domenica, Giugno 13

Più indipendenza agli indigeni contro il narcotraffico field_506ffb1d3dbe2

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Indigeni narcotraffico

San Paolo – La storia recente e ancora travagliata dell’America Latina, così come quella di altri continenti che appartengono a quello che si usava chiamare Terzo Mondo, è dominata dalla lotta per lo sfruttamento delle risorse naturali. Una trama che vede intrecciarsi, in modo spesso indistricabile, criminalità organizzata, corruzione, mancata tutela dell’ambiente e scarso riconoscimento dei diritti dei gruppi indigeni, con questi ultimi esposti a pagare il prezzo più alto di politiche errate. Da tutte queste piaghe e dalla loro necessaria soluzione passa lo sviluppo, inteso in senso più ampio di quello economico e politico, dell’intera regione.

Ma se l’interconnessione dei problemi rende più complicato il loro approccio, è anche vero che la soluzione di uno di essi può avere l’effetto di incidere positivamente sugli altri. È quanto sembrano sostenere i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’Organizzazione no profit PRISMA (Programma di ricerca per l’ambiente e lo sviluppo), con base a El Salvador. Secondo gli studiosi, le comunità indigene che risiedono in America Centrale e in Messico hanno rappresentato un vero e proprio scudo contro le pratiche illegali che imperversano nelle fitte foreste pluviali della zona. In pratica, la tesi della ricerca è che garantendo loro maggiori diritti sulle terre dove risiedono, si crei un valido deterrente sociale che aiuta a combattere il crimine organizzato.

Le gravi conseguenze dell’insufficiente tutela accordata ai gruppi indigeni sono sotto gli occhi di tutti, ma una scarsa copertura mediatica e l’indifferenza delle autorità continuano ad alimentare la cappa di silenzio che circonda la vita di queste comunità. La storia esemplare di una di queste, una tribù di Wounaan che vive nelle foreste vicino alla Città di Panama, Capitale del piccolo Stato che dà il nome al Canale che taglia l’istmo, è stata recentemente oggetto di un breve documentario. Intitolato La Trocha e prodotto dagli stessi indigeni, il filmato richiama in modo drammatico l’attenzione sulla difficile situazione in cui si trova la tribù panamense.

I Wounaan -come altri indigeni in Messico, Colombia, Honduras e Costa Rica- hanno la sfortuna di trovarsi vicini alla bocca dell’inferno, in quello stretto passaggio che raccoglie a imbuto la maggior parte dei traffici di droga provenienti dal Sudamerica (Colombia in primis) e diretti negli Stati Uniti e in Canada. Proprio qui, negli ultimi cinque anni, si è aperta una nuova rotta per il transito di merci illegali. Una decina di anni fa, la potente offensiva del Governo colombiano di Álvaro Uribe nei confronti delle FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) hanno inflitto un duro colpo ai ribelli marxisti, ma il conflitto ha causato un alto numero di profughi, tra cui i Wounaan, che hanno dovuto allontanarsi dalle loro dimore ancestrali, le quali rivestono un alto significato nella loro cultura.

A Panama e nelle zone calde presso il confine colombiano, la minaccia del narcotraffico non si limita al transito delle merci illegali e al richiamo per i più giovani degli stupefacenti e dell’attività criminale. I villaggi devono affrontare un pericolo ancora più grave, rappresentato dal disboscamento da parte dei taglialegna illegali e dall’ampliarsi dei terreni abusivi dedicati all’allevamento, che stanno consumando le foreste che li ospitano. Queste attività vengono svolte su ordine delle stesse organizzazioni criminali che trafficano in stupefacenti, una sorta di network aziendale complementare che permette di riciclare il denaro sporco proveniente dalla vendita di marijuana, cocaina e via dicendo. Uno dei registi del documentario, intervistato da Mongabay, ha sottolineato come la deforestazione ‘porti con sé un susseguirsi di impatti negativi relazionati, come la contaminazione e l’essiccazione dei fiumi, la perdita di piante medicinali e delle altre risorse basate sulla foresta’ Di fronte a questi soprusi, le vie legali non sembrano dare alcun frutto. I boscaioli operano apparentemente indisturbati, e il Governo di Panama non è in grado, o non è capace, di offrire le tutele necessarie. Così, gli abitanti dei villaggi tendono, come prevedibile, a farsi giustizia da sé.

Nel documentario si racconta attraverso alcune testimonianze l’ultimo triste episodio, accaduto due anni fa. Imbattutisi in un gruppo di operai che stavano disboscando i loro territori, alcuni Wounaan hanno contattato le autorità di Panama, chiedendo un intervento che non è mai arrivato. Di qui la decisione di dare fuoco a uno dei trattori dei taglialegna, e lo scoppio di un conflitto a fuoco che ha lasciato sul posto un uomo per parte. La vittima indigena era Aquilo Puchicama, il Capo del villaggio.

Nonostante il Governo di Ricardo Martinelli abbia concesso ad alcune comunità la proprietà delle terre, il percorso rimane lungo e irto di ostacoli. Rimangono numerose perplessità riguardo all’efficacia della misura, che deve dimostrare di essere in grado di tutelare i diritti sulla terra dei Wounaan in modo concreto. Ma, come suggerisce lo studio del PRISMA, proprio i Wounaan potrebbero essere i migliori alleati del Governo per contrastare l’illegalità e il prosciugamento delle risorse naturali. Una ricerca dell’ONU-REDD, l’Agenzia che si occupa di combattere la deforestazione e il degrado ambientale, ha calcolato che i danni derivati dalla perdita di foreste ammontano a ben 3700 milioni di dollari, influendo su numerosi settori produttivi, trascendendo la dimensione puramente ecologica dell’impatto. Panama avrebbe dunque un incentivo maggiore a rivalutare il ruolo delle tribù indigene nel contesto della lotta al narcotraffico e al disboscamento.

Come segnala il PRISMA, le tribù agiscono come dei veri e propri guardiani della foresta, segnalando chi entra in modo abusivo nelle loro terre, e fungendo da deterrente a eventuali invasioni. Naturalmente, questo ruolo è garantito solo nei casi in cui il controllo del territorio sia garantito dagli Stati in questione. Maggiore è l’indipendenza, maggiore la capacità di agire con efficacia di fronte alle minacce esterne. Non è un caso che quelle tribù che detengono maggiori diritti sul territorio siano anche quelle che hanno meglio resistito all’avanzata dei trafficanti.

È senz’altro positivo che i Governi stiano, almeno parzialmente, raccogliendo i suggerimenti di chi spinge verso un cambio di policy nel contrastare la violenza del narcotraffico in Centroamerica. Questo richiamo si inserisce nel dibattito, in corso da qualche anno, sull’opportunità di adottare una nuova strategia globale di lotta al commercio di stupefacenti, che da un approccio militare e repressivo si diriga verso la protezione della salute dei consumatori e la legalizzazione da parte dello Stato per togliere risorse e profitti ai Cartelli. Se garantire maggiore indipendenza e autonomia ai popoli indigeni non faciliterà direttamente questo processo, sarà comunque un valido deterrente di medio periodo, e una via per garantire maggiori diritti a chi, per lungo tempo, non ne ha avuto nessuno.

 

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