli scontri riguardo all’approvazione del ddl Cirinnà ed a parlare è sempre il Premier che sempre a ‘Porta a Porta‘ afferma: «L’atteggiamento negativo di parte della gerarchia e di parte del mondo cattolico era ovviamente atteso. Io sono cattolico ma faccio politica da laico: ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo. Ma ho rispetto di tutti e conoscendo il mio mondo sapevo che le polemiche ci sarebbero state. E’ assolutamente rispettabile che ci sia chi non è d’accordo».

Arriva l’ok del Senato al ddl sulla Scuola grazie anche all’appoggio dei voti, oramai cuscinetto, di Ala, partito guidato dall’ex berlusconiano Denis Verdini che con i suoi venti senatori ha contribuito al passaggio del pacchetto di norme.

 

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